sabato, Maggio 8

Zuma: il 'non erede' di Mandela true

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Nelson Mandela ha lasciato questo mondo in uno dei momenti più difficili per il suo Paese e per il suo partito, l’African National Congress (ANC). Nel momento in cui il Sudafrica si prepara alle elezioni dell’aprile 2014 con un Presidente, Jacob Zuma  -al quale è toccato dare l’annuncio ufficiale della morte di Madiba-  completamente screditato, sia presso l’opinione pubblica sudafricana che sul palcoscenico mondiale, con un partito diviso e completamente privo di leadership, di figure in grado di raccogliere l’eredità del padre del nuovo Sudafrica.

Lo scorso 29 novembre, il colpo di grazia a quel che era rimasto di dubbi sulla figura di Zuma: ‘Mail and Guardian’ ha pubblicato un estratto di un  rapporto, redatto da uno dei più importanti istituti anti-corruzione del Sudafrica e ancora non pubblico, dal quale si ricava che il Presidente avrebbe utilizzato 20 milioni di dollari di fondi pubblici per ristrutturare la sua residenza privata, composta da venti alloggi per la polizia, due eliporti, una piscina e persino un ospedale privato. Pubblicazione che, ovviamente, ha scatenato l’ira di migliaia di sudafricani, i quali, attraverso una petizione online, chiedono l’impeachment del Presidente.

Di fatto, l’impresentabilità di Zuma non è nemmeno più una notizia, e non solo in Sudafrica, per quanto sia balzata all’attenzione internazionale, come ‘il caso Sudafrica’, solo dopo il 16 agosto 2012, quando, a Marikana, presso la miniera di platino della Lonmin -il Paese possiede due terzi delle riserve mondiali di platino e quota il 75% della produzione mondiale- le forze dell’ordine hanno sparato contro i minatori in sciopero e ne hanno ammazzati 34. Da allora è stato un crescendo di tensione che, non solo ha messo in crisi l’intero settore minerario del Paese -che vale il 6% del PIL, e dopo le miniere di platino, dalle quali era iniziata l’ondata di scioperi, anche quelle dell’oro si sono fermate, riducendo del 40% la capacità produttiva di oro del Paese, quinto produttore mondiale-, e ha fatto scoppiare quella che un sindacalista dei minatori della Anglo American Platinum (Amplats) ha affermato esserel’inizio della guerra’, ma ha di fatto scoperchiato il pentolone Zuma, o meglio, ha fatto esplodere il caso Zuma.Org, avendo, il Presidente Zuma, con la sua famiglia, ha una fitta rete di interessi nelle attività economiche nell’occhio del ciclone delle proteste dell’estate 2012.  

Questo intreccio di interessi nasce qualche anno prima della sua ascesa al potere e si materializza attraverso una miriade di fondazioni e associazioni caritatevoli gestite dal Presidente, dalle sue moglie (sei, essendo Zuma dichiaratamente poligamo) e da parenti vari, un network noto come la Zuma.Org.

Oggetto della Zuma.Org è la collaborazione tra l’associazionismo non profit e il mondo imprenditoriale per migliorare le condizioni delle fasce più deboli della popolazione.

Le multinazionali locali e straniere che operano nel Paese, attraverso donazioni a queste fondazioni, contribuirebbero allo sviluppo delle comunità in cui operano, guadagnandosi in cambio l’immagine di aziende etiche e socialmente responsabili. Le fondazioni hanno il compito di gestire le donazioni, di realizzare i progetti finanziati con tali donazioni, e di fare continuamente fundraising con l’obiettivo di convincere il maggior numero possibile di aziende a realizzare attività etiche e socialmente utili.

Questa è la facciata, dietro si nasconderebbe il clientelismo e la corruzione. La Zuma.Org, secondo varie inchieste condotte dai mass media sudafricani   -primo tra tutti proprio il ‘Mail & Guardian’-, sarebbe una complessa struttura semi mafiosa volta a rimpinguare le casse della famiglia Zuma.

In cambio di significative ‘donazioni’, le multinazionali affiliate riceverebbero favori dal fisco, protezioni politiche e un trattamento privilegiato che garantirebbe loro lucrosi affari, non ultime una serie di agevolazioni nell’aggiudicarsi importanti gare d’appalto pubbliche.

Il tutto sarebbe gestito con la complicità della classe dirigente della coalizione di Governo  -formata oltre che dall’African National Congress (ANC), dal partito comunista sudafricano, il South African Communist Party (SACP), e dalla federazione sindacale Congress of South African Trade Unions (COSATU)-, attraverso un sistema clientelare perfettamente istituzionalizzato.

