martedì, Maggio 18

Zimbabwe: tu chiamalo, se vuoi, colpo di Stato Robert Mugabe pronto alle dimissioni, dopo 48 ore di quello che l'Esercito ha definito 'pulizia' dai criminali e non colpo di Stato

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Per gli autori non è un colpo Stato, e neanche per l’opposizione; per l’Unione Africana, invece, quello in atto in Zimbabwe, è un colpo di Stato; gli altri attori o tacciono o non lo nominano o lo definiscono genericamentecrisi’.

Il padre padrone del Paese, il 93enne Presidente Robert Mugabe, ‘confinatoa casa, ovvero, agli arresti domiciliari; la moglie, che nelle intenzioni del vecchio leader avrebbe dovuto essere il futuro Presidente, Grace Mugabe, fuggita in Namibia; 3 Ministri agli arresti; carri armati in strada nei pressi degli edifici governativi della capitale, Harare; la tv di Stato sotto il controllo dei militari.

Questo è il bilancio dell’azione messa in atto lo scorso 14 novembre dall’Esercito che, in 24 ore o poco più, ha completamente stravolto il futuro dello Zimbabwe e messo fine al record africano di Presidente in carica -37 anni- saldamente detenuto dal ‘vecchio leone’ Mugabe.

Fin dalle prime ore, l’Esercito aveva precisato che quello in atto non era un colpo di Stato ma, piuttosto la presa temporanea del controllo per colpire icriminalidell’entourage del Presidente.

I ‘criminalisarebbero gli esponenti del così detto G40, la corrente del partito al potere, il Zanu-Pf che cerca di espellere dal potere i veterani della guerra di indipendenza, tra i quali il vicepresidente Emmerson Mnangagwa, destituito all’inizio della scorsa settimana dall’incarico di vicepresidente per spianare la strada del potere alla first lady Grace Mugabe, l’uomo che starebbe dietro alle azioni dei militari.

Leader del G40: Grace Mugabe, e i tre Ministri arrestati, il titolare delle Finanze, Ignatius Chombo, quello dell’Educazione Superiore, Jonathan Moyo – considerato il cervello della fazione -, e quello delle opere pubbliche, nonché commissario politico dello Zanu-Pf, Saviour Kasukuwere. L’oggetto del contendere è, appunto, la successione di Robert Mugabe, contesa tra i G40, che puntavano su Grace Mugabe, i vertici militari e i veterani dell’indipendenza che puntano su Emmerson Mnangagwa; i primi sostenuti dalla Cina, i secondi sostenuti dagli Stati Uniti – sostegno, ovviamente, non esplicitamente dichiarato -.

Il generale Sibusiso B Moyo, attraverso la tv di Stato, spiegando quanto stava succedendo, ha detto che «Non appena le forze armate avranno concluso la ‘missione‘, la situazione tornerà alla normalità».

 

Il Dipartimento di Stato americano ha espresso preoccupazione per «l’intervento militare nel processo politico» dello Zimbabwe e fiducia che si trovi una soluzione «rapida» alla crisi politica nell’ambito costituzionale. Washington chiede a tutti i «leader dello Zimbabwe di esercitare la moderazione, rispettare lo stato di diritto, garantire i diritti costituzionalmente protetti di tutti i cittadini e risolvere velocemente le differenze per permettere un ritorno rapido alla normalità».

Il Sudafrica – Paese che garantisce la presidenza della Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe (Sadc)- ha inviato i propri ministri della Difesa e della Sicurezza nel Paese. I due inviati incontreranno il Presidente Mugabe e i vertici dell’Esercito, il Presidente sudafricano, Jacob Zuma, a nome del Sadc ha auspicato che l’intervento militare non conduca a un «cambiamento incostituzionale» del regime al potere.

Nel Paese, intanto, proprio martedì 14, il giorno dell’avvio dell’operazione dei militari, sarebbe tornato dal Sudafrica, dov’era fuggito la scorsa settimana dopo che Mugabe l’aveva rimosso dall’incarico, l’ex vicepresidente Emmerson Mnangagwa.

Scorsa settimana Mnangagwa si era fatto sentire dal Sudafrica per promettere ai suoi sostenitori che sarebbe tornatoper guidareil Paese; lunedì il capo delle forze armate, Constantino Chiwenga, aveva intimato al Presidente  -senza nominarlo- di fermare l’epurazione nel partito e nel Governo. «Se si tratterà di proteggere la nostra rivoluzione, l’Esercito non esiterà a intervenire», aveva detto. Martedì, l’avvio delle operazioni dei militari volte a farepuliziae a spianare, dunque, la strada alla presidenza di Mnangagwa.

Robert Mugabe sarebbe ora in procinto di dimettersi. I militari e gli ex combattenti sono tendenzialmente favorevoli a Mugabe, considerato il suo ruolo nelle guerre di liberazione degli anni ’70,  per tanto è possibile che, così come hanno voluto qualificare la loro azione come ‘missione’ volta a spazzare via i ‘criminali’ dell’enturage presidenziale, mai mettendo in dubbio – anzi, tentando di dimostrare di volerla proteggere -, la figura del Presidente, nello stesso modo, terminata l’operazione, non attacchino il vecchio leader, semplicemente lo mettano, destituito di ogni potere, sotto tutela.

Un segnale in questa direzione viene dall’influente associazione dei reduci dello Zimbabwe. L’associazione -che nel passato ha avuto un ruolo importante nel mantenimento di Mugabe al potere –  ha espresso il proprio sostegno alla presa del potere nel Paese da parte dell’esercito facendo appello per la rimozione del Presidente Robert Mugabe, guardando a una Presidenza di Mnangagwa.

Emmerson Mnangagwa, 75 anni, a lungo vicepresidente dello Zimbabwe, è il primo rivale della first lady Grace Mugabe nello scontro per la successione dell’anziano Presidente. Ha partecipato alla lotta di liberazione dello Zimbabwe ed ha sempre fatto parte del Governo, guidando anche i dicasteri della Difesa e la Sicurezza di Stato. Soprannominato il ‘coccodrillo’, è considerato un politico spietatoMnangagwa e i suoi uomini più vicini sono stati a lungo complici degli abusi più gravi di Mugabe, dai massacri di Matabeleland negli anni ’80 che hanno lasciato 20.000 morti, alla più recente ondata di aggressioni, rapimenti e assassini di critici e attivisti governativi. Il suo gruppo di riferimento ha interessi profondi nel mantenere il potere, avendo accumulato una considerevole ricchezza in fattorie, imprese e concessioni di diamanti.

E Mnangagwa, proprio per questo suo passato, ha tutto l’interesse a mantenere integra la figura di Mugabe e organizzare un passaggio di poteri quanto più ordinato possibile, cercando di far derubricare i fatti di questi giorni come unapuliziache si è resa necessaria per mettere in sicurezza il vecchio combattente e le conquiste di libertà e indipendenza del Paese.

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