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Zimbabwe – Commonwealth: un rapporto complicato La storia di un legame che potrebbe rinascere

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Lunedì 21 maggio 2018 lo Zimbabwe ha sottomesso ufficiale richiesta per essere riammesso alla Organizzazione degli Stati ex Colonie dell’Impero Britannico: Commonwealth. Questa Organizzazione politica, culturale ed economica è composta da 53 Stati sovrani tra cui alcune delle principali economie mondiali: Gran Bretagna, Australia, Canada, India, Nuova Zelanda, Sud Africa e Uganda. Il Commonwealth (Bene Comune) riunisce 2,4 miliardi di persone. A differenza della FranceAfrique, questa organizzazione non è uno strumento per la ex potenza coloniale inglese per soggiogare le sue ex colonie. Ogni Stato membro ha pari diritti, doveri e importanza di voto.  Creata nel 1965 il Commonwealth è un ottimo strumento per gli scambi economici, creazione di infrastrutture, lotta comune contro i cambiamenti climatici, supporto al rafforzamento della democrazia e prevenzione dei conflitti.

Lo Zimbabwe è stato membro fino al 2002 quando scoppiò la crisi tra Londra e Harare sulla questione della riforma agraria voluta dal ex Presidente Robert Mugabe che prevedeva l’esproprio senza indennizzo dei latifondi in mano alla minoranza bianca anglo boera che li aveva ottenuti alla fine dell’Ottocento tramite massacri e deportazioni di intere popolazioni indigene attuati a forza di baionette e cannonate dall’esercito Imperiale britannico. Le terre espropriate furono ridistribuite agli originali proprietari, i contadini africani, anche se alcuni latifondi furono indebitamente offerti a Generali e politici vicini a Mugabe.

La diatriba con Londra che portò a sanzioni economiche politicamente motivate e unilaterali che coinvolsero anche Unione Europea e Stati Uniti, spinse Mugabe a decretare la fuoriuscita dal Commonwealth nel 2003, accusando l’organizzazione di essere uno mero strumento del colonialismo britannico. Nel tentativo del nuovo governo di riallacciare I rapporti diplomatici ed economici con l’Occidente dopo il golpe contro il Dinosauro Africano (Robert Mugabe) il nuovo Presidente Emmerson Mnangagwa ha sottomesso la richiesta di rientrare nel Commonwealth al Segretario Generale Patricia Scotland.

«Questa è una notizia fantastica!» ha commentato il Ministro britannico degli Esteri: Boris Johnson durante un discorso alla Camera dei Comuni, la camera bassa del Parlamento inglese. «La decisione presa dallo Zimbabwe di rientrare nel Commonwealth è estremamente positiva e fa seguito ai colloqui iniziati lo scorso aprile durante il summit del Commonwealth tenutosi a Londra. Lo Zimbabwe ora deve dimostrare tutto il suo impegno e buona volontà per rispettare i valori democratici e i diritti umani, pietre miliari della Commonwealth Charter (la Carta dei Principi del Commonwealth). La decisione presa sarà supportata senza riserve dalla Gran Bretagna e dagli altri Stati membri».

Anche il Segretario Generale Scotland è intervenuto sull’argomento. «Con questa decisione lo Zimbabwe ha iniziato il processo di rientro nel Commonwealth ma deve dimostrare di essere in regola con in valori e principi dell’Organizzazione rafforzando prima di tutto la democrazia e le leggi in protezione dei diritti umani e della libertà di espressione. Verrà ora eseguita una indagine preliminare per verificare se questi prerequisiti esistono prima di dare esito favorevole alla richiesta inoltrata dal governo zimbabwano».

Il Presidente Mnangagwa ha invitato i membri del Commonwealth a osservare le elezioni che si terranno il prossimo luglio. Secondo vari osservatori africani la decisione di rientrare nel Commonwealth è stata presa per spezzare l’isolamento economico dello Zimbabwe e per ottenere un supporto politico. Mnangagwa non è un “uomo nuovo” ma una pietra miliare del sistema repressivo orchestrato dal dittatore Mugabe per rimanere al potere interrottamente dal 31 dicembre 1987 al 21 novembre 2017. Mnangagwa ha orchestrato assieme a Generali a lui vicini il Golpe per salvare il partito al potere ZANU–PF e i suoi immensi affari nel settore minerario e diamantifero.

Nonostante le mille promesse fatte, sotto il Coccodrillo poco è cambiato sui fronti economici, sociali e politici. Il principale beneficiario del post Mugabe è il complesso militare ora controllato dal Generale Costantino Chiwenga attuale Vice Presidente. Il complesso militare comprende anche i veterani della guerra di indipendenza degli anni Settanta ed ha l’unico scopo di consolidare e proteggere il suo potere sugli affari civili visto che gli ufficiali (come in Egitto) occupano posizioni in tutti i rami del governo e dell’economia nazionale.  

Per Mnangagwa e Chiwenga, è necessario il supporto di Gran Bretagna, Unione Europea e Stati Uniti per vincere le elezioni. Si prevede che Chiwenga, se lo Zanu-PF riporterà la vittoria elettorale, sia il candidato alla Presidenza nel 2023 continuando così a garantire la sopravvivenza del regime dittatoriale Zanu-PF senza Mugabe. L’Obiettivo nei prossimi 6 anni è di completare il trasferimento di poteri pseudo democratici a beneficio delle forze armate, seguendo l’esempio del Generale Abdel Fattah Saeed Hussein Khalil el-Sisi, Presidente egiziano.

