mercoledì, Maggio 12

Zimbabwe e Cina: un felice matrimonio field_506ffb1d3dbe2

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Kampala – Le relazioni tra Zimbabwe e Cina stanno accelerandosi permettendo al governo Mugabe di sopravvivere, migliorando la situazione economica e le condizioni di vita della popolazione. Le recenti separate visite del presidente Robert Mugabe e del Ministro delle Finanze Patrick Chinamasa a Pechino ha fruttato un prestito di un miliardo di dollari incentrato nella realizzazione di importanti infrastrutture quali il upgrade  dell’aeroporto di Victoria Falls, la seconda fase dell’estensione delle centrale elettrica di Kariba e la costruzione dell’Accademia Militare Nazionale. Altri 3 miliardi di dollari sono stati iniettati nello Zimbabwe per stabilizzare l’economia precedentemente distrutta dalle sanzioni imposte da Unione Europea e Stati Uniti e attualmente divorata dalla mancanza di liquidità monetaria e dall’inflazione. Nel giugno scorso la Banca Centrale ha messo in circolazione una banconota di un miliardo di dollari zimbabwani. I prestiti ricevuti da Pechino verranno rimborsati tramite concessioni minerarie a multinazionali cinesi.

A tale proposito il governo di Harare ha deciso di assicurare una corsia privilegiata agli investitori cinesi per le risorse minerarie del Paese e lanciando il progetto di rilancio dell’azienda mineraria statale ZimAsset che necessita di 27 miliardi di dollari per il periodo 2014 – 2018. Il finanziamento della ZimAsset è al momento in fase di discussione con le autorità di Pechino che sembrano intenzionate ad inserirlo nel programma di investimenti per l’Africa denominato Chinamasa. La collaborazione tra Zimbabwe e Cina risale al gennaio 1979, durante la guerra di liberazione conosciuta come Rhodesian Bush War quando durante un meeting in Mozambico la Cina decise di sostenere l’esercito rivoluzionario zimbabwano contro i Boeri della Rhodesia e i suoi alleati anglo-americani. L’appoggio politico e i finanziamenti della Cina assieme a quelli offerti dalla ex Unione Sovietica furono il principale motore per la conquista del potere e l’indipendenza dal regime razziale boero dello Zimbabwe. Indipendenza ottenuta il 18 aprile 1980. Fin dall’inizio il Presidente Mugabe ha posto come priorità nazionale l’alleanza e collaborazione con la Cina.

Importanza aumentata dopo le sanzioni imposte dall’Occidente nel 2002 a seguito della riforma agraria. La conseguente depressione economica è stata mitigata dai costanti e regolari acquisti di tabacco, the, minerali e prodotti agricoli da parte della Cina per un totale di 189 milioni di dollari annui. L’esercito zimbabwana ha acquistato diversi armamenti cinesi, incluso il sistema radar nazionale, sei super caccia classe Hongdu JL-8, dodici caccia classe JF-17 Thunder e oltre 100 veicoli tra blindati leggeri e carri armati. La Cina assicura anche una nutrita presenza di turisti (oltre 25.000 all’anno) evitando così il collasso della industria turistica zimbabwana. Nel 2007 la Reserve Bank dello Zimbabwe è stata letteralmente salvata da vari istituti bancari cinesi. La Cina ha permesso lo sviluppo sia dei programmi agricoli che quelli della rete ferroviaria. Dal 2000 al 2012 sono stati realizzati 128 progetti finanziari cinesi tra cui la prima fase di potenziamento della centrale idroelettrica nel lago Kariba (670 milioni di dollari), l’industrializzazione della produzione di cotone (500 milioni di dollari) e prestiti agevolati ai contadini zimbabwani (232 milioni di dollari). Nel 2010 la Cina ha concesso allo Zimbabwe un prestito a fondo perduto di 100 milioni di dollari. La Cina è anche attiva nel settore educazione, con l’obiettivo di formare i futuri quadri politici ed economici del paese. Dal gennaio 2010 il governo di Pechino paga gli studi universitari in Cina per oltre 100 studenti dello Zimbabwe.

La connazionale Nadia Piffaretti esperto economista presso la Banca Mondiale ha duramente criticato la decisione del governo zimbabwano di ripagare i debiti con le materie prime. Secondo la Piffaretti questa decisione comprometterà le entrate provenienti dallo sfruttamento dei minerali compromettendo le capacità economiche e finanziarie delle future generazioni. La critica fatta dalla Piffaretti non è stata presa in considerazione dal governo zimbabwano e non è stata considerata credibile da parte di una nutrita schiera di economisti africani a causa della soluzione alternativa offerta: l’accesso a prestiti della Banca Mondiale solitamente considerati una trappola economica per i Paesi sottosviluppati. Critiche e proposte della Piffaretti non sono certamente disinteressate. I Paesi europei e Stati Uniti hanno spesso e volentieri barattato aiuti economici con le risorse naturali africane, fregandosene delle future generazioni, quindi l’opposizione della Banca Mondiale non è concentrata su questo conveniente baratto ma sulla necessità di contrastare l’avanzata economica cinese in Africa che danneggia direttamente gli interessi occidentali.

