mercoledì, Ottobre 20

Zone Economiche Speciali: croce o delizia?

0
1 2


Ma perché il nostro Paese non affronta con determinazione la questione se e dove costituire o meno una Zes? E’ vero che queste aree introducono agevolazioni e incentivi fiscali, ma non eliminano, in Italia, i due fattori cruciali che scoraggiano gli investimenti, cioè il peso della burocrazia e l’incertezza della giustizia.

La creazione di queste aree speciali è sottoposta ad un rigido meccanismo comunitario che tende ad accertare, come riporta Achille Coppola che gli incentivi previsti dalla Free Zone non siano assimilabili ad aiuti di Stato (proibiti dalla legislazione Comunitaria) e ci siano veramente quelle condizioni necessarie per poter richiedere la nascita della Zes e cioè che quel territorio o zona sia in una condizione di forte disagio economico ed occupazionale. Il tutto deve essere preceduto da una Legge nazionale che ne preveda la costituzione su proposta di un Ente locale, ma anche di un singolo cittadino o di una persona giuridica”.

Che le Zes siano degli acceleratori economici i quali, nonostante tutto, permettono di polarizzare investimenti, è la ferma opinione di Dario Scalella, Presidente, Amministratore e Socio di K4A SpA (Costruzioni Aereonautiche), Presidente e Amministratore delegato di Chain Scarl (Campania Helicopter and Airplane Industry Network), Membro del Board della Jiangxi deli Helicopter Industrial Joint Venture (JV) in Cina.

Le Zes secondo Dario Scalella, che si definisce da sempre un fan di queste aree, “rappresentano uno strumento di politica commerciale per sanare in parte il gap che esiste tra Nord e Sud dello Stivale, a patto che le agevolazioni non siano ‘fisse’, ma studiate ad hoc per ogni area in modo che le imprese facciano rete creando cosi un indotto. Insomma possono essere uno strumento che crea valore aggiunto, se gestito in maniera adeguata e intelligente. Nell’Unione europea un esempio di eccellenza può essere considerata l’Irlanda, tanto è vero che nel 2012 una delegazione cinese ha scelto soltanto l’Irlanda come unica tappa nell’area comunitaria proprio per visitare la prima ‘zona franca industriale di esportazione’ realizzata al mondo, ossia la Shannon Free Trade Zone, istituita nel 1959, la quale successivamente alla prima visita di un leader cinese, nel 1980, è servita da modello per il successo delle zone economiche speciali nella Cina meridionale”. Le Free Zone cinesi rappresentano oggi, dunque, un esempio di eccellenza a livello globale e fungono da riferimento e spunto per tutti quei Paesi che intendono realizzarle nel loro interno.

Un altro esempio di eccellenza è senz’altro l’esperienza delle Zes in Polonia, dove esistono 14 Zone Economiche Speciali istituite nel 1994. Sono delle aree non abitate, circoscritte dal territorio polacco, destinate all’esercizio di attività economiche a condizioni speciali. Gli imprenditori che vi insediano la loro azienda possono beneficiare di aiuti pubblici. Tutte le Zes saranno attive sino al 31 dicembre 2026 in base a quanto stabilito dalla Legge di Stabilità che il Governo polacco ha varato di recente. Obiettivo primario di queste zone è quello di accelerare lo sviluppo economico del territorio, creando nuovi posti di lavoro.

Modelli di Zes in Europa sono anche a Madeira e in Madeira, anche se numerose Free Trade Zone in realtà hanno caratteristiche analoghe alle Zes.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->