giovedì, Dicembre 2

Zimbabwe primo voto senza Mugabe Si profila un testa a testa tra Emerson Mnangagwa e Nelson Chamisa e un voto non esattamente ‘libero’

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Lunedì 30 luglio, prima tornata elettorale del post-Mugabe in Zimbabwe.  5 milioni di cittadini si recheranno alle urne per le elezioni generali e tra queste le presidenziali, le prime da quando lo scorso novembre il vecchio Robert Mugabe è stato mandato a casa con un colpo di Stato soft che ha chiuso formalmente decenni di dittatura. Per la prima volta, oltre 20 candidati alla presidenza e 128 partiti che parteciperanno alla competizione, gli osservatori occidentali potranno monitorare le operazioni di voto. Elemento che potrebbe rilevarsi decisivo per il risultato: la metà degli elettori registrati hanno meno di 35 anni.

Una campagna elettorale, quella che si sta chiudendo, che, secondo gli osservatori locali, presenta alcune differenze abbastanza significative rispetto alle precedenti, per quanto resti il problema fondamentale di regole.

Il partito di Governo, lo ZANU-PF, candida  l’attuale Presidente Emerson Mnangagwa -il Coccodrillo-, salito al potere dopo la cacciata di Mugabe. Mnangagwa ha promesso riforme radicali fin da quando è salito al potere. Cambiamenti che fino ad ora non sono stati così evidenti, una figura che da subito ha lasciato gli osservatori abbastanza in dubbio sul ‘cambio’ effettivo di regime, considerando le sue compromissioni con il regime e  i suoi precedenti in fatto di violazioni dei diritti umani. Fino a che punto sia effettivamente interessato alla democratizzazione del Paese resta ancora tutto da capire.

Lo sfidante che si presenterà lunedì al voto è Nelson Chamisa, leader del Movement for Democratic Change (MDC)  dopo la morte del leader storico Morgan Tsvangirai all’inizio di quest’anno. 40 anni, una figura carismatica offre agli zimbabwesi la ‘rottura con il passato’, sostiene.

Fino all’ultimo momento  Chamisa ha minacciato di boicottare il voto  –e in molti, nel Paese, anche tra gli osservatori, sostengono l’opportunità-,  poi mercoledì ha annunciato che considerando certa la sua vittoria non ha motivi per far disertare le urne: «Non possiamo boicottare la nostra vittoria»  ha dichiarato ieri Chamisa, «I vincitori non lasciano». La motivazione di fondo di tale minaccia è rappresentata dal rischio brogli.  ZANU-PF ha una lunga tradizione di brogli, e, secondo l’opposizione -ma anche secondo molti osservatori-, ZANU-PF  sarebbe più che mai motivato a ripeterli, visto che la rimozione di  Mugabe è stata voluta proprio dal partito quando è diventato evidente che con Mugabe alla Presidenza il partito sarebbe sprofondato e neanche più i brogli sarebbero serviti a tenere la guida del Paese. La paura dei brogli è diffusa tra i cittadini e chiaramente rilevata dai sondaggi che tracciano anche la paura delle violenze elettorali, per una percentuale superiore alla media registrata negli altri Paesi africani. Violenze, per altro, si erano già registrate in campagna elettorale. E oltre i brogli un sistema del tutto falsato e controllato da Esercito e leggi repressive, ben illustrato da ‘African arguments’.

Sono stati segnalati casi di intimidazione e coercizione, e i media statali sono tutti schierati con lo ZANU-PF.

Gli stessi sondaggi rilevano le intenzioni di voto, che fanno intravedere un quasi testata a testa tra i candidati: 40% dei voti andrebbe  a Emerson Mnangagwa, mentre il 37% a  Nelson Chamisa, il restante è suddiviso tra i candidati minori. Un 3% di differenza -un mese fa era l’11% il distacco del candidato del  ZANU-PF che ancora di più fa temere brogli, che potrebbero essere messe in atto ancor più nel secondo turno, quello di ballottaggio, previsto per l’8 settembre. Il 5% degli elettori indecisi potrebbe fare la differenza.

Secondo alcuni osservatori locali, queste elezioni hanno il solo obiettivo di conferire un rivestimento di legittimità al vincitore preordinato, ovvero, nuovamente, il candidato di ZANU-PF, partito che avrebbe raccolto in maniera anche per nulla legale una quantità molto imponente di fondi per la propria campagna elettorale. Il partito è anche accusato di aver distribuito cibo in cambio di voti,e di aver costretto gruppi di cittadini e scolaresche a partecipare ai comizi del partito. Intimidazioni e minacce nei confronti degli elettori sono state denunciate negli scorsi giorni anche da un organismo delle Nazioni Unite.

Dumisani Moyo, docente di giornalismo all’università di Johannesburg, sttolinea: «La rete mobile e i social media sono diventati un veicolo per la diffusione di un mix di false notizie, rumors, odio, disinformazione e cattiva informazione. E questo è successo perchè non ci sono regole chiare sull’uso dei social durante le elezioni»,  scrive ancora Moyo su ‘The Conversation.

Alcuni osservatori internazionali fanno invece notare come, per quanto non possa essere considerato, quello di lunedì, un voto ‘libero’, la situazione è migliorata rispetto al passato, in quanto il Governo ha bisogno che il processo elettorale possa essere accetto dalla comunità internazionale perché le istituzioni finanziarie internazionali riaprano il credito al Paese, crediti indispensabili perché l’economia possa riprendersi, e senza una sia pure timida ripresa economica il Paese sprofonderebbe nella rivolta contro quella che per  ZANU-PF sarebbe una vittoria di Pirro.

ActionAid, presente nel Paese a fianco delle comunità con numerosi progetti, sta monitorando la campagna elettorale e coinvolgendo la società civile in un processo di partecipazione e verifica dei risultati e promuovendo un Manifesto per la Giustizia Sociale da sottoporre ai candidati.
Nonostante il clima pacifico e i tanti segnali positivi per il corretto svolgimento delle votazioni e l’ampia rosa di candidati, restano forti le preoccupazioni per le forme d’intimidazione e pressione meno evidenti come lo scambio di voti in cambio di aiuti alimentari da parte del Governo, denunciate da Chamisa della MDC Alliance.

Il 70% della popolazione vive di agricoltura, ma a causa di prolungati shock economici e ambientali oltre 2,4 milioni di persone sono a rischio fame e povertà, secondo le ultime stime delle Nazioni Unite. «Lo spettro delle violenze politiche del 2008 nella corsa verso il ballottaggio delle elezioni presidenziali rimane, soprattutto nelle zone rurali. Se, come si immagina, non ci sarà un vincitore da questa tornata, il secondo voto presidenziale si terrà l’8 settembre. Questo significa che potremmo vivere nei prossimi giorni le tensioni più forti. Storicamente, infatti, durante il ballottaggio le violenze e gli scontri tra fazioni opposte diventano un rischio reale», spiega Joy Mabenge Country Director ActionAid Zimbabwe. 

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