martedì, Ottobre 19

Yemen – Somalia: rifugiati abbandonati a se stessi

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Per i profughi yemeniti rifugiati in un Paese ancora in conflitto la situazione è difficilissima. Non parlano la lingua somala, non hanno legami di parentela, non possono usufruire della protezione dei clan somali. Sono stranieri, con statuto di profugo spesso labile e senza soldi. Il loro obiettivo è di ritornare nello Yemen appena vi sarà la pace. Nel frattempo tentano di sopravvivere letteralmente abbandonati a se stessi. Il Governo somalo li guarda con sospetto e la comunità internazionale semplicemente li ignora”, spiega Mohamed Omar Mulla, corrispondente dalla Somalia per ‘IRIN‘ e per il settimanale dell’Africa Orientale ‘The EastAfrican‘.

Dinnanzi alle scioccanti rivelazioni di Omar Mulla, UNHCR e Governo somalo sono stati costretti a reagire, promettendo di aumentare l’assistenza ai rifugiati yemeniti in Somalia e l’imminente creazione di veri e propri campi profughi dotati di infrastrutture sanitarie e scolastiche. La guerra dello Yemen frutta bene all’industria bellica europea: Gran Bretagna: 18 miliardi di euro;  Francia: 10 miliardi di euro. Per quanto riguarda l’Italia, nonostante l’attenzione della società civile, il Governo non solo non ha comunicato le cifre del giro d’affari, ma non risulta che abbia sospeso l’invio di sistemi militari alla colazione saudita. Per comprendere l’esatta entità occorrerebbe accedere ai libri contabili della azienda coinvolta, la Berretta. La richiesta di embargo avanzata da Amnesty International e l’embargo imposto dal Parlamento Europeo lo scorso febbraio sembrano misure incapaci di fermare il lucroso traffico di morte. Ipocrita e strumentale l’accusa che anche Russia e Iran vendono armi alle fazioni yemenita loro alleate.

La tragedia del popolo yemenita e dei profughi in Somalia ha un sapore assurdo anche perché la coalizione Occidentale-Saudita sta perdendo la guerra, come dimostrano le recenti vittorie riportate dalla fazione sciita, raccontate di recente da Saeed Shahabi uno dei leader dell’opposizione del Baharain in esilio a Londra, intervistato da PressTV«La coalizione saudita da un anno bombarda ogni giorno, senza riposo e senza tregua, il popolo yemenita, al nord, al sud, al est, al ovest del Paese. Nonostante questo massacro dalle proporzioni inconcepibili il popolo yemenita si sta opponendo alla invasione. Più viene bombardato più la determinazione a combattere le truppe straniere si rafforza. La coalizione saudita sta perdendo la guerra che ha scatenato. Negli ultimi mesi ha subito pesanti perdite di uomini e mezzi. Tre le principali ragioni della disfatta militare in atto. La prima è l’imbarazzo dei suoi alleati occidentali: Unione Europea, Stati Uniti e l’ONU per il genocidio in atto ormai innegabile. La seconda la sconfitta militare registrata sul terreno. Nessun obiettivo della campagna di invasione è stato raggiunto. Terzo la crescente instabilità interna alla monarchia saudita. Una guerra intestina tra le componenti militari, famiglia reale, leader religiosi e dei clan che riguarda vari argomenti di politica interna ed estera. Per quanto riguarda lo Yemen molti all’interno del potere saudita desiderano terminare la guerra ma non possono dichiarare che la grande monarchia di beduini guerrieri sia stata sconfitta da una popolazione tra le più retrograde e povere al mondo», ha affermato Ssaeed Shahabi, impegnato in prima linea per la caduta del regime del Baharain, dal 2011 scenario di brutale repressioni condotte dalla monarchia imparentata con quella saudita. Paese ignorato dai media occidentali, dove la repressione degli oppositori e le pulizie etniche sono all’ordine del giorno.

 

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