venerdì, Maggio 14

Zone Economiche Speciali: croce o delizia?

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Hanno la capacità di attrarre investimenti esteri, creano posti di lavoro, fanno aumentare la competitività tra le aziende, portano ad uno scambio di nuova tecnologia e know how; insomma stimolano e producono sviluppo economico e sociale nei territori che le ospitano.

Se ne contano 2.700 in giro per il mondo, nei Paesi dell’Unione Europea ce ne sono circa settanta già operative. Parliamo delle Zes – Zone Economiche Speciali – paragonabili alle zone franche, ma molto più vantaggiose. In pratica una Zona Economica Speciale è un’area all’interno di un Paese in cui sono adottate normative di favore finanziarie ed economiche con l’obiettivo di attrarre investitori stranieri che potrebbero essere interessati a fare affari in una zona dove è possibile usufruire di agevolazioni fiscali, economiche e finanziarie. Alcuni strumenti di politica commerciale, ad esempio i dazi, vengono eliminati insieme ad altre imposte, come la sospensione e il taglio dell’Iva, la riduzione o l’azzeramento delle imposte sui redditi (Irap e Ires) e delle imposte sulla proprietà e si riducono i requisiti burocratici necessari per fare impresa.

Non dimentichiamo che dal 1991, in Italia esiste una società, Simest (Società Italiana per le Imprese all’Estero), controllata da Cassa Depositi e Prestiti e partecipata da banche private, per favorire le Zes all’estero e gli interessi delle imprese italiane.

“L’idea alla base di una Zona Economica Speciale è quindi quella di stimolare una rapida crescita economica attirando investitori esteri, attingendo risorse provenienti da altri Paesi”, sostiene Achille Coppola, Segretario del Consiglio nazionale dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. “L’Italia ha un enorme potenziale di attrazione, basti pensare alle grandi conoscenze e competenze tecniche in alcuni settori di alta qualità, dove si potrebbero sviluppare interessanti e proficue collaborazioni con partner stranieri attratti nelle Zes; altro potenziale è relativo alla sua posizione geografica che potrebbe rendere l’Italia un centro logistico per i traffici del Mediterraneo. Il Mare Nostrum, infatti, si configura come una piazza mercantile non solo verso l’Europa, ma anche verso l’Africa, continente dal potenziale sviluppo commerciale dove anche la Cina sta volgendo i propri interessi. L’Italia potrebbe rappresentare un centro di attrazione per la copertura di due continenti Europa ed Africa con la necessità, però, di importanti investimenti in infrastrutture”.

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