domenica, Maggio 9

Zida: l’uomo forte del Burkina Faso Emersa una nuova figura politica, il Burkina Faso, ormai stremato, riuscirà ad avere tregua?

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Dalla Rivoluzione d’Ottobre in Burkina Faso è comparso un nuovo uomo forte: il Colonnello Isaac Yacuba Zida, autoproclamatosi alla guida del paese immediatamente dopo la fuga del dittatore Blaise Campaorè e nominato Primo Ministro venerdì 21 novembre 2014. I media occidentali lo dipingono come una figura militare totalmente sconosciuta uscita dal nulla. Chi è veramente il Colonnello Zida e quali interessi difende? Nato nel 1965, Zida ottiene il diploma di Management Internazionale presso l’Università di Lione. Durante il suo periodo universitario in Francia riesce a creare importanti contatti con il governo francese che gli facilitano la formazione militare presso l’esercito americano negli Stati Uniti. Dopo il colpo di stato del 1987 contro il governo di Thomas Sankara, Zida viene notato dal dittatore Campaorè che lo integrerà nella neo nato Reggimento della Sicurezza Presidenziale creato dagli esperti militari francesi e principale forza di repressione contro il popolo Burkinabè.

Dopo una breve esperienza militare all’estero nel 2009 come comandante del contingente Burkinabè nella missione ONU di pace in Congo: MONUSCO, Zida rientra nel paese per assicurarsi una rapida e brillante carriera. Il Reggimento della Sicurezza Presidenziale (RSP) ha svolto in vent’anni compiti di repressione politica tramite assassinii, esecuzioni extra giudiziarie dei fedeli di Thomas Sankara, membri della società civile, dei sindacati e dei partiti di opposizione distruggendo completamente ogni idea del passato rivoluzionario e tollerando membri della opposizione e società civile solo se innocui o asserviti al regime. Il RSP si è introdotto come un tumore maligno nel tessuto sociale del paese controllando la popolazione e gli stranieri anche grazie a prostitute assunte per sorvegliare gli espatriati bianchi e i leader dell’opposizione.

Nell’ultimo decennio il RSP ha fatto il salto di qualità entrando a far parte del saccheggio delle risorse naturali e del controllo dell’economia del paese, in linea con altri reparti delle forze armate di altri paesi quali: Repubblica Democratica del Congo, Uganda, Kenya, Repubblica Centroafricana, Mali, Nigeria, Sierra Leone, etc. È grazie al Colonnello Zida che il RSP diventa la prima forza di repressione e riesce a condividere il potere economico e politico con la famiglia Campaorè. Molti dei suoi quadri passeranno alla vita politica in Parlamento o gestiranno importanti affari legali e non introducendosi a pieno diritto nel club dei potenti del Burkina Faso. Il Colonnello Zida è particolarmente apprezzato dal dittatore Blaise Campaorè per la sua capacità di far fisicamente sparire testimoni e prove dei crimini commessi dal regime. Una capacità dimostrata il 15 ottobre 1987 quando giovanissimo partecipa al colpo di stato e all’assassinio di Thomas Sankara assieme ad un comando di mercenari tra cui Charles Taylor il futuro Signore della Guerra e Presidente della Liberia.

Nel 1989 Zida liquida due fedeli di Sankara sopravvissuti alla prima ondata di purghe del regime: il Capitano Henri Zongo e il Comandante Jean-Baptiste Lingani, accusati di aver complottato contro il dittatore Compaorè. Nel 1998 Zida organizza il brutale assassinio del giornalista investigativo e direttore del settimanale L’Indipendente: Nobert Zongo che stava investigando sull’assassinio dell’autista presidenziale David Ouedraogo. Le tracce portavano diretti verso il fratello del dittatore Francois Campaorè. L’autista era stato testimone di un omicidio avvenuto presso la residenza di Francois Campaorè: vittima una prostituta d’alto bordo.

Zida viene nominato Vice Capo della macchina della morte del RSP e per dieci anni risponderà al criminale psicopatico Capo del RSP: il Generale Gilbert Diendere considerato un uomo chiave per la stabilità del Burkina Faso da tutti i governi francesi e dagli esperti della France Afrique. Durante la Rivoluzione d’Ottobre, il Colonnello Zida, riesce a neutralizzare il Generale Diendere precedendolo nella auto proclamazione a guida del paese. Ben conosciuto negli ambienti diplomatici e di governo francesi, Zida riesce a convincere il presidente Francois Hollande di essere l’uomo più adatto per tutelare gli interessi francesi durante il caos rivoluzionario nel Burkina Faso. Dopo una breve disputa con il Generale Diendere risolta con uno scontro armato non troppo pubblicizzato dai media occidentali, Zida dissoglie il Governo, il Parlamento e sospende la Costituzione, organizzando in concerto con la Francia sia la fuga del ex presidente Campaorè che la creazione del comitato per la creazione di un governo transitorio.

