sabato, Maggio 15

Yemen: vuoto di potere e sfruttamento dei migranti La tratta di esseri umani, secondo gli esperti, è letteralmente esplosa nello Yemen nel corso degli ultimi anni

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Se i problemi politici e di sicurezza dello Yemen sono finiti sotto i riflettori dei media per il timore che il Paese, impoverito, sia il prossimo a cadere vittima del radicalismo come già accaduto a Siria e Iraq, le ONG e gli attivisti per i diritti umani stanno ora suonando l’allarme per la crisi umanitaria in corso nel Paese.

Lontana dai riflettori, nascosta alla vista, e soprattutto alla conoscenza, del pubblico, la tratta di esseri umani, secondo gli esperti, è letteralmente esplosa nello Yemen nel corso degli ultimi anni, lasciando migliaia di rifugiati e migranti clandestini alla mercé di trafficanti senza scrupoli. Huda al-Salami, ricercatrice nel campo delle ONG residente a Saada, ha dichiarato a L’Indro che “la tratta di esseri umani è una realtà con cui abbiamo sempre dovuto fare i conti in Yemen, ma gli ultimi anni sono stati assolutamente orribili in termini di costi umani. (…) Lo Yemen è diventato una fabbrica di schiavi. Le persone vengono vendute come bestiame. I trafficanti si sono abbassati a misure atroci (tortura, ricatto e stupro) per estorcere denaro ad alcune delle popolazioni più vulnerabili in questa regione del mondo, eppure nulla di concreto è stato fatto a livello di governo per frenare questa tendenza”.

Con Paesi come l’Etiopia, la Somalia e l’Eritrea ancora alle prese con la povertà e la diffusa mancanza di sicurezza, sempre più rifugiati africani mettono a rischio le proprie vite dirigendosi verso lo Yemen, intenzionati a servirsi di questa nazione povera come punto d’accesso alla penisola arabica. Molto raramente lo Yemen è la destinazione finale scelta dai rifugiati, ma rimane il punto d’ingresso più vicino e accessibile all’Arabia Saudita. Mentre la schiacciante maggioranza degli yemeniti lamenta il caos imperante, i trafficanti di esseri umani hanno goduto delle opportunità create dal vuoto di potere nel Paese. Con le centinaia di rifugiati che sbarcano sulle coste dello Yemen ogni mese, la tratta di esseri umani è diventata un business molto redditizio. A settembre (il mese più recente per cui siano disponibili dati statistici) il Regional Mixed Migration Secretariat (RMMS) di Nairobi ha registrato 12.768 arrivi, principalmente dall’Etiopia. Si tratta di più del doppio della cifra di settembre 2013 e rappresenta il più consistente flusso mensile finora registrato.

Al-Salami spiega che i trafficanti hanno creato una rete a maglie strettissime, in cui i rifugiati vengono presi di mira nello stesso istante in cui salgono a bordo delle barche in Africa. “I rifugiati, una volta giunti nello Yemen, vengono sistematicamente stuprati e brutalizzati per estorcere loro ulteriori soldi. In alcuni casi, donne e bambini sono stati venduti ad altre organizzazioni illegali della regione come schiavi sessuali. (…) È diventato sempre più difficile stare al passo con gli sviluppi perché i trafficanti hanno corrotto i funzionari locali affinché coprano le loro tracce”.

A giugno June Belkis, una ricercatrice yemenita per Human Rights Watch, ha pubblicato un rapporto in cui sono svelati gli orrori a cui tantissimi rifugiati africani sono stati sottoposti, facendo luce su un problema che in pochi hanno finora avuto il coraggio di affrontare.

Una marcia di 400 km attraverso lo Yemen attende quelli che riescono a sfuggire ai trafficanti, un viaggio ricco di insidie al di là della fame e della disidratazione. Nei remoti campi di detenzione nel deserto, in cui il RMMS stima confluisca il 75% degli arrivi dall’Africa diretti verso l’Arabia Saudita, alcuni migranti muoiono di fame, di sete o di malattia dopo essere stati abbandonati dai trafficanti. Altri vengono uccisi dai banditi dopo aver fallito nel tentativo di convincere parenti e amici a pagare per il loro rilascio.

