venerdì, Maggio 7

Zimbabwe: la vittoria rubata da un Coccodrillo La sconfitta di Emmerson Mnangagwa avrebbe significato la fine del regime, il quale ha optato per il metodo Mugabe e alla fine Mnangagwa vince con il 50,08% e dei 210 seggi in Parlamento il Zanu-PF ne conquista 110

0

Dovevano essere, in Zimbabwe, le prime elezioni democratiche e libere dopo l’era di Robert Mugabe, così aveva promesso il Presidente ad interim Emmerson Mnangagwa, vice Presidente sotto Mugabe e uno dei principali attori del colpo di Stato del novembre 2017 che pose termine alla trentennale dittatura. Ma come potevano essere democratiche e libere le elezioni se a prometterlo era il ‘Coccodrillo, nome di battaglia di Mnangagwa durante la guerra di liberazione della Rhodesia contro il regime razziale boero?

Mnangagwa è stato parte integrante di un regime tra i più brutali, corrotti e mafiosi dell’Africa. La caduta di Mugabe è stata organizzata all’interno dell’apparato di potere del Zanu-PF.- il partito al potere, appunto, di Mugabe e  Mnangagwa. I vertici politici e militari avevano compreso che Mugabe e la first lady Grace stavano seriamente compromettendo la sopravvivenza del regime, se ne sono sbarazzati in difesa dei propri privilegi e immensi guadagni fatti alle spalle del popolo e dello sviluppo del Paese.

Le elezioni, lunedì scorso  si erano svolte in una apparente calma. Si era registrata una grande affluenza alle urne. L’elettorato desiderava voltare pagina, mettendo fine al regime del Zanu-PF tramite le elezioni. Mnangagwa era ben consapevole del rischio di perdere il potere attraverso il meccanismo da lui stesso ideato: elezioni libere, che doveva servire per legittimare il regime agli occhi della comunità internazionale. L’obiettivo, tramite la vittoria elettorale, era quello di far credere che una volta eliminato Robert Mugabe, il Zanu-PF potesse essere un partito democratico. Uno stratagemma per nascondere la verità: il dinosauro africano era solo l’espressione più mediatica di un regime che per oltre trentanni ha saccheggiato il Paese e ucciso i suoi cittadini. Un regime che intende sopravvivere e restare al potere a tutti i costi.

Mnangagwa ha accettato il rischio delle elezioni libere e democratiche, pronto, però, al Piano B, qualora l’esito gli fosse stato sfavorevole. Nelle convulse giornate di martedì, mercoledì e giovedì la ZEC (Zimbabwe Electoral Commission) aveva costantemente informato la popolazione dell’esito progressivo dello spoglio dei voti.  Giovedì rimaneva una sola provincia per completare l’esito del voto. Mnangagwa era quasi alla pari con il leader dell’opposizione Nelson Chamisa. Si parlava già di un secondo turno, che sarebbe stato devastante per il Coccodrillo’.

Determinante per questo testa a testa è stato il fattore Mugabe. Alla vigilia delle elezioni il ‘Dinosauro’ aveva invitato la popolazione a votare quella stessa opposizione che per decenni aveva umiliato e represso. Mugabe, che ha sempre considerato lo Zimbabwe una sua creatura e proprietà privata, preferiva vedere il suo ‘amato’ Paese in mano ai nemici storici, piuttosto che in mano agli amici che lo avevano tradito. La Provincia di Mashonaland West (natia di Mugabe) ha votato in massa per Chamisa, rafforzando la sua posizione.
Già martedì sera era evidente che Mnangagwa rischiava di perdere. L’intero ZANU-PF è entrato in fibrillazione. La sconfitta delCoccodrilloavrebbe significato la fine del regime. Occorreva agire, e subito. Fuori discussione un altro colpo di Stato. La comunità internazionale non l’avrebbe permesso, e il regime si sarebbe nuovamente trovato isolato e sotto sanzioni. Non rimaneva che le frodi elettorali. La ZEC ha iniziato a rallentare considerevolmente lo spoglio delle urne per offrire il tempo necessario agli esperti per rivedere i risultati.
Martedì Nelson Chamisa, leader dell’opposizione, ha accusato la Commissione elettorale dello Zimbabwe di ritardare la diffusione dei risultati elettorali per favorire il partito di Governo, Zanu-PF, che esercita ancora un controllo capillare sulle forze di sicurezza del Paese.
Mercoledì, l’opposizione, dopo aver compreso cosa stava succedendo, ha lanciato l’appello alla popolazione di scendere in piazza per difendere la democrazia. Appello accolto da centinaia di migliaia di cittadini e brutalmente represso da Esercito e Polizia, come ai tempi di Mugabe. Sei le vittime della repressione del regime. I vecchi ma efficaci metodi ‘alla Mugabe’ sono stati condannati dagli osservatori internazionali e dalle potenze occidentali che hanno consigliato prudenza ai propri cittadini residenti nel Paese. Una condanna  ipocrita, in quanto l’Occidente aveva già scelto il campo da appoggiare. Mnangagwa è considerato un alleato affidabile, seppure colonna portante del regime, mentre Chamisa una incognita non desiderata.

Emmerson Mnangagwa vince le elezioni con il 50,8% dei voti. Dopo tre giorni di paure, la cricca del regime può tirare un sospiro di sollievo. Gli esperti hanno trovato la soluzione per armonizzare l’esito elettorale e concedere una vittoria credibile al ‘Coccodrillo’. Lo Zanu-PF ha rischiato la fine del regno e ha reagito di conseguenza. Dopo l’armonizzazione, il regime si è assicurato una maggioranza assoluta in Parlamento. Su 210 seggi il Zanu-PF misteriosamente ne conquista 110, mentre il MDC di Chamisa (Movimento per il Cambiamento Democratico) solo 41.
Un’abile mossa per assicurarsi la maggioranza assoluta che permetterà di continuare gli affari come al solito, senza interferenze dell’opposizione. Sono proprio i risultati delle elezioni del Parlamento che offrono l’esempio più lampante delle frodi elettorali.

Secondo alcuni osservatori, tra gli altri Cheryl Hendricks, dell’Africa Institute of South Africa (AISA), l’Alleanza MDC, costituita da cinque partiti che solo da poco si erano aggregati, è arrivata al voto divisa al suo interno, senza le risorse economiche necessarie, né tempo per mobilitarsi in modo efficace, ha condotto una campagna incentrata principalmente sulle elezioni presidenziali  -riponendo tutte le speranze su Chamisa e la sua capacità di attrarre un elettorato in prevalenza giovane e desideroso di cambiamento. Dopo il voto, il comportamento dei due leader dell’alleanza, Tendai Biti e Chamisa ha lasciato molto a desiderare nel momento in cui hanno subito detto che non accetterebbero alcun risultato che non li dichiarasse vincitori. Questo, secondo Hendricks,  potrebbe essere stato alla base della violenza che è scoppiata.

Ora bisogna attendere, dopo la proclamazione ieri dei risultati definitivi, per vedere come la popolazione reagirà e come l’opposizione si organizzerà.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->