lunedì, Maggio 16

Zelensky, il mal di testa di Biden L'eloquenza di Zelensky potrebbe rischiare di far fare mosse pericolose alla Casa Bianca, pressata anche dai congressisti sulla fornitura di sistemi missilistici terra-aria molto più sofisticati, e sulla no-fly zone

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Il «Brand Zelenskyy non è mai stato così potente, e forse solo il martirio potrebbe elevarlo ulteriormente», ha commentato Ryan Heath su ‘Politico – Global Insider‘, dopo che ieri il Presidente ucraino è intervenuto in videoconferenza al Congresso degli Stati Uniti, e oggi al Bundestag. E ha aggiunto: «Al Presidente Joe Biden piace così: è la guerra di Zelenskyy, non la sua; as the brave Zelenskyy is easy to rally around e Zelenskyy ha la legittimità di negoziare una pace, anche se quella pace significa rinunciare a parte dell’Ucraina o alle sue aspirazioni di appartenenza alla NATO; cose preziose che non spetta a Biden regalare».
Che ilbrand Zelenskyyin questa fase piaccia tanto al Presidente Biden è difficile crederlo, può piacergli «as the brave Zelenskyy is easy to rally around», ma certo in questo momento il mediatico Presidente ucraino deve procurare al vecchio Biden un gran mal di testa.

L’intervento di ieri di Zelenskyy, come i precedenti al Parlamento britannico e a quello europeo, è stato potente e di grande presa mediatica. Ai congressisti, facendo eco al discorsodell’ex Primo Ministro britannico Winston Churchill alla stessa Camera in tempo di guerra, ha richiamato i traumi americani di Pearl Harbor e dell’11 settembre 2001. Poi, mettendo in campo niente meno che Martin Luther King ha pronunciato la sua versione di ‘I have a dream’, ovvero ‘I have a need’. Il suobisogno è l’alternativa alla no-fly zone -polemizzando se comunque fosse «troppo da chiedere»-, e l’alternativa sono i sistemi di difesa missilistica. Non solo: Zelensky ha chiesto anche sanzioni contro ogni politico e funzionario russo che non abbia sconfessato apertamente l’invasione di Putin, la chiusura dei porti statunitensi a tutte le merci russe, e che tutte le società statunitensi lascino immediatamente il mercato russo.
Qualche ora dopo,
Biden ha parlato al Paese e ha risposto a modo suo. Ha annunciato 800 milionidi dollari in nuova assistenza alla sicurezza -200 milioni di dollari erano già stati annunciati all’inizio di questa settimana. Ha anche affermato che gli Stati Uniti e la NATO stanno lavorando per aiutare l’Ucraina ad acquisire sistemi missilistici a lungo raggio, senza entrare nei dettagli, e ha detto di essere «impegnato ad aumentare le armi e le attrezzature» in Ucraina, inclusi 800 sistemi antiaerei e 9.000 anti-corazzati». Niente no-fly zone e no al trasferimento dei jet da combattimento.