Già nel 2013 Adrian Edwards, portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), aveva chiamato con forza la comunità internazionale ad ascoltare la richiesta d’aiuto del governo yemenita nel far fronte alla crisi dei rifugiati, avvertendo che, se nulla fosse stato fatto per reprimere il traffico di esseri umani, lo Yemen sarebbe diventato un porto di trafficanti fuori dal controllo dello Stato. Edwards sottolineava come la tratta umana sia diventata un problema nel 2012, quando le autorità yemenite non riuscirono, per mancanza di risorse, ad impedire alle bande criminali di fare cassa sulla tragedia dei rifugiati. «Lo Yemen viene spesso usato come punto di passaggio dagli etiopi diretti verso gli Stati del golfo e oltre. Pochi di questi decidono di chiedere asilo. Ci sono molti racconti di maltrattamenti, abusi o torture tra quelli che effettuano il viaggio sulle barche dei trafficanti. Il conflitto e l’instabilità dello Yemen hanno di molto limitato la capacità delle autorità di fronteggiare il problema, in particolare lungo la costa del Mar Rosso, dove i trafficanti si appostano in attesa dei nuovi arrivi dal corno d’Africa».

Un anno dopo, poco o nulla è cambiato. Al-Salami, che ha visitato il campo profughi di Haradh lo scorso ottobre, pensa che le cose stiano anzi peggiorando. Nicoletta Giordano, capo della missione dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) nello Yemen, ha dichiarato alla stampa che, finché «ci saranno lavori da fare in Arabia Saudita, i rifugiati continueranno a cercare di attraversare lo Yemen, non importa quanto sia difficile. È ovvio che il fattore di attrazione verso l’Arabia Saudita sia ancora molto forte».

Al-Salami concorda che ci sia poco che lo Yemen possa fare per prevenire alla fonte l’arrivo dei rifugiati nel Paese, ma è convinta che le autorità siano ormai assuefatte al denaro che il traffico di esseri umani porta nelle loro tasche. “Ormai abbiamo a che fare con una corruzione diffusa. I trafficanti e i funzionari, gli ufficiali militari e addirittura i capi tribù corrotti hanno sviluppato rapporti economici strettissimi. Il traffico di esseri umani è diventato nello Yemen un’industria in piena regola, e serviranno ben più che le parole per smantellarla”.

Ma al-Salami non è la sola ad accusare le autorità. Eric Goldstein, deputato di Human Rights Watch per il Medio Oriente e direttore per il Nordafrica, ha dichiarato alla stampa lo scorso maggio che «i trafficanti detengono i migranti africani in “campi di tortura” per estorcere soldi alle loro famiglie già drammaticamente povere. (…) Quando si vedono i trafficanti caricare gente sui camion alla luce del sole nel centro di Haradh, si capisce che le autorità stanno voltando le spalle».

Ad eccezione di alcuni raid governativi nel 2013, esse hanno fatto ben poco per fermare la tratta. I funzionari hanno spesso allertato i trafficanti dei raid imminenti, lasciato cadere le accuse e rilasciato i criminali arrestati. In alcuni casi, hanno attivamente aiutato i trafficanti a catturare e detenere i migranti. Nell’invitare le autorità all’azione, Human Rights Watch richiede al governo yemenita di sviluppare una strategia organica per chiudere i campi in cui i trafficanti detengono e abusano dei migranti, inclusi raid e processi per quei banditi e ufficiali, indipendentemente dal loro grado, complici della tratta. Inoltre, gli attivisti sollecitano le autorità a lavorare con le organizzazioni umanitarie per fornire a tutti i migranti liberati cibo, riparo e assistenza sanitaria adeguati.

 

Traduzione di Elena Gallina

 

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