lunedì, Maggio 10

Zimbabwe, quale futuro nel dopo-Mugabe? La possibilità di un Governo di unità nazionale che veda riunito il partito al potere, il Zanu-Pf, e l’opposizione sembra però alquanto improbabile

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A seguito del colpo di Stato condotto dal Generale Costantino Chiwenga martedì 15 novembre in reazione alla revoca da Vice Presidente del numero due del partito Zanu-Pf, Emmerson Mnangagwa, architettata dalla First Lady Grace Mugabe per assicurarsi la successione alla Presidenza, Robert Mugabe, dopo 38 anni di incontrastato potere, sta uscendo di scena.

Il ritorno di Emmerson Mnangagwa dal Sudafrica, dove si era rifugiato lunedì scorso per salvarsi la vita, è certo, e tale ritorno vorrà dire la presa del potere nel partito – il Zanu-Pf – e conseguentemente il controllo del Governo. Ma cosa succederà ora a Mugabe e al Paese?

Il Generale Chiwenga ha offerto nei giorni scorsi al Presidente la totale immunità per i crimini politici ed economici commessi e la promessa di non espropriare la famiglia, non saranno toccate le enormi proprietà, comprese quelle della moglie Grace Mugabe, nonostante la maggioranza di queste siano frutto della rapina delle risorse naturali e finanziarie del Paese. Bisognerà vedere se l’offerta resterà valida anche dopo che Mugabe non ha accettato – questa era la contropartita – di dare le dimissioni ieri, giorno ultimo prima che il partito, dopo averlo cacciato, iniziasse il procedimento di  impeachment.

L’opposizione guidata dal MDC-T (Movimento per il Cambiamento Democratico – Tsvangirai) sotto il comando del leader storico Morgan Tsvangirai spera che la richiesta di formare un Governo di unità nazionale sia accolta dalla giunta militare, che di fatto ora detiene il potere nel Paese. Questa richiesta sarebbe appoggiata dall’Unione Europea. Tsvangirai è ritornato immediatamente ad Harare dal Sudafrica dove era stato ricoverato per cure antitumorali.

La possibilità di un Governo di unità nazionale che veda riunito il partito al potere, il Zanu-Pf, e l’opposizione sembra però alquanto improbabile. Il Golpe è stato fatto all’interno del partito per fermare lo strapotere della first lady Grace Mugabe che, approfittando della malattia del marito, intendeva prendere il potere assoluto nel Paese. L’intervento dell’Esercito, sotto la regia del Generale Costantino Chiwenga, ha offerto la vittoria al vicepresidente Emmerson Mnangagwa. Considerando gli interessi economici che generali e politici del Zanu-Pf  detengono da anni sarà altamente improbabile la nascita di un Governo di unità nazionale. Se tutti si sono voluti liberare di Mugabe e sopratutto di Grace, nessun intende rinunciare a privilegi e ricchezze che il regime attuale garantisce. Interessi che coincidono con quelli degli imprenditori cinesi e americani. E’ emblematico che solo l’Unione Europea auspichi  un Governo di unità nazionale.

Mnangagwa, soprannominato ‘il coccodrillo’, durante la sua lunga carriera militare e politica ha dimostrato di appoggiare ogni decisione presa da Robet Mugabe. Gli osservatori politici della regione affermano che Mnangagwa ha connotati più radicali ed estremisti dello stesso dinosauro’. Tratti di una personalità che non depongono a favore di un reale miglioramento delle condizioni socio-economiche dei zimbabwani. Gli stessi golpisti sono stati molto accorti nell’affermare che la prova di forza non è stata diretta contro Robert Mugabe ma contro forze contro-rivoluzionarie (riferendosi a Grace e al gruppo G40). In realtà quello che è successo nello Zimbabwe è un regolamento di conti all’interno di un sistema politico ed economico destinato a dominare ancora per molto tempo la vita del Paese.

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