mercoledì, Giugno 23

Zoomafia, bestialità mafiose

0
1 2


Il profilo delle operazioni delittuose che restituisce il Rapporto spazia dal traffico di cuccioli, dall’allestimento dei combattimenti fra cani, alla macellazione clandestina così come sono clandestine alcune corse dei cavalli e ancora la pratica della pesca condotta con metodi illegali fino alla «Cupola del bestiame». Questa particolare denominazione serve ad indicare un complesso criminoso legato alla gestione degli allevamenti, alla falsificazione di documenti sanitari, al furto di animali e alla somministrazione di sostanze dopanti o proibite dalla legge. Per non menzionare il commercio di parti di animali, come l’avorio nel caso degli elefanti o di oggetti ricavati dalle ossa e dalle carcasse, si pensi alla pratica dell’imbalsamazione o addirittura a farmaci che contengono derivati di origine animale. Nessun animale sfugge alla zoomafia.

La multiforme declinazione delle azioni è il riflesso dell’architettura criminale, che si regge principalmente su tre assi, come spiega il Responsabile dell’Osservatorio Nazionale Zoomafia della LAV: “Si tratta di un triangolo la cui base è costituita dai guadagni che assicurano i traffici illeciti, un lato è formato dai limiti della normativa vigente, perché non si può pretendere di combattere i crimini associativi con norme pensate per combattere, al contrario, i reati più semplici. L’ultimo lato è composto proprio dalla corruzione e dalla capacità corruttive che le zoomafie hanno nei confronti di alcuni apparati della pubblica amministrazione. In modo particolare immagino gli organi preposti alla vigilanza, alcune associazioni di veterinari ovviamente si tratta di una minima parte. Sono pochissimi i professionisti corrotti, che offendono tra l’altro l’intera categoria, però è pur vero che esiste questo fenomeno corruttivo”. Un ulteriore elemento degno di una seria riflessione coinvolge il legislatore e, di conseguenza, le decisioni che vengono prese a livello politico per osteggiare la diffusione della pratica zoomafiosa.

Come conferma l’autore del Rapporto Zoomafia 2015, le norme in materia di sfruttamento organizzato degli animali ci sono già da diversi anni. Non siamo quindi di fronte all’ennesimo caso in cui la lentezza o gli opportunismi politici hanno precluso la possibilità di un dibattito consapevole e delle conseguenti decisioni responsabili, al contrario si è voluta riconoscere la gratuita malvagità insita nelle intenzioni e nelle azioni delle persone coinvolte al punto da classificare i reati di sfruttamento degli animali come delitti. Non solo, a partire dall’introduzione nel Codice Penale italiano del titolo IX bis che riguarda i delitti contro il sentimento degli animali, i casi di condanna di persone che facevano parte di un’organizzazione di stampo zoomafioso sono numericamente rilevanti dimostrando l’efficacia della norma vigente. A tal proposito il criminologo Ciro Troiano specifica: “Per quanto riguarda gli arresti, premesso che nel nostro Paese è possibile arrestare una persona che commette un delitto che prevede una pena maggiore o uguale ai 3 anni, la punizione massima prevista per i reati di sfruttamento degli animali è di 2 anni, nello specifico mi riferisco all’ipotesi di organizzazione di un combattimento fra cani e nella circostanza in cui un individuo viene colto in flagranza di reato alla presenza di minori o in altre situazioni particolari. Tuttavia, nel momento in cui si dimostra l’esistenza di un’associazione per delinquere i parametri cambiano parecchio. Per il semplice fatto che alcune persone si riuniscono e danno luogo ad un sodalizio per commettere crimini, per il semplice fatto di farne parte, a prescindere dal compimento di ulteriori reati, viene prevista la reclusione fino a 7 anni. Ovviamente, dimostrare in sede giudiziaria il vincolo di un’associazione a delinquere non è semplice. D’altro canto, i precedenti ci sono: io ricordo con orgoglio l’esperienza dell’operazione FOX. Capitanata dal Pubblico Ministero Giuseppe Bianco e nata da un’indagine sui reati di mafia, l’operazione si concluse con l’emanazione di 14 ordinanze di custodia cautelare contro altrettante persone con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata all’organizzazione di combattimenti fra cani, il 14 dicembre 2004. Queste persone furono le prime nella storia dell’ordinamento giuridico italiano ad essere arrestate per reati commessi contro gli animali. In seguito, molti altri arresti giustificati dalla medesimo reato furono, e lo sono tutt’ora, riconducibili alla tratta dei cuccioli, ad esempio”.

