sabato, Maggio 15

Yemen: quale resistenza contro l’ISIS? L'Arabia Saudita ha unilateralmente proclamato la sua volontà di ‘liberare’ il Paese dall'influenza degli Houthi

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E per il fatto che lo Yemen ha avuto la faccia tosta di rifiutare il diktat di Riyadh, preferendo invece di aderire al nascente movimento di resistenza pan-arabo, la povera Nazione si è trovata nel bel mezzo di una furiosa tempesta. Il conflitto in Yemen è naturalmente multi-stratificato e multi-dimensionale. La geografia dello Yemen e delle sue risorse naturali, ad esempio, sono state a lungo la fonte di gran parte dell’invidia.
Al di là del desiderio di controllare le ricchezze dello Yemen e trasformare il proprio territorio in un’altra base in questo grande gioco della globalizzazione, cerchiamo di non sottovalutare il ruolo della peste nera – ISIS, nel promuovere questa agenda segreta. Uno sguardo al piano di battaglia saudita nello Yemen offre una prospettiva interessante, tradendo gli obiettivi strategici più importanti del regno.
Se si dovesse ritenere che il regno è infatti intento a schiacciare gli Houthi per reintrodurre una pedina politica di re Salman, Hadi, allora perché si è concentrata così tanto la potenza di fuoco nel sud dello Yemen, dove il gruppo ha una potenza limitata? Perché trasformare Aden, ex capitale dello Yemen del Sud, nella prima linea principale di questa guerra?
Finora la maggior parte degli esperti ha affermato che lArabia Saudita ha cercato di interrompere qualsiasi eventuale aiuto iraniano verso lo Yemen, bloccando le coste al mondo esterno per soffocare meglio la resistenza. E anche se tale analisi è perfettamente valida, esclude uno scenario ancora più scuro e preoccupante, l’annessione dello Yemen da parte dellISIS.
A differenza dello Yemen del nord, che ha sempre resistito a opinioni radicali di Al Qaeda a causa della sua eredità Zaidi, il sud dello Yemen si è dimostrato molto più ricettivo nei confronti del wahhabismo e del suo omologo terrorista, il salafismo. In questo contesto la battaglia per Aden ha molto più senso. Fonti militari alleate agli Houthi ad Aden hanno già confermato che un flusso sempre crescente di armi si sta riversando in città, in maniera incontrollata e incontrastata, vista la situazione. Gli agenti della Guardia Repubblicana hanno già messo in guardia da questo, raccontando che sono andate direttamente a cellule dormienti di Al Qaeda.
Diversi rapporti di sicurezza pre-guerra hanno da tempo stabilito che militanti radicali infiltrati ad Aden e diverse province limitrofe sono in attesa che la leadership suoni la carica. E mentre molti pensano che la testa possa essere ad Abyan (provincia meridionale yemenita), dove Al Qaeda una volta aveva affermato il suo califfato (2012), cosa succederebbe se la leadership di Riyadh realizzasse con un intervento militare occidentale sanzionato in Arabia meridionale ciò che non poteva prima?
Dobbiamo supporre che Al Qaeda abbia semplicemente lavorato sotto traccia per tutti questi mesi, in attesa che le nubi della guerra si diradassero in attesa di una riscossa? Non sarebbe più corretto ritenere che Al Qaeda, tutt’altro che in via d’estinzione, in realtà si pienamente integrata nella guerra al fianco del suo ‘patrono’, l’Arabia Saudita?
È interessante notare che è stato l’ex Presidente Ali Abdullah Saleh che per primo ha presentato tale ipotesi ai suoi connazionali, sostenendo che Riyadh avrebbe rivendicato la costruzione della democrazia per tracciare un invasione dello Yemen e rompere le difese del Paese. E se la maggior parte ha creduto che tali rivelazioni riguardanti il desiderio di Saleh di ottenere di nuovo il sostegno, i veterani della politica evitano di gettare una luca all’interno di questo conflitto. La guerra dello Yemen non è solo un conflitto di legittimità politica e di risorse naturali, ma si tratta della sottomissione dellArabia del sud alla regola del terrore.
Ricordiamo con quale fervore Riyadh abbia colpito le infrastrutture militari dello Yemen nel corso degli ultimi mesi, come depositi di armi non usate e basi in tutte le province, riducendo in macerie le capacità di difesa del Paese.
Al Saud non mirava solo a schiacciare gli Houthi, ma ambiva ad aprire lo Yemen ad un’invasione di terra e lasciare la sua gente indifesa contro le orde dell’ISIS, una ripetizione della debacle dell’Iraq. E se molti yemeniti si illudono che gli Houthi siano i nemici, farebbero bene a imparare dalle lezioni di Iraq e Siria, prima di ritrovarsi ammanettati a mani e piede dall’ ISIS.
Allo stato attuale lo Yemen, come lo è da mesi, è sotto un implacabile blocco marittimo. Con la carestia incombente e l’instabilità sociale a un livello elevato, quale resistenza offrirà il popolo dello Yemen all’Isis se questo decidesse di invaderlo?
Traduzione di Daniele Petroselli

 

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