Secondo gli osservatori, però, l’insistenza di Zelensky comincia essere corrosiva per la necessità di Biden di tenere lontana la NATO da una guerra con la Russia. Molti congressisti iniziano a pressare pesantemente Biden perchè faccia di più. E la retorica di ieri di Zelensky ha dato loro ancora più legna da ardere agli occhi del pubblico americano.
«Le eloquenti suppliche di Zelensky hanno evidenziato quanto sia stretto Biden in questo momento geopolitico», afferma Michael Hirsh, corrispondente senior di ‘Foreign Policy‘. «Da un lato, Biden affronta un brutale aggressoreattraverso l’Oceano Atlantico. Il Presidente russo Vladimir Putin ha quasi minacciato di iniziare una guerra nucleare se gli Stati Uniti o la NATO intervengono direttamente in Ucraina. D’altra parte, Biden si trova più pressato ad aiutare l’Ucraina in una cronaca di guerra su social media, video e telegiornali, tutta concentrata sul carismatico Zelensky, un ex attore televisivo».
In questa situazione, per tre settimane, «Biden ha camminato su quella linea con attenzione e, molti hanno detto, abilmente, unendo gli alleati occidentali nell’annunciare sanzioni economiche senza precedenti alla Russia e aiuti militari all’Ucraina, mantenendo allo stesso tempo assiduamente le truppe e gli aerei statunitensi fuori dal conflitto, in modo da non rischiare l’ira di Putin. Ma con l’aumentare della pressione politica su Biden, la linea è diventata più sfocata e forse più pericolosa», prosegue Hirsh.
«È fondamentalmente una situazione senza precedenti in cui si trova Biden», ha affermato Richard Immerman, storico ed esperto di sicurezza nazionale presso la Temple University. «Proprio come per il Vietnam abbiamo parlato della prima guerra televisiva, ora abbiamo la prima guerra sui social media». Ma allo stesso tempo, ha aggiunto Immerman, «nessun Presidente ha dovuto includere l’Armageddon nucleare nel suo processo decisionale di intervento, almeno non da quando il Presidente degli Stati Uniti Dwight D. Eisenhower ha rifiutato di opporsi all’invasione dell’Ungheria da parte di Mosca, nel 1956. La questione non è mai stata sul tavolo in Corea o in Vietnam».
Ora, l’eloquenza di Zelensky potrebbe rischiare di far fare mosse pericolose alla Casa Bianca.

Tra i congressisti più pressanti, il senatore James Risch, repubblicano di spicco nella Commissione per le relazioni estere del Senato, annota Michael Hirsh, ha chiesto a Biden di «farsi avanti e guidare», e ha detto «Mandiamo loro aeroplani, inviamo loro sistemi di difesa aerea e facciamolo velocemente». Anche il senatore democratico Mark Warner, presidente della commissione per l’intelligence del Senato, ha chiesto più azioni, dicendo che «dovremmo prestare attenzione alla richiesta del presidente Zelensky di ulteriori aiuti difensivi tra cui armi anticarro e missili antiaerei».
Non bastasse, spirano brutti venti nel mondo dei diplomatici.
«Un gruppo di dipendenti ucraini dell’Ambasciata degli Stati Uniti a Kiev, ha inviato una lettera alla direzione del Dipartimento di Stato, l’11 marzo, lanciando l’allarme su un cambio di tono e aperto diniego delle promesse precedenti da parte di funzionari del Dipartimento di Stato a Washington, dopo che i dipendenti ucraini avevano richiesto finanziamenti di supporto, aiuto per evacuare in sicurezza le loro famiglie e possibili vie per i visti negli Stati Uniti».

La lettera, ottenuta e diffusa da ‘Foreign Policy, «è stata scritta dai vertici del comitato del personale locale dell’ambasciata e ha delineato le preoccupazioni di circa 600 ucraini che lavorano per la missione diplomatica statunitense in Ucraina»

I rappresentanti di questi questi 600 hanno detto «che i funzionari del Dipartimento di Stato a Washington, che hanno parlato con loro nel corso di diverse riunioni virtuali, hanno rinnegato le promesse di fornire pagamenti in contanti dello stipendio e altra assistenza finanziaria a lungo termine ai dipendenti ucraini le cui vite sono state sconvolte dalla guerra e dal chiusura dell’Ambasciata degli Stati Uniti». «Sembra che alcuni funzionari abbiano già rinunciato all’Ucraina», hanno affermato.

«La risposta confusa del Dipartimento di Stato alla difficile situazione del personale locale presso l’Ambasciata ha irritato alcuni diplomatici, che in privato si lamentano del fatto che il dipartimento sembra abbandonare i dipendenti di lunga data nel momento del bisogno. “Come puoi dirmi che non avevi alcun piano di emergenza per i [dipendenti locali], quando vai in giro per l’Europa dicendo che questa invasione avverrà con mesi di anticipo?”, ha detto un esasperato diplomatico statunitense, che ha parlato in condizione di anonimato in quanto non autorizzato a parlare con i media».

