lunedì, Aprile 12

Zimbabwe: un coccodrillo per Presidente Ememrson Mnangagwa assume la presidenza dello Zimbabwe; Gran Bretagna presente al giuramento

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Dopo che ieri, finalmente, aveva fatto ritorno nel Paese, oggi Ememrson Mnangagwa assume la presidenza dello Zimbabwe. L’ex vicepresidente dello Zimbabwe Mnangagwa, ha giurato come Presidente del Paese per sostituire Robert Mugabe, dimessosi martedì dopo che i militari avevano preso il potere. Il giuramento è avvenuto in un grande evento che si è tenuto, in clima di festa, nello stadio della capitale Harare, pieno per l’occasione.

Inizia il 24 novembre 2017 l’era del dopo-Mugabe.

Emmerson Mnangagwa è ufficialmente investito dal Parlamento della carica di Presidente ad interim dello Zimbabwe per i prossimi 90 giorni, in attesa che lo Zanu-Pf, il partito di Governo, il prossimo mese tenga il proprio congresso e definisca il suo candidato per le elezioni previste nel 2018.

«Oggi stiamo assistendo alla nascita di una nuova e piena democrazia nel Paese», ha dichiarato il 75enne ex vicepresidente al suo arrivo nella sede del partito al potere, lo Zanu-Pf, al rientro dal Sudafrica che aveva raggiunto dopo una fuga roccambolesca nelle ore successive alla sua destituzione da vicepresidente lo scorso 6 novembre.

Mnangagwa nel suo breve intervento si è concentrato sulla grave crisi economica che lo Zimbabwe sta attraversando e sulla necessità di creare nuovi posti di lavoro. L’economia, infatti, sarà probabilmente il primo più urgente e  grave problema che la sua presidenza dovrà affrontare. Ieri il Fondo Monetario si è pronunciato. La situazione economica dello Zimbabwe rimane molto difficile dal momento che la crescita sostenibile è minacciata da una elevata spesa pubblica, un insostenibile regime di cambi e riforme inadeguate, ha riferito alle agenzie internazionali un funzionario del Fondo monetario internazionale. «Un’azione immediata è fondamentale per ridurre il deficit a un livello sostenibile, accelerare le riforme strutturali e impegnarsi di nuovo con la comunità internazionale per accedere al necessario sostegno finanziario», spiega Gene Leon, capo missione dell’Fmi per lo Zimbabwe. Lo Zimbabwe era un tempo una delle economie più promettenti dell’Africa, ma è precipitato in decenni di declino quando l’ex Presidente Robert Mugabe ha perseguito politiche che includevano il violento sequestro delle fattorie commerciali di proprietà dei bianchi e la stampa di denaro che ha portato a un’iperinflazione.

Significativo il fatto che alla cerimonia di investitura, alla quale non era prevista la partecipazione di delegazioni dall’estero, ha presenziato invece il Ministro per gli Affari africani britannico, Rory Stewart. La Gran Bretagna ha giocato un ruolo molto importante nel percorso che ha condotto alla presidenza delcoccodrillo‘, e ora potrebbe giocare un ruolo ancora più determinante nell’influenzare il suo futuro da Presidente. Dunque, la prima presidenza del dopo-Mugabe, nasce sotto gli auspici delpadrinoGran Bretagna. Il Paese è praticamente da ricostruire, sia economicamente sia politicamente e nelle sue alleanze regionali e internazionali. Mnangagwa probabilmente potrà contare anche sugli Stati Uniti, che già nei mesi scorsi avevano dimostrato di preferirlo alla first lady Grace Mugabe, e sul nulla osta della Cina -grazie ai buoni uffici del capo della Forze Armate generale Constantino Chiwenga. L’Unione Africana, invece, non guarda favorevolmente questo cambio di regime. Fin da subito, vale a dire da quanto l’Esercito mandando i carri armati per le strade ha dichiarato di essere al lavoro per riportare la legalità nel Paese, l’Unione Africana ha bollato come colpo di Stato quanto stava accadendo e ha chiaramente espresso tutta la sua contrarietà all’operazione. Affermando che la crisi doveva essere risolta in modo da promuovere la democrazia e i diritti umani e lo sviluppo socio-economico dello Zimbabwe, il Presidente di turno dell’organizzazione, Alpha Condé, aveva dichiarato: «Non accetteremo mai un colpo di Stato militare. Insistiamo sul rispetto della Costituzione e sul ritorno alla regola costituzionale».
E gli zimbabwani ricambiano: all’indomani del golpe i social pullulavano di messaggi che invitavano l’Unione Africana a non intromettersi, temendo che l’organizzazione potesse lavorare per il ritorno di Mugabe. Come fa notare Liesl Louw-Vaudran, analisita ISS: «I cittadini dello Zimbabwe sapevano anche che l’UA ha una storia di sostegno a leader impopolari come Mugabe», per altro uomo UA.

L’Unione Africana è allineata con la gran parte dei più autorevoli osservatori africani, i quali guardano con molta diffidenza quanto accaduto in Zimbabwe, un cambio di regime, attraverso un colpo di Stato militare buffescamente mascherato che è stato di fatto un regolamento di conti tra opposte fazioni di potenti. Come scrive Peter Fabricius, sempre di ISS, «Dopo il colpo di scena ingegnosamente inventato, non sarà facile spremere il genio della democrazia», senza scordarsi che i due uomini forti dello Zimbabwe di oggi, Mnangagwa e Chiwenga, sono ancora tra i circa 200 individui ed entità sulla lista delle sanzioni degli Stati Uniti.

Il ruolo degli Stati Uniti sarà molto importante, bisognerà vedere cosa vuole ottenere la Gran Bretagna e come si posizionerà la Cina, ma ancora più importante, secondo gli analisti africano, saranno i creditori e i donatori internazionali, i quali dovrebbero subordinare il loro sostegno alla piena osservanza e attuazione della Costituzione per assicurare che le prossime elezioni siano veramente libere ed eque. Il punto sul quale permangono i dubbia sia dell’opposizione interna che degli osservatori internazionali.

 

 

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