domenica, Dicembre 5

Yemen: quale resistenza contro l’ISIS? L'Arabia Saudita ha unilateralmente proclamato la sua volontà di ‘liberare’ il Paese dall'influenza degli Houthi

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Beirut – Se fin dall’inizio della guerra nello Yemen il 25 marzo scorso l’Arabia Saudita ha unilateralmente proclamato la sua volontà di ‘liberare’ il Paese dall’influenza degli Houthi e di ristabilire la legittimità politica dello Yemen nella persona del due volte dimesso e in fuga Presidente Abd Rabbo Mansour Hadi, Al Saud non è riuscito sicuramente a dire che la sua vera agenda di un cambio radicale in Yemen ha fallito. Per coloro che continuano ad illudersi che questa guerra in Yemen abbia lo scopo di limitare la cosiddetta mezzaluna sciita e quindi la moderata ma crescente influenza dell’Iran in Medio Oriente e più in particolare della penisola arabica, per non sbagliare, i capitalisti della guerra cercano solo una cosa: ‘piantare’ il terrore e guardarlo generare milioni di dollari.
Per i neo-imperialisti di tutto il mondo, ci sono più soldi da fare in uno stato di caos che in tempo di pace. E dal momento che l’instabilità e l’estremismo hanno finora giocato in perfetta armonia con il bellicismo americano, avverando da una parte la profezia di orrori e spargimenti di sangue e dall’altra giustificando l’interventismo militare, perché fermare questo ‘treno’ in Iraq e la Siria? Marionette nelle mani dell’America imperiale, gli Al Saud sono anche state vittime della loro stessa paranoia politica, prigionieri del male su cui è tessuta la loro potenza e legittimità regale, il wahhabismo. Sorgente ideologica di quello che le potenze occidentali chiamano ‘radicalismo islamico’, il wahhabismo è diventato un virus in crescita all’interno del regno, una vocazione e il desiderio di una grande crociata settaria contro il suo auto-designato nemico, l’Islam sciita.

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