Già ora il Coccodrillo Mnangagwa possiede il controllo assoluto della polizia, servizi segreti e l’autorità di nominare le figure chiavi della giustizia, diplomazia e sicurezza. La distinzione tra gli affari di governo, il bene della Nazione, i privilegi del partito e i loschi affari dei generali e quadri politici del regime è spesso volutamente offuscata trasformando le istituzioni come una gran cassa della propaganda di partito e meri strumenti di controllo e rafforzamento del potere.

Il rientro nel Commonwealth è anche legato alla riforma agraria del 2002, un atto di giustizia sociale mal digerito dall’Occidente che ha immediatamente colpevolizzato Mugabe e contribuito alla sfacelo economico tramite le sanzioni. La restituzione delle terre espropriate ai coloni bianchi di cui avi avevano preso possesso camminando su un mucchio di cadaveri africani, è stata recentemente oggetto di una richiesta ufficiale al governo di Harare presentata da Boris Johnson. Parlando di “giustizia” Johnson tenta di nascondere i passati crimini coloniali. Le terre furono date ai coloni inglesi e boeri uccidendo migliaia di neri e deportando centinaia di migliaia di altri in quanto le tribù locali erano in netta inferiorità di potenza di fuoco e quindi incapaci di difendere se stesse e le loro terre dalla bramosia di potere e dalla rapina della Corona Inglese.

Il compito di massacrare e deportare gli africani fu affidato all’esercito coloniale dalla Regina di Inghilterra e i beneficiari furono i coloni e le compagnie britanniche che invasero lo Zimbabwe (all’epoca Rhodesia). I decenni di Guerra di liberazione condotta dal ZANU-PF e Mugabe, costrinsero Londra a cedere ma al patto che le terre rubate dai bianchi non venissero messe in discussione. Questa richiesta fu esplicitamente fatta durante I negoziati presso la Lancaster House in Gran Bretagna e accettata da Robert Mugabe per poter sconfiggere il regime di Ian Douglas Smith e la Federazione della Rhodesia e del Nyasaland, nota anche col nome di Federazione Centrafricana, che si basava sul modello sudafricano boero della Apartheid.

Sotto pressioni interne, nel 2000 Mugabe ideò la riforma agraria per evitare una rivoluzione popolare. Dal 2002 il 80% delle terre fertili detenute da 4.000 coloni bianchi passò a 2 milioni di contadini neri. In risposta a questo dovuto atto di giustizia sociale ed economica la Gran Bretagna rispose mobilitando l’Occidente contro lo Zimbabwe convincendo Unione Europea e Stati Uniti a sostenere le sanzioni economiche che decretarono il collasso nazionale, condannando milioni di zimbabwani alla fame o alla immigrazione.

La guerra economica fu adottata su tutti i fronti. Rifiuto di linee di credito internazionale, rifiuto della cancellazione del debito contratto con l’Occidente, esclusione dello Zimbabwe dai mercati e dai circuiti industriali internazionali,. Blocco delle tecnologie e importazione di pezzi di ricambio. Lista nera di tutte le ditte zimbabwane, blocco di conti bancari, attacchi inflazionistici alla valuta nazionale, boicottaggio del turismo. Nel 2008 Londra e suoi alleati occidentali costrinsero il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ad adottare una risoluzione per permettere a truppe straniere di invadere lo Zimbabwe sotto la nebulosa dottrina della “Responsabilità di Protezione” mai adottata per dittature africane ben più feroci quali quella congolese, centrafricana e burundese. 

Anche se l’invasione militare non avvenne, la guerra economica fece perdere allo Zimbabwe 50 miliardi di dollari e decretò la fine della dinastia Mugabe. Una fine in cui le potenze occidentali si sono ben guardate a sostenere le forze democratiche del Paese, preferendo i collaboratori più stretti di Mugabe: Mnangagwa e Chiwenga responsabili di crimini economici e crimini contro l’umanità. Londra, Bruxelles e Washington preferirono nel 2017 sostenere un golpe all’interno del regime dittatoriale piuttosto che supportare una vera fase di transizione democratica.

In alcuni casi i contadini bianchi sono stati vittime della riforma agraria ma la maggioranza di essi erano dei latifondisti che basavano la loro produzione di prodotti agricoli di esportazione (caffè, te, cotone, etc) sul lavoro di semi schiavitù. Il rientro nel Commonwealth passerà per forza attraverso la ridefinizione della riforma agraria. Non potendo più restituire le terre ai coloni bianchi per evitare una rivoluzione, l’Occidente deve aiutare il governo di Harare a compensare delle perdite alcuni dei coloni bianchi meno compromessi nel sistema di sfruttamento e con aziende agricole veramente produttive per il fabbisogno alimentare interno. Tra di essi vi sono alcuni imprenditori italiani. Si penso di offrire a questi imprenditori agricoli bianchi meno compromessi il permesso di coltivare le terre per 99 anni.

L’aiuto più importante deve però essere indirizzato verso i due milioni di contadini neri che hanno ricevuto i latifondi espropriati. Occorre che il Commonwealth, Gran Bretagna, Unione Europea e Stati Uniti aiutino questi contadini offrendo loro nuove e moderne tecniche di coltivazione, creando una solida industria agroalimentare e possibilità di investimenti stranieri. Il Commonwealth deve inoltre investire nei servizi sociali quali sanità ed educazione che sono collassati a causa di venti anni di sanzioni economiche attuate per difendere i coloni razzisti bianchi. Se il supporto ai contadini neri e il contributo a ricostruire i servizi sociali non si concretizzeranno, allora il rientro nel Commonwealth servirà solo a rafforzare criminali di guerra come Mnangagwa e Chiwenga impedendo nuovamente giustizia sociale e democrazia nello Zimbabwe.

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