«Le azioni del Dipartimento hanno sollevato interrogativi all’interno del corpo diplomatico sul perché non avesse mai avuto alcun piano per sostenere l’evacuazione del suo personale locale, visti i mesi di preavviso che il governo statunitense aveva avuto di una possibile invasione russa».

La pressione su Biden si appunta sulla fornituradi «sistemi missilistici terra-aria molto più sofisticati, compresi quelli ex sovietici come gli S-300 usati da alcuni alleati della NATO, che possono raggiungere livelli più alti degli Stinger e dei Javelins già in uso», spiega Michael Hirsh. Secondo ‘CNN‘, altri sistemi che potrebbero essere già in arrivo includono i sistemi di difesa aerea mobile SA-8, SA-10, SA-12 e SA-14 dell’era sovietica, che sono in grado di colpire missili da crociera. «Ogni sistema d’arma aggiuntivo che attraversa il confine dai Paesi della NATO, specialmente se sono di fabbricazione russa, rischia proprio il tipo di escalation che Biden ha cercato disperatamente di evitare», sottolinea Michael Hirsh.
Sulla no-fly zone, Biden è fino ad ora rimasto irremovibile, e gli esperti di relazioni internazionali concordano in modo schiacciante. Il progetto Teaching, Research, and International Policy (TRIP) del William & Mary’s Global Research Institute ha chiesto agli studiosi di relazioni internazionali delle università e dei college statunitensi le loro opinioni sull’uso della potenza aerea statunitense per imporre una no-fly zone sull’Ucraina. Questi esperti sono quasi unanimi nella loro opposizione all’istituzione e all’applicazione di una no-fly zone sull’Ucraina. Gli intervistati rifiutano una no-fly zone imposta dagli Stati Uniti perché temono che aumenti il rischio di escalation, inclusa la probabilità di un attacco nucleare russo contro l’Ucraina o i Paesi della NATO.

Ieri, sia i funzionari russi che quelli ucrainihanno espresso fiducia, hanno detto che i dettagli di un accordo di pace sono in lavorazione e si stanno facendo progressi. Poi nuovamente un raffreddamento: il Ministro degli esteri ucraino,Dmytro Kuleba, ha dichiarato: «Devo essere chiaro, entrambe le delegazioni, quella russa e quella ucraina, sono lontane dal raggiungere un accordo sulla situazione attuale», pur non negando piccoli progressi. Tattica, e ‘progressi’, forse, frutto dei primi ‘dolori da sanzioni’, del tentativo che sembra sbattere contro un muro di Zelensky di forzare la mano a Biden e NATO, e dei primi caldi primaverili in Ucraina che stanno iniziando a trasformare la neve in fango, impantanando i carri armati di Putin, in defaiance già nella neve gelata e perfino in autostrada.
Sottolinea Michael Hirsh, «Zelensky non ha detto di voler entrare a far parte della NATO o dell’Unione Europea nel suo discorso al Congresso, una richiesta fondamentale della Russia affinché Mosca ritiri i suoi cani da guerra». In effetti, battute polemiche a parte, il Presidente ucraino questa settimana sembra aver fatto passi indietro, dalla neutralità, all’ingresso nella NATO, fino, ieri, alla no-fly zone, e non ha più parlato di ingresso immediato nella UE. A questo punto Putin potrebbe avere difficoltà a respingere un accordo?
Il dopo accordo, poi, continuerà a non promettere nulla di buono. «Anche se una soluzione per l’Ucraina viene concordata e messa in atto, molto rimarrà invariato nel mondo. Il grano ucraino non sarà piantato quest’anno in gran parte del Paese, e la Russia sarà un paria economico e politico. L’ondata stagflazionistica non si attenuerà, perché la Russia e gran parte delle sue esportazioni rimarranno bloccate fuori dai mercati internazionali», afferma Jeffrey Halley, analista di mercato senior, Asia Pacifico, per OANDA.

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