sabato, Maggio 8

Yengoma, il canto di vittoria di Museveni

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Kampala – La scorsa settimana il presidente Yoweri Museveni ha lanciato la canzone Yengoma che significa tamburo nella sua lingua tribale Banyangole. Immediato, quanto prevedibile il successo. A dieci giorni dal lancio, la canzone è la più gettonata nel Paese e ha conquistato i primi posti nelle classifiche. La si sente ovunque: alla radio, in discoteca, nei pub, perfino nelle suonerie musicali dei telefonini. Le note della canzone hanno fatto letteralmente impazzire gli ugandesi. L’opinione pubblica nazionale si è divisa tra chi esalta l’iniziativa canora di M7 (soprannome popolare dato a Museveni) e chi la considera come l’ennesimo insulto del tiranno rivolto al popolo. Rispetto alla canzone lanciata durante la campagna elettorale del 2010 Do you want another rap? Volete un altro rap?, Yengoma è cantata direttamente dal presidente. La sua voce stonata si inserisce perfettamente nella lirica della canzone trasformandola in una piacevole parodia e beffa verso i suoi nemici politici. Primo tra tutti Amama Mbabazi, ex Primo Ministro e uomo politico più corrotto nel Paese su cui la diplomazia italiana aveva puntato le proprie speranze.

Mbabazi, storica figura politica e militare fin dai tempi della guerra di liberazione degli anni Ottanta, ha seguito il classico percorso della maggioranza dei leader dell’opposizione ugandese tra i quali il Generale Kizza Besigye. Ha condiviso decenni di potere con il Grande Vecchio, ne ha tratto profitto personale, aumentando di potenza e prestigio. Come per gli altri ‘squali’ è giunto anche per Mbabazi il momento in cui ha tentato di spodestare il ‘capo branco’, decretando così la sua fine politica. Per tutto il 2014 e il primo semestre di quest’anno Mbabazi ha lavorato per spaccare l’unità del partito al potere, il National Revolutionary Mouvement (NRM) nel tentativo di sostituirsi a Museveni come candidato del partito per la Presidenza. Supportato da alcuni Paesi occidentali, tra cui l’Italia, ha tessuto una rete di amicizie presso gli ambienti diplomatici esteri proponendosi come valida alternativa al Napoleone Africano che detiene incontrastato il potere dal 1987.

Il piatto forte offerto da Mbabazi ai ‘West Masters (Padroni Occidentali)’, era la totale svendita delle risorse petrolifere del Paese distruggendo la politica nazionalista sul petrolio imposta da Museveni fin dal lontano 1987. L’appoggio italiano a Mbabazi inizia nel 2012. L’ex Primo Ministro diventa la figura principale su cui ruotano i tentativi italiani di penetrazione economica nel mercato ugandese attraverso una promettente iniziativa lanciata dalla sede diplomatica italiana in Uganda: la Camera di Commercio Italia-Uganda con rispettive sedi a Kampala e Milano. I rapporti politici tra Mbabazi e l’Italia sono progressivamente aumentati nel corso di questi anni. L’astuto politico ugandese sarebbe riuscito a farsi finanziare dal governo italiano alcuni viaggi in Europa dove ha approfittato per  cercare consensi tra le potenze occidentali. L’aumento dell’appoggio italiano a Mbabazi è parallelo ai vari scandali del ex Primo Ministro, di sua moglie e di sua figlia. La Famiglia Mbabazi, senza alcuna vergogna, faceva man bassa del denaro pubblico e contemporaneamente veniva presentata presso gli ambienti diplomatici occidentali come valida alternativa al ex guerrigliero marxista, Museveni.

Anche il magnate Aga Khan (acerrimo nemico del presidente ugandese) ha appoggiato Mbabazi con una martellante campagna attuata dai media sotto il suo controllo, NTV-Uganda e il quotidiano Daily Monitor. Una campagna che non ha esitato ad infrangere ogni codice giornalistico e il dovere di offrire una corretta informazione pur di  creare una finta immagine di sostegno popolare che non è mai esistita nella realtà. Mbabazi è il politico più odiato dalla popolazione ugandese che lo considera un clone se non un ex servo di Museveni. La campagna mediatica di Aga Khan ha tratto però in inganno varie cancellerie occidentali che fin a qualche settimana fa, speravano ad una vittoria di Mbabazi della battaglia politica contro Museveni. L’epilogo era scontato e l’atto finale si è consumato venerdì 31 luglio con la dichiarazione di Mbabazi di partecipare alle presidenziali come candidato indipendente. Nella politica ugandese questo equivale ad una clamorosa sconfitta.

Una dichiarazione che ha preceduto di un solo giorno la candidatura ufficiale di Yoweri Museveni, che si appresta al quarto mandato presidenziale. La candidatura è stata sostenuta da tutti i militanti del NRM che hanno voluto evidenziare la loro totale estraneità agli intrighi orchestrati da Mbabazi. Dichiarazioni di fedeltà dovute per interessi personali e dalla consapevolezza che chi si mette contro Museveni viene schiacciato dai rulli compressori del partito e dell’esercito.

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