mercoledì, Luglio 28

Zingaretti, un'altra Watergate di noartri… field_506ffb1d3dbe2

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I film di spionaggio hanno sempre un loro pubblico affezionato; quando si passa dalla finzione alla realtà, poi, si allarga il ventaglio degli estimatori: lo spy-gossip è capace di trainare un vero e proprio popolo di tifosi. Si sarà sentito catapultato in un film di Sidney Pollack o in un romanzo di Ian Fleming il Governatore della Regione Lazio, Nicola Zingaretti allorché ieri è stata data notizia che sabato scorso era stata rinvenuta una microspia nella sala riunioni dell’Ente generalmente adibita a sue riunioni riservate. I particolari in cronaca: si trattava di una microspia di tipo artigianale, dice qualche giornale. Comunque funzionante, ma non attiva. Non era di un tipo in dotazione alle forze dell’Ordine.

Cercando su Google la notizia, però, scopro che una microspia Gsm è acquistabile on line a 89,99 euro. Insomma, spiare è ormai alla portata di tutte le tasche, anche con apparecchiature non costose ma non certo artigianali, come quelle che potrebbero essere state messe insieme con i pezzi dismessi raccolti in discarica e a cui si attaglierebbe la definizione ‘artigianale’.

Alcuni elementi emergono dagli articoli e attraggono l’attenzione. Il ritrovamento è avvenuto – si legge – ‘nel corso di una periodica verifica a tutela della privacy e della sicurezza degli uffici della Presidenza’. L’ambaradan, che era concepito per trasmettere al di fuori del palazzo ciò che avveniva e si diceva nella sala, si trovava inserito nel bracciolo di una poltrona: una posizione ideale per captare le ‘decisioni importanti’ (riprendo le parole del Governatore) di cui si parlava in quella sala.

Poiché, però, sono una sospettosa di professione, mi sono posta alcune domande. La prima, persino lapalissiana: ‘Cui prodest?’ Cioè chi può essere interessato alle famose ‘decisioni importanti’ di cui si discuteva in quella sala? Naturalmente, una ipotetica opposizione potrebbe avere tutto l’interesse a fruire della raccolta di elementi scottanti contro gli avversari politici.

Il Master in Intelligence and Security che mi ha così appassionato alla materia, però, mi ha abituata a pensarle proprio tutte. E mi colpisce l’ammissione che ci sia una ‘periodica verifica a tutela della privacy e della sicurezza degli uffici della Presidenza’. Chi la svolge? Le Forze dell’Ordine? Consulenti esterni? Cos’ha generato l’esigenza di replicarla periodicamente? C’erano stati già segnali, per Zingaretti ed il suo staff, di essere diventati, come si suol dire, un ‘obiettivo sensibile’?

Sempre da malfidata quale io sono, si potrebbe persino arrivare a pensare, qualora la bonifica avvenga ad opera di ditte esterne, ad un meccanismo simile a quello degli operai forestali in alcune aree depresse che, di giorno tutelano le aree boschive dai piromani e di notte lo diventano. Ovvero che il ritrovamento genera l’esigenza: mica si può continuare a fare verifiche periodiche a vanvera. Qualcosa deve pur trovarsi, pena la disaffezione della clientela all’acquisto del servizio. Se, invece, la scoperta è stata fatta dalle forze dell’Ordine, allora decade tutto questo arzigogolo e almeno un’ipotesi tramonta definitivamente.

Spulciando nel web, emerge che fu monitorata con microspie anche la predecessora di Zingaretti, Renata Polverini, ormai approdata al Senato, al riparo da tutte le polemiche su vari scogli che ne avevano fatto naufragare la Presidenza, dal caso sperperi Fiorito e C. e festini trimalcionici, fino ad un coinvolgimento in Affittopoli, per la locazione di favore al suo ex marito di un appartamento dell’ATER, ente delle case popolari, in posizione privilegiata, a San Saba.

L’episodio da barbe finte avvenne nell’aprile 2011 e si legge nella cronaca dell’epoca: ‘Una serie di videocamere e microspie sono state ritrovate negli uffici della Regione Lazio e del suo presidente Renata Polverini. Il ritrovamento fa seguito all’altro misterioso furto verificatosi a fine febbraio nella casa privata della stessa esponente del Pdl.’ La ex Presidente, nel commentare la scoperta di questo materiale illecito, aveva anche osservato che da mesi ci si domandava come potessero arrivare sui giornali o essere comunque diffuse a tempo di record notizie riservate sui decreti della Regione.

E c’era di più: ‘Curioso il fatto che nelle scorse settimane sia anche stato scoperto che ben 600 badge d’entrata negli edifici della regione non fossero riconducibili a nessuno, e che solo ora siano stati neutralizzati.’ Buffo, poi, che in quell’occasione, la solidarietà alla Polverini fosse espressa da Nicola Zingaretti, all’epoca Presidente della Provincia di Roma: ‘Intanto si registra la solidarietà “bipartisan” del Presidente della Provincia Nicola Zingaretti, evidentemente conscio che un “Watergate de noantri” prima o poi potrebbe toccare anche a lui. «Voglio esprimere la mia vicinanza alla presidente della Regione Lazio e rivolgere un appello alle istituzioni competenti affinché venga fatta al più presto piena luce sull’intera vicenda»

Dunque, c’è chi perde il pelo ma non il vizio? Chi vuole proiettare un nuovo ‘Watergate de noartri’?

Sentite chi, stavolta, si è fatto ambasciatore di solidarietà a Zingaretti: un altro ex Governatore, Francesco Storace, oggi capo dell’opposizione. Pesco la sua dichiarazione da quei ‘sovversivi’ de ‘Il Fatto Quotidiano’: ‘E il vicepresidente del Consiglio regionale, Francesco Storace afferma: “Mi ha colpito molto. Tra l’altro stamattina ho incontrato il presidente ed è evidente che sono cose che scuotono. Però, proprio perché non si sa chi ce le ha messe bisogna fare una verifica anche negli assessorati e in Consiglio regionale”. Il segretario nazionale de La Destra fu al centro anni fa del cosiddetto caso Laziogate, dal quale è uscito senza alcuna macchia giudiziaria: “Si partì con lo spionaggio – ricorda oggi – e si finì con l’assoluzione con formula piena per tutti. In questo caso hanno trovato le cimici e mancano le spie”. Alla domanda su chi possa avere interesse a spiare il presidente della Regione, l’ex governatore ha risposto con una battuta: “Il problema tanto lo risolverà Renzi, togliendo i poteri alle Regioni, così le microspie le sposteranno da un’altra parte…”.

In realtà, ha dato una versione edulcorata della cosa, che non fu del tutto chiarita. Nella mia memoria di elefantessa è ancora impresso il suo nome in codice, ‘Ciccio’ e il coinvolgimento di fantomatici ‘Qui, Quo e Qua’. Ricorre un nome vicinissimo all’ex Governatore Storace, poi incamminatosi altrove (ministro della Salute [Pubblica?])… ma l’assoluzione c’è stata, perché, secondo i giudici, fu addirittura vittima dell’altrui comportamento illecito.

Di chi, non si sa, visto che in appello tutti furono assolti, tranne una collaboratrice dello staff presidenziale, figura di secondo livello… Un vero mistero, visto che non poteva mica aver fatto tutto da sola!

 

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