La Zuma.Org sarebbe, dunque, una ben oliata macchina per far soldi al servizio della famiglia Zuma e di alcuni vertici dei partiti di Governo e del Sindacato, che spolpa l’osso delle risorse pubbliche.

Il network sta generando sempre nuove alleanze e complicità, e però sempre più deve spendere energie e fondi per coprirle e per risolvere i problemi che originano.

La posizione del Presidente é divenuta insostenibile proprio dopo i fatti di Marikana. L’inchiesta sul massacro fatta aprire Zuma è apparsa subito come non credibile, e non solo perché uno dei figli, Duduzane Zuma,  è azionista della compagnia mineraria Sishen, e uno dei nipoti, Khulubuse Zuma, della Aurora Mining, ma anche e soprattutto per il sistema clientelare che la Zuma.Org esprime ed è ben conosciuto all’opinione pubblica nazionale.

Il ‘Mail & Guardian’ lo aveva scritto già il 16 agosto 2012: “Questi sono chiari segnali che la democrazia sudafricana é messa a rischio dalla famiglia presidenziale, che usa il suo potere e le sue connessioni per crearsi un impero”.

 

Sono otto le fondazioni controllate dal Presidente Zuma e dalla sua famiglia.

The Jacob Zuma RDP Education Trust, nata nel 1995 e registrata nel 2000, questa fondazione é la capostipite della Zuma.Org. La sua struttura e il suo modus operandi è stato meticolosamente replicato dalle successive fondazioni.

Friends of Jacob Zuma Trust, è stata registrata nel 2005. La fondazione aveva come principale obiettivo la raccolta fondi per sostenere le spese legali di Jacob Zuma coinvolto, al tempo, in due processi, il primo per stupro e il secondo per vendita illecita di armi.

Jacob Zuma Fondation, registrata nel 2008 e ufficialmente lanciata nel 2010, é finanziata per lo più dalle multinazionali minerarie.

Bongi Ngema-Zuma Foundation, registrata nel 2010 e diretta dalla sesta moglie del Presidente (Gloria Bongekile Ngema), questa fondazione si occupa dei malati di diabete e di progetti sanitari nella provincia natale di Zuma, il KwaZulu-Natal.

Masibambisane Rural Development Intiative, è stata registrata nel 2011, si occupa della promozione agricola a favore dei contadini poveri.

MaNtuli-Zuma Foundation, registrata nel 2011, la fondazione é gestita dalla quarta moglie di Zuma (Nompumelelo Ntuli) e si occupa della promozione dello sviluppo sociale.

Thobeka Madiba-Zuma Foundation, registrata nel 2011, è la fondazione gestita dalla quinta moglie di Zuma (Thobeka Stacie Madiba).

Zodwa Khoza Foundation è stata fondata da una delle ex amanti del Presidente, non é stata ancora registrata ma é già attiva nel fundraising.

Queste otto fondazioni hanno molti tratti tra loro comuni e sono finanziate esclusivamente da imprenditori, sudafricani o internazionali, che staccano assegni milionari curiosamente sempre con cifre tonde e non inferiori ad 1 milione di Rand -poco meno di 100mila Euro. La loro gestione amministrativa è estremamente opaca. Sono tutte legate alla fondazione-madre, la The Jacob Zuma RDP Education Trust.

I finanziatori di questo network non profit sono selezionati tra le migliori compagnie sudafricane, tra le quali spiccano le più importanti multinazionali minerarie, la African Rainbow Minerals, del magnate Patrice Motsepe, De Beers e Harmony Gold. La Anglo Americans, che ha assorbito la De Beers, ha promesso di continuare i finanziamenti, mantenendo così inalterati i rapporti della famiglia De Beers con la Zuma.Org. Tra gli altri illustri finanziatori: la casa editrice specializzata in testi scolastici e universitari EduSolutions e la casa farmaceutica produttrice di antivirali Cipla Medpro.

Jonathan Erasmus, giornalista investigativo del quotidiano ‘Mail&Guardians’ nutre il sospetto che la proliferazione delle fondazioni create dalla famiglia Zuma sia uno stratagemma per differenziare le donazioni evitando di concentrare il giro d’affari in un’unica associazione caritatevole, quella di Zuma. Il quotidiano evidenzia una coincidenza: le multinazionali che finanziano la Zuma.Org sono le stesse che si aggiudicano le migliori gare d’appalto statali. La EduSolutions, per esempio, ha il monopolio della distribuzione di libri di testo per le scuole elementari, medie e superiori in quattro provincie -Mpumalanga, Limpopo, KwaZulu-Natak e Gauteng-. L’accordo stipulato con il Ministero dell’Educazione genera un giro d’affari annuale pari a 1 miliardo di Rand -oltre 87 milioni di Euro.

