lunedì, Giugno 27

Yemen: tra catastrofe umanitaria e armi non convenzionali field_506ffbaa4a8d4

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Quindi illeciti commessi senza la connivenza dello Stato . Nel caso delle ‘MK…’ , quindi, se sono state esportate componenti verso uno Stato Terzo come gli Emirati arabi non posso né confermarlo né smentirlo possiamo solo dire che se è accaduto il management tedesco della Ditta costruttrice italiana  dovevano esserne a conoscenza. Sul tipo di esportazione e come è avvenuta sarebbe interessante per capire di più disporre delle ‘lettere di vettura’, che hanno accompagnato i containers imbarcati a Genova.

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Dal ritrovamento di armi di derivazione italiana in Yemen, non sembra si possa parlare di armi all’uranio impoverito, quando ci si riferisce nello specifico ad alcune tipologie della linea ‘BLU’. In base a quello che ricorda, la coalizione araba, insieme agli Emirati arabi quando, invece, ne avrebbero fatto uso, e in quali teatri di guerra si è trovato riscontro e prova di ordigni dotati di componente radioattiva?

Escludo che in Italia sia costruite armi su base Uranio Impoverito. Peraltro le bombe a cui ci riferiamo sono per natura costruttiva prive di componenti al DU. Con il senno del poi non essendone a conoscenza al momento delle mie attivi in Teatro operativo posso confermare che munizionamento al DU è stato utilizzato in Iraq (Prima guerra del Golfo e forse Seconda) in Somalia ed in Bosnia Herzegovina.

In un comunicato del Pentagono riportato dal sito specializzato ‘globalresearch.iy’, questi avrebbe smentito, ad esempio, di aver usato armi all’uranio impoverito in Iraq e Sira, di recente.

Di recente non posso rispondere, in passato con ogni probabilità (sempre con il senno del poi)  in Iraq ai confini con il Kuwait contro i mezzi corazzati iracheni ed in Bosnia Di seguito due immagini  di carri palesemente colpito con un proiettile perforante ad alta penetrazione a cui appartiene la categoria del munizionamento al DU (Depleted Uranium).

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La Nato fa risalire l’uso di armi all’Uranio impoverito ai teatri di guerra vissuti nei Balcani e nel Golfo in Medio Oriente. Risultano evidenze su reiterati usi di questa tipologia di armamenti?

Non ne sono a conoscenza.

Ad oggi si può stilare un bilancio sulle conseguenze ambientali, e ripercussioni sulla salute umana da uso di queste armi?

Domanda non facile. Partendo dalla fine della sua domanda, la nomina dell’ennesima Commissione di inchiesta parlamentare lascia molto perplessi quando è acclarato in ambito internazionale che respirare polveri di Ossido di Uranio al momento dell’impatto del proiettile al DU  sul bersaglio crea danni fisici. Sicuramente gli ossidi di Uranio insieme alle nano particelle dei metalli distrutti e polverizzati dal munizionamento al DU  se inspirati o ingeriti nel medio lungo termine possono provocare danni gravi sull’uomo. Analogamente qualora si proceda alla distruzione di materiale bellico mediante esplosivo come avviene nelle operazioni di bonifica ed insieme al munizionamento convenzionale si unisce qualche proiettile al DU non conoscendo il problema. Sicuramente frammenti di DU che possano entrare a contato della falda acquifera o entrare nella catena alimentare, ad esempio attraverso il pascolo o il foraggio dato agli animali da allevamento, può entrare nell’organismo e produrre danni indotti dalle proprietà radioattive del DU e ciò può costituire negli anni pericolo per la popolazione civile.

Che considerazioni, infine, si possono fare sul processo di pacificazione messo in atto dai maggiori leader mondiali e il fenomeno sentito come minaccia globale sul traffico illecito delle armi leggere? Minaccia che nello speciale rapporto sostituisce quella più nota relativa  alla corsa agli armamenti nucleari.

Non ho esperienza diretta nel settore del commercio delle armi leggere. Sicuramente un attento controllo anche di questo mercato aiuterebbe i processi di pacificazione anche se molti gruppi armati o fazioni eversive ricorrono al’uso di armi copia dell’originale a bassissimo costo che alcuni Paesi del Medio Oriente costruiscono alla perfezione, primo fra tutti il Pakistan con le fabbriche dislocate nell’Area Tribale di Darra.

 

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