La sospensione della Costituzione è stato per Zida un passo obbligatorio al fine di permettere all’esercito di mantenere saldo il potere all’interno del governo transitorio nominando un civile a Presidente: l’ex ministro degli affari esteri Michel Kafando e imponendo 20 deputati al parlamento provenienti dal RSP e dal ex governo Compaorè. L’articolo 157 della Costituzione prevede che il Parlamento prenda le redini di un periodo di transizione alla morte o alle dimissioni del Presidente affidando la presidenza a.i. al Presidente del Senato che ha il compito di assicurare nuove elezioni nei successivi tre mesi. La Costituzione non prevede ruoli di responsabilità per l’esercito né un governo transitorio dalla durata di un anno.

Zida ha inoltre evitato ogni arresto dei membri del ex regime, la dissoluzione della RSP e le relative inchieste sui crimini contro l’umanità commessi durante i 27 anni del potere Campaorè. Gli osservatori regionali si attendevano alla rivendicazione del posto di Ministro della Difesa. Quella di Primo Ministro ha rappresentato una vera e propria sorpresa. Evidentemente l’élite dell’esercito, compromessa con il passato regime e implicata nella vita economica e mafiosa del paese, con la nomina di Zida a Primo Ministro ha voluto esprimere la sua volontà di influire direttamente nella delicata fase di gestione del governo transitorio e nell’organizzazione delle elezioni del 2015 al fine di assicurarsi che non avvengano drastici ed indesiderati cambiamenti. Volontà evidentemente condivisa dalla Francia che ha salutato positivamente la nomina ricevuta da Zida.

In un clima di impreparazione totale dei leader dell’opposizione e della società civile dinnanzi alla rivoluzione, l’esercito ha assunto il ruolo di garante della stabilità, nonostante che sia stato per 27 anni al servizio del regime. Il Colonnello Zida , per difendere gli interessi della sua casta e quelli francesi, sta rischiando grosso. Prima di tutto Parigi, seppur accordando il suo supporto, non si fida del tutto del Colonnello capace di costruirsi con il tempo un forte supporto popolare. Le dimissioni dei corrottissimi direttori della Direzione Generale e delle aziende statati Sonabel e Sonabhy, amici intimi del ex presidente, mira ad aumentare la popolarità. Eppure Zida sembra aver calcolato i rischi sicuro che al momento a livello internazionale è considerato l’unico uomo della situazione”, spiega il giornalista Outèlè Keita il 21 novembre scorso sulle pagine del quotidiano Faso Presse.

Mentre il Colonnello Zida continua a tessere le reti del potere per consolidare il precedente status quo, la popolazione gli rimane ostile e non riconosce di buongrado le nomine ai vertici del potere evidentemente imposte da Parigi. “Zida è come Giuda. Ha attuato un colpo di stato per bloccare la rivoluzione e non ha esitato a sparare sui manifestanti”, afferma un militante delle rivoluzione d’ottobre intervistato dal AfricaNews riferendosi alla manifestazione popolare repressa dall’esercito la scorsa settimana e tenutasi presso la TV di Stato nel tentativo di eleggere alla guida del paese un rappresentante della rivoluzione: la Signora Salan Sereme, successivamente scartata da ogni trattativa dai membri dell’opposizione e della società civile più inclini al compromesso in attesa di future ricompense politiche. Nonostante l’apparente vittoria del fronte Pro-Francia e dello status quo precedente il popolo Burkinabè sembra ancora intenzionato ad avere l’ultima parola. In un tentativo di calmare gli animi, il neo presidente Michel Kafando ha promesso di istituire una commissione di inchiesta sulla morte del presidente Thomas Sankara che avrà il compito di identificare il luogo segreto dove è stato seppellito Sankara e di tradurre in giustizia i suoi assassini. Una promessa che sembra andare incontro alle richieste del popolo Burkinabè e della famiglia Sankara che dal 1997 esigono giustizia, richiesta sempre rifiutata dal dittatore golpista Blaise Compaorè. La promessa di Kafando è chiaramente un atto di pura propaganda in quanto se la commissione d’inchiesta potesse agire indipendentemente il Primo Ministro e Colonnello Zida sarebbe destituito, arrestato e processato. Uno scenario ben lontano dalle intenzioni della Cellula Africana dell’Eliseo. “Il Presidente Michel Kafando, promettendo l’apertura dell’inchiesta e la riesumazione del corpo di Thomas Sankara ha tentato una mossa populistica giocando però con il fuoco. Il rischio è che la ventata rivoluzionaria del Che Africano Sankara trovi nuova vita destabilizzando l’intera regione. La Realpolitick dovrebbe insegnare che spesso è meglio che i morti riposino in pace sopratutto se sono stati dei pericolosi sognatori e rivoluzionari durante la loro vita” ammonisce il giornalista Oumar L. Ouedraogo su Lefaso.net,

 

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