L’utilizzo dei fondi raccolti, poi, sembrerebbe teso, più che a soccorrere i più deboli, ad aumentare la popolarità del Presidente Zuma, che tra gli scandali sessuali di ieri e i massacri dei minatori di oggi ha raggiunto il punto più basso della sua carriera politica.

La Masibambisane Rural Development Initiative ha, per esempio, donato decine di moderni trattori ai contadini della Provincia del Eastern Cape, area del Paese tendenzialmente ostile a Jacob Zuma. Questa donazione, che ufficialmente ha lo scopo di aumentare la produttività dei piccoli agricoltori e migliorare la sicurezza alimentare dell’area, avrebbe finanziato -e a farlo sarebbe lo Stato- la Zuma.Org. A rivelarlo è stato un funzionario del dipartimento agricolo. Secondo la sua testimonianza, riportata dai mass media sudafricani, il Ministro dell’Agricoltura, Tina Joemat-Pettersson, avrebbe deliberatamente dirottato 100 milioni di Rand dal Programma nazionale ‘Zero Hunger’ per finanziare l’acquisto dei trattori del progetto della fondazione Masibambisane.

La famiglia Zuma beneficia del suo ruolo all’interno dello Stato anche in altri modi. La Telkom -telefonia fissa, mobile ed internet provider-, società  che vede lo Stato socio di maggioranza, nel 2011 ha fatto una donazione di un milione di Rand  alla Jacob Zuma Foundation.

Anche la sparuta minoranza dei ricchi neri  deve pagare il tributo. Patrice Tlhopane Motsepe -il più ricco imprenditore nero nato nel ’62 a Soweto e padrone della Anglovaal Mining– é il più generoso filantropo dei novi ricchi neri.  Motsepe ha donato 10 milioni di Rand alla Jacob Zuma Foundation nell’ottobre 2010.  Il ricco imprenditore non dimentica neppure la Nelson Mandela Foundation -modesta in rapporto alla Zuma.Org, ma pur sempre funzionale-, 3 milioni di Rand, un regalo per il novantesimo anniversario di Nelson Mandela.

Nel pieno rispetto delle minoranze etniche, anche la comunità indiana rende omaggio alla Zuma.Org. Iqbal Survé, influente imprenditore sudafricano e fondatore della Sekunajalo Group -industria multisettoriale: farmaceutica, marittima, finanziaira, IT e Telecomunicazioni- per entrare nell’albo d’oro dei filantropi di Zuma ha dovuto versare svariati milioni di Rand. 

Iqbal é stato l’unico finanziatore di Zuma a pagare cara la propria generosità: nel gennaio 2012 si era aggiudicato un bando del valore di 800 milioni di Rand per ripulire le acque costiere del Sudafrica, dopo aver sbandierato ai mille venti l’ennesima donazione milionaria alla Zuma.Org. Iqbal è stato costretto a rinunciare alla commessa per evidente conflitto di interesse. Avrebbe fatto meglio a prendere lezioni dal miliardario di Durban, Vivian Reddy, il patron della multinazionale Edison Power Electrical Group, che, filantropo appassionato ma discreto dei veterani di guerra del ANC, si é aggiudicato senza problemi  varie lucrose gare d’appalto statali.

Per finanziare le opere di bene tutto fa brodo. Anche il contestato miliardario nigeriano-americano Kase Lawal, padrone della multinazionale nigeriana Camac International, coinvolto nel traffico illegale di oro congolese.  Lawal é un generoso finanziatore della Zuma.Org, ricevendo in cambio vari contratti di esplorazione petrolifera.

Zuma proprio un anno fa era stato riconfermato per altri cinque anni alla guida dell’African National Congress, nei mesi successivi, lo scorso maggio, la crisi politica all’interno dell’African National Congress ha raggiunto proporzioni insostenibili che hanno spinto figure storiche della lotta di liberazione, come il Arcivescovo Desmond Tutu a dissociarsi dal Governo di Jacob Zuma, dichiarando che non voterà più ANC. Ora, a rendere ancora più drammatici i prossimi mesi, fino al voto di aprile, si aggiunge la morte di Mandela. Un brutto presagio, forse, per il futuro di ANC.

 

 

[Per una ‘radiografia’ completa degli ‘affari’ del Presidente Jacob Zuma e delle sue fondazioni, è disponibile il saggio ‘Zuma.org‘ ] 

 

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