Le affermazioni ufficiali della Piffaretti sono un evidente segno della forte preoccupazione di Europa e America che lo Zimbabwe possa offrire alla Cina una specie di monopolio sulle risorse naturali che escluderebbe le multinazionali occidentali. L’accesso ai crediti internazionali elargiti dalla Banca Mondiale e FMI sono la prima causa della distruzione dello sviluppo economico delle nazioni sottosviluppate e rischio per il benessere delle future generazioni. L’alternativa linea di credito proposta dalla Piffaretti ha l’unico obiettivo di creare obbligazioni finanziarie e politiche allo Zimbabwe per poterlo meglio controllare e creare un divorzio dal partner cinese. Un tentativo che sembra destinato a non realizzarsi tanto facilmente. Al fine di favorire gli investimenti cinesi, nel luglio scorso il governo ha modificato la legge sulla indiginizzazione dell’economia permettendo così alle multinazionali cinesi di investire nel Paese senza rispettare l’obbligazione di offrire la maggioranza delle quote societarie a partner aziendali zimbabwani.

La Cina sembra non essere il solo paese alternativo a cui lo Zimbabwe si sta rivolgendo per risolvere i suoi problemi economici principalmente legati alle sanzioni occidentali varate nel 2002 grazie alle pressioni del governo inglese, all’epoca intento a difendere i latifondisti di origine inglese dalla legge di riforma agraria che prevedeva la confisca dei terreni per distribuirli alla massa di contadini poveri. In questi giorni il Ministro delle Finanze è impegnato in una lunga visita a Mosca con l’obiettivo di ottenere prestiti, anch’essi legati alle risorse minerarie, rendendo irreale la preoccupazione della Banca Mondiale che la Cina possa ottenere il monopolio delle risorse naturali ma rafforzando il dubbio che per le multinazionali occidentali non vi sia piú spazio d’azione nello Zimbabwe. Il segnale piú chiaro della volontà cinese di rafforzare il controllo sulle risorse naturali dell’alleato africano è la realizzazione di una base aerea militare cinese nella località Marange, provincia di Manicaland. La realizzazione della base aerea rientra negli accordi di cooperazione militare tra i due Paesi firmato nel giugno 2005 secondo quanto riportato alla stampa cinese dal portaparola dell’Aeronautica Militare cinese 

Dal 2013 nella località di Marange è presente due compagnie di fanteria e una reparto delle forze speciali dell’Esercito Popolare Cinese che operano in stretta collaborazione con il Zimbabwe National Army. La presenza dell’esercito e la futura base aeronautica sono giustificati dalla necessità di Pechino di proteggere gli immensi giacimenti di diamanti ubicati a Marange. Una decisione che ha l’identica portata storica dell’istallazione di missili balistici a Cuba negli anni Sessanta con la differenza che in questo momento né Europa né Stati Uniti sono nella posizione di creare una crisi diplomatica con il gigante asiatico a cui vari Paesi europei (in primis l’Inghilterra) hanno chiesto finanziamenti ed investimenti per salvare le loro economie traballanti e dalla continua acquisizione del debito estero americano da parte della Banca Centrale cinese. Fino ad oggi la Cina possedeva una sola base militare in Africa, nelle Seychelles.

La base navale nella piccola isola stato e famosa meta turistica internazionale è stata realizzata nel 2011 con il dichiarato obiettivo di avere un controllo sull’Oceano Indiano e sul Golfo di Aden (tra Somalia e penisola arabica) principale rotta commerciale internazionale grazie al canale di Suez. Nonostante che il principio di non interferenza rimanga un pilastro della politica estera cinese, Pechino, dinnanzi alla penetrazione militare occidentale in Africa attuata con la scusa del terrorismo, lancia il chiaro messaggio che il Comitato Centrale del partito comunista è fermamente intenzionato a difendere i giacimenti e gli stati alleati in Africa. La presenza dell’esercito popolare nello Zimbabwe è il piú efficace deterrente per eventuali tentativi eversivi occidentali tesi ad un cambiamento di regime. Nemmeno gli Stati Uniti possono pensare ad intraprendere uno scontro militare con la seconda potenza mondiale che detiene il 48% del debito estero americano.

 

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