sabato, Maggio 15

Zoomafia, bestialità mafiose

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Nessun animale può sfuggire alla furia e alla malvagità dell’essere vivente che spesso agisce contro la sua stessa natura: l’uomo. Il radicato egoismo che guida le azione dell’essere umano ha un forte impatto sulla vita del mondo animale spingendolo ad escogitare metodi perversi per trarre un profitto economico dalla violazione dell’esistenza delle infinite specie faunistiche. La sussistenza del fenomeno della zoomafia dimostra come la presupposta intelligenza umana sia spesso e volentieri fallace.

Si è trattato ampiamente della questione ambientale, tuttavia nel dibattito pubblico che negli ultimi tempi si è rinvigorito e slegato da un pregiudizio buonista il tema dei crimini contro gli animali non ha ancora guadagnato lo spazio che merita. Si è parlato quindi di ecoreati e della storica vittoria sul piano legislativo di qualche mese fa, del conseguente fenomeno dell’ecomafia e delle opportunità della green economy, ma fino all’anno corrente la denuncia dello sfruttamento degli animali era per lo più identificato con le proteste dai contorni scenografici contro l’utilizzo delle pellicce. Al contrario, la crudeltà e la tracotanza degli uomini va ben oltre l’uccisione di esseri viventi per quello che può sembrare ad alcuni solo un vezzo modaiolo. Il sottobosco criminale in cui si è sviluppata la zoomafia si compone di scenari ben più inquietanti di quanto si possa pensare.

Alla stregua di quello che accade per la difesa dell’ambiente, anche la convinzione che gli animali siano soggetti assegnatari di diritti da tutelare ha ispirato la nascita di numerose associazioni continuamente impegnate nell’informazione dell’opinione pubblica e nella battaglia per la protezione, anche dal punto di vista legislativo, delle specie animali. L’ultimo clamoroso esempio in ordine cronologico è rappresentato dalla discussione condotta a livello globale, attraverso i social network, riguardo l’uccisione del leone Cecil, simbolo dello Zimbawe, da parte di un ricco dentista nordamericano che ha riesumato argomenti ormai dimenticati come la conservazione della specie e il diverso grado di empatia che gli animali ci ispirano.

In Italia troviamo numerose organizzazioni che hanno a cuore i diritti di tutte le straordinarie forme in cui si manifesta la natura, ma spesso si occupano sia della tutela della fauna che della flora, la Lega Anti Vivisezione (LAV), invece, è nota nel panorama associazionista italiano per la canalizzazione di tutte le sue risorse nell’obiettivo della protezione animale. Dallo statuto dell’organizzazione nata nel 1977 emerge con forza questa peculiare dedizione che si riflette nelle attività che conduce e nelle campagne di sensibilizzazione e di informazione che promuove. Alla Lega Anti Vivisezione, inoltre, viene riconosciuto il merito di affermare esplicitamente l’esistenza di crimini zoomafiosi e di promuoverne l’eliminazione, come si legge fra le righe di descrizione degli scopi associativi: «La LAV ha per fine la Liberazione animale, l’affermazione dei diritti degli animali non umani e la loro protezione, la lotta alla zoomafia e la difesa dell’ambiente.»

Come ulteriore prova dell’impegno concreto nella battaglia contro questa specifica tipologia di criminalità, la LAV è fautrice del ‘Rapporto Zoomafia’, redatto a cadenza annuale, nel quale si propone una sintesi dei reati commessi nei 12 mesi precedenti a danno degli animali e un’approfondita descrizione delle svariate forme in cui la violazione degli esseri viventi ha il coraggio di manifestarsi. È importante prestare attenzione al contenuto del documento, in quanto spesso si dimentica che lo sfruttamento e gli altri crimini commessi contro il mondo animale non solo sono deplorevoli e vergognosi in sé, ma nascondono risvolti rilevanti nella vita quotidiana e comunitaria dei cittadini. Un esempio? La sicurezza alimentare oppure la limitazione della libertà individuale, per citare un ulteriore aspetto.

Il 28 luglio scorso è stata presentata la sedicesima edizione del Rapporto, noto come Rapporto Zoomafia 2015 “delinquenti, trafficanti, affaristi e crimini contro gli animali”, a firma di Ciro Troiano, criminologo e responsabile dell’Osservatorio Nazionale Zoomafia della LAV, che interviene per chiarire i criteri con cui si viene ad indicare un reato di natura zoomafiosa: “Si intendono quelle forme di maltrattamento organizzate di animali, ovvero quelle forme di criminose che necessitano della presenza di gruppi o perlomeno il concorso di più persone per essere portate a termine. Sono per lo più crimini contro gli animali con alta valenza economica, qualsiasi business zoomafioso, infatti, è caratterizzato da un’illiceità dal punto di vista economico. La differenza che si evidenzia rispetto il maltrattamento di animali in genere, ovvero quello commesso da una persona sola, risiede soprattutto negli aspetti e nelle implicazioni criminali complesse che costituiscono quindi i reati zoomafiosi. Parliamo di veri e propri reati associativi, basti pensare al traffico di cuccioli dove queste organizzazioni hanno bisogno di strutture, di mezzi e di buona capacità di intrattenere rapporti corruttivi con apparati corrotti della pubblica amministrazione”.

Emerge quindi un primo elemento stucchevole: anche in questo caso la corruzione è il mezzo che rende possibile la costruzione di una rete di persone con l’unico obiettivo di creare un business sulla pelle degli animali. Il concetto di business comporta un insieme di elementi che coinvolgono strutture, personalità e professionisti a più livelli, si comprende quindi una struttura organizzata, meticolosa e attenta di individui con ruoli diversi, compiti diversi, la colpevole convivenza di organi più o meno autorevoli e guadagni comparabili con i volumi generati dalle più tradizionali transazioni mafiose. Un universo quindi silenzioso ma che pervade la società italiana, organizzato e altamente duttile, capace di adattarsi ai continui cambiamenti degli assetti economici ricavarne grandi ricchezze.

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