sabato, Novembre 27

‘Zero in condotta’: operazioni SAR e ruolo delle ONG

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Il «Codice di condotta» per le ONG resta il ‘pomo della discordia’, non solo per i diretti interessati, ma anche tra i nostri rappresentanti di governo. Il Ministro dell’Interno, Marco Minniti, che ieri non è comparso a Palazzo Chigi per la riunione dell’Esecutivo, lascia intendere chiaramente la possibilità di dimettersi a causa delle divergenze con Graziano Delrio, Ministro dei Trasporti, responsabile per la gestione dei porti e degli sbarchi sulle coste italiane. A monte, il fatto: nella notte di sabato 5 agosto, 127 persone soccorse dalla nave «Prudence» di «Medici senza Frontiere» (MSF) sono state trasbordate da 2 unità della Guardia Costiera e poi condotte a Lampedusa.  Sembra, peraltro, che il supporto alla linea adottata dal Viminale, concordemente manifestato dal premier Gentiloni e dal Capo dello Stato, segni la fine dell’approccio flessibile, portando Delrio all’isolamento.

Come affermato da Minniti a più riprese, le Organizzazioni che rifiutano di firmare il Codice non saranno parte del sistema istituzionale organizzato per il salvataggio in mare, l’accoglienza e la lotta al traffico definito dal Governo, «con tutte le conseguenze del caso concreto che potranno determinarsi a partire dalla sicurezza delle imbarcazioni stesse» (Viminale, Comunicato stampa del 31 luglio). Finora la firma è stata apposta da «Migrant Offshore Aid Station» (MOAS) e «Save The Children», con una dichiarazione di intenti favorevole da parte della ONG spagnola «Proactiva Open Arms». Assenti, invece, «Sea Watch», «Sea Eye», «Sos Mediterranée», mentre la tedesca «Jugent Rettet»  ha esplicitamente rifiutato di sottoscrivere il documento, poco prima che il suo equipaggio fosse indagato dalla Procura di Trapani per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Dal ‘fronte del NO’ si sono levate le voci di protesta.  Significativi in proposito i contenuti della lettera inviata a Minniti da MSF, che richiamano i principi di indipendenza , imparzialità e neutralità del diritto internazionale umanitario condivisi dall’UE rifiutando, per l’arbitrio con il quale sarebbe posto, il bilanciamento tra la ‘sostenibilità’ dell’accoglienza e tutela della vita umana contenuto nel provvedimento.

L’attività di ricerca e salvataggio in mare (oggetto degli Articoli 69 e 70 del nostro Codice della Navigazione), nella molteplicità delle situazioni che troviamo nel Mediterraneo, interessa la natura dei suoi soggetti, le competenze per territorio e le relative responsabilità, i limiti al potere di intervento.

Le c.d. «aree SAR» («Search and Rescue») sono state definite dalla «Convenzione internazionale sulla ricerca e il salvataggio marittimo», firmata ad Amburgo nel 1979 e ratificata dall’Italia nel 1985.  Esse delimitano, per ciascuno Stato firmatario, un’area di competenza nella quale esso si impegna, individualmente o in cooperazione con altri Stati, a sviluppare servizi di ricerca e soccorso finalizzati all’assistenza e al salvataggio in mare delle persone in pericolo. In Italia l’organizzazione e la supervisione di questi interventi spetta, dietro delega dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, al Corpo delle Capitanerie di porto Guardia Costiera (in base a un Regolamento del 1994, attuativo della L. 147/1989 di adesione alla Convenzione) e copre un’area di circa 500000 kmq, corrispondente alla superficie territoriale della Spagna. La SAR italiana è suddivisa in 15 sub-aree, controllate dai «Maritime Rescue Sub Centre» (MRSC) che troviamo presso le Direzioni marittime dipendenti dal «Maritime Rescue Coordination Centre» Centro Nazionale di Coordinamento del Soccorso Marittimo (MRCC). A livello inferiore, invece, le 101 «Unità costiere di guardia» (UCG) operano presso i vari Uffici circondariali e fanno capo alle suddette Direzioni. L’insieme degli equipaggi e dei dispositivi aeronavali del Corpo, dislocati lungo le coste, nello spazio di mare di responsabilità nazionale, costituiscono la c.d. «maglia SAR».

Per la regione mediterranea, con il «General Agreement on a Provisional SAR Plan» del 1997, l’ International Maritime Organization ha definito le rispettive aree di competenza nazionali, tra le quali fa eccezione la SAR di Malta, che si sovrappone a nordovest con quella italiana (come definita dal Regolamento del 1994) e a ovest con le acque territoriali tunisine, coprendo una vasta superficie pari allo spazio aereo della relativa «Regione per le informazioni di volo». Al pari della Libia, la Tunisia ha ratificato la Convenzione di Amburgo senza però dichiarare una propria area SAR di responsabilità.

Come si può leggere nell’ultimo Rapporto sull’attività operativa della nostra Guardia Costiera, «Il MRCC di Roma, nel corso dell’anno 2016, ha coordinato 1.424 operazioni di soccorso connesse all’immigrazione via mare che hanno portato al salvataggio di 178.415 migranti. Le operazioni SAR sono state eseguite coordinando i mezzi aeronavali della Guardia Costiera, nonché i mezzi aerei e navali impiegati nell’ambito di missioni nazionali e internazionali, le navi di organizzazioni non governative e le unità mercantili che, a qualunque titolo, si trovassero in posizione tale da poter utilmente intervenire». La percentuale dei soccorsi effettuati, rispettivamente, dalla Guardia Costiera e dalla Marina Militare italiane è, per entrambe, del 20%; all’operazione militare anti-traffico europea «Sophia» (EUNAVFORMED), alla quale l’Italia partecipa con un contingente di 600 militari e vari mezzi, tra cui la Flag Ship «San Giusto», spetta il 13%, mentre l’8% va a Frontex, agenzia UE deputata al controllo e alla sicurezza delle frontiere dell’Area Schengen, che effettua pattugliamenti permanenti e,  dal novembre 2014, coordina l’operazione multinazionale di polizia «Triton» per prevenire e contrastare l’immigrazione clandestina.

Con un spesa prevista di 2900000 euro al mese, «Triton» (un programma europeo) ha sostituito l’operazione italiana «Mare Nostrum» del 2013, ritenuta troppo onerosa per un solo Stato dell’UE (9 milioni di euro al mese per un anno). Tuttavia, diversamente da «Mare Nostrum», missione militare e umanitaria coordinata dalla nostra Marina, con «Triton» e «Poseidon 2016» (operazione attiva nel Mar Egeo), alle quali la nostra Guardia Costiera partecipa con diverse unità, Frontex non persegue – per ragioni ‘costitutive’ – obiettivi di search and rescue, ma di sorveglianza e rafforzamento della frontiera esterna.

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