Nella recente edizione del Rapporto, si illustrano i dati relativi all’anno 2014 fra cui il numero dei procedimenti penali sopravvenuti nel 2014 per i reati a danno degli animali , sia a carico di ignoti che di noti, che ammonta a 5065. Per quanto riguarda il caso specifico dell’abbandono di animali, contenuto nell’articolo 727 del Codice Penale, si ha evidenza di 745 procedimenti ed un totale di 651 indagati, cifre la stessa LAV considera contraddittorie la realtà dei fatti in quanto ogni anno si stimano 100mila animali domestici, o che abbiano acquisito abitudini della cattività, abbandonati nel nostro Paese. Occorre precisare che i dati contenuti nel Rapporto sono quelli trasmessi dalle 104 Procure, pari ad oltre il 63% del totale, che hanno risposto alla richiesta della LAV in merito alle cifre riguardanti i procedimenti penali sopravvenuti nel 2014 e al corrispondente numero di indagati riguardanti particolari reati, fra cui: l’uccisione e il maltrattamento di animali, combattimenti e competizioni non autorizzate tra animali, l’abbandono e detenzione incompatibile e per la prima volta anche il reato di traffico illecito di animali da compagnia (legge 4 novembre 2010, n. 201).

In generale nel 2014 si è registrata una flessione dell’1,5% delle denunce di reati a danno degli animali rispetto all’anno precedente, tuttavia le cifre non sono ben chiare, la Procura di Brescia quest’anno non ha fornito le informazioni in suo possesso e, considerando il notevole peso specifico nella passata edizione, la media risulta falsata, così come sembra pressoché impossibile che nei distretti delle procure di Vibo Valentia, Latina, Ascoli Piceno e Aosta non si siano verificati casi di uccisione di animali.

Gli effetti della legge vigente sono comunque tangibili e mostrano una sorta di paradosso che coinvolge gli strumenti legislativi e l’attenzione che attirano i delitti zoomafiosi e i cosiddetti ecoreati. Il fenomeno della zoomafia, infatti, non gode di una rilevanza specifica nel dibattito ambientale ripreso dalla società civile ormai da qualche tempo, nonostante la politica abbia trovato i metodi giusti, anche se perfettibili, per combattere questo tipo di criminalità e quindi dimostrare il compimento del mandato originario dello Stato. Al contrario, gli ecoreati sono stati sulla bocca di tutti e fra le righe di numerose personalità pubbliche e si sono dovuti aspettare ben 25 anni prima di assistere all’approvazione di una legge in merito. Un’ulteriore chiarificazione si rintraccia nelle parole di Ciro Troiano, l’autore del Rapporto Zoomafia 2015, che afferma: “Il motivo è molto semplice, per quanto riguarda la tutela dell’ambiente erano previste le contravvenzioni e tale tipologia di reato è punita attraverso l’ammenda o l’arresto ma sono di lieve entità quindi nessuno, da un punto di vista strettamente legale, viene condotto in galera. I reati contro gli animali, invece, sono considerati delitti e come tali prevedono la reclusione, che se rientra nel limite dei 3 anni contempla l’ipotesi dell’arresto, mentre al di sopra di questa soglia non si parla di arresto da un punto di vista giuridico generale. Il problema nel caso della tutela dell’ambiente non era tanto la genericità della norma, quanto piuttosto che non era prevista all’interno del Codice Penale una normativa che individuasse i reati in esame sottoforma di delitti. La questione è importante perché di un delitto è punibile anche il solo tentativo o si può considerare l’aggravante dell’associazione a delinquere, è permesso il ricorso all’intercettazione telefonica e ad altre misure. La differenza quindi è molto importante. Inoltre, quando si parla di animali, in genere, l’approccio è spesso sdolcinato e superficiale, non è visto come un problema che, in alcuni contesti come quello zoocriminale, può essere un aspetto di ordine pubblico, di sicurezza pubblica e in alcuni contesti geografici addirittura di democrazia. Attraverso il controllo delle corse clandestine di cavalli, ad esempio, si blocca una strada, una tangenziale, addirittura un’autostrada e in quel momento si limitano le persone nella loro libertà individuale di usare le strutture pubbliche, del loro stesso movimento e si stanno violando di fatto delle regole costituzionali. Questa è la zoomafia”.

La zoomafia è lo sfruttamento degli animali talmente sistematico che si ritorce anche sull’uomo, senza nemmeno che ce ne accorgiamo. Nessun animale può sfuggire alla furia umana, nemmeno gli uomini.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->