giovedì, Aprile 15

Yemen, morte di un diplomatico iraniano field_506ffb1d3dbe2

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Preso nella morsa di una transizione infinita, lo Yemen vede il costante aggravamento dello stato di sicurezza interna e l’ulteriore indebolimento di un quadro politico già compromesso da tempo. Una molteplicità di rivendicazioni etniche, tribali, separatiste e il dominio incontrastato del qaedismo in ampie porzioni del territorio nazionale stano sfibrando la tenuta del Paese, sempre più in difficoltà nell’evitare la definitiva destabilizzazione. Una cittadinanza stanca e disillusa non crede più nelle capacità delle istituzioni yemenite di prendere in mano lo Stato e porre un limite all’aggravamento della povertà e all’insicurezza che regna nella maggior parte delle province.

Sabato scorso, nella capitale Sana’a, un diplomatico iraniano è stato assassinato da uomini armati in circostanze non chiare. Secondo quanto riportato da al-Jazeera, la vittima, un delegato all’economia di nome Abolqasem Asadi, sarebbe stato ucciso nel corso di un tentativo di rapimento nei pressi della residenza dell’ambasciatore. L’uomo, sorpreso all’uscita di un negozio, avrebbe opposto resistenza ai rapitori, rimanendo ferito da alcuni colpi di arma da fuoco; trasportato di emergenza all’ospedale, è deceduto poche ore dopo.

Secondo la versione del New York Times, Asadi sarebbe invece rimasto ucciso nel corso di un “drive-by shooting”: nessun tentativo di rapimento, bensì un chiaro attentato a un rappresentante di Teheran nella Penisola arabica. Condannando l’uccisione, il Ministro degli Esteri yemenita Abu-Bakr al-Qirbi ha detto all’agenzia stampa statale iraniana SANA che «l’operazione ha preso di mira le relazioni tra Yemen e Iran piuttosto che il singolo diplomatico». Marzieh Afkham, portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, ha affermato che il Governo di Teheran sta «seguendo con serietà le dimensioni di questa azione terroristica», di concerto con i principali ufficiali del Governo yemenita.

Nel luglio 2013, un impiegato dell’ambasciata  iraniana nello Yemen, Noor-Ahmad Nikbakht, venne rapito a Sana’a, nel quartiere di Hadda. Si trattava del primo caso di rapimento di un diplomatico iraniano nel Paese. Non è chiara la sorte dell’uomo: nello scorso dicembre vennero diffuse voci riguardanti l’uccisione del diplomatico, ma non giunse nessuna conferma alle indiscrezioni. Non è chiaro se dietro il rapimento si nasconda al-Qaeda nella Penisola Arabica, offshoot qaedista che opera tra Arabia Saudita e Yemen.

Non è chiaro se dietro il tentato rapimento del diplomatico ucciso e dietro quello di Nikbakht si nasconda un attacco all’Iran o se si tratti più semplicemente del tentativo di ottenere un riscatto. Miliziani islamisti e membri delle tribù più povere dello Yemen praticano da anni il rapimento di stranieri nel Paese per ottenere armi o denaro; la complessità dei rapporti tra Iran e Yemen e l’inasprimento delle tensioni tra salafiti sunniti yemeniti e i ribelli sciiti Houthi finanziati dall’Iran potrebbero essere collegati all’avvenimento.

A partire dallo scorso ottobre, la provincia settentrionale di Saada è stata testimone di duri scontri tra il gruppo sciita zaydita degli Houthi e i sunniti salafiti residenti nella cittadina di Dammaj. Gli Houthi, movimento armato in lotta contro le istituzioni yemenite dal 2004, avrebbero attaccato a più riprese la cittadina, accusando i salafiti di aver accumulato armi e reclutato combattenti stranieri per preparare azioni contro di loro; secondo altre fonti, l’assalto a Dammaj sarebbe invece dovuto al sequestro di sei Houthi da parte dei salafiti. Una lunga serie di bombardamenti e scontri avrebbero causato la morte di oltre 200 persone.

L’opposizione dei ribelli Houthi che cingono d’assedio Dammaj al transito delle forze dell’ordine e delle organizzazioni umanitarie ha reso impossibile effettuare una conta accurata delle vittime e portare soccorso ai feriti. Colpi di mortaio e razzi sarebbero stati sparati dai ribelli all’indirizzo della moschea al-Mazraa anche durante l’ora della preghiera. La presenza nella città di una scuola religiosa sunnita, la Dar al-Hadith, divenuta una delle roccaforti dell’ideologia salafita nel Nord dello Yemen (qui studiò il jihadista Nasir al-Wuhayshi, leader dell’organizzazione terrorista al-Qaeda nella Penisola Arabica) è causa di costante preoccupazione per i ribelli Houthi che controllano ampia parte della provincia.

Da anni si seguono le voci riguardanti un appoggio iraniano, sotto forma di denaro e armi, alla ribellione Houthi: in più di un’occasione carichi di armi provenienti da Teheran sarebbero stati intercettati mentre raggiungevano il territorio yemenita. Il Ministro degli Esteri al-Qirbi e il Presidente dello Yemen Abd Rabbo Mansour Hadi hanno accusato in varie occasioni l’Iran di compiere interferenze nella politica interna dello Yemen. Secondo alcuni analisti, le voci sarebbero invece messe in circolo da ufficiali sauditi, nell’ambito della perenne battaglia diplomatica che oppone Riyadh e Teheran.

Nel marzo del 2012, Eric Schmitt e Robert Worth, reporter del ‘New York Times’, pubblicarono per il loro giornale un articolo in cui si indagavano i tentativi iraniani di rafforzare la propria influenza nella regione mediorientale, intervenendo in particolar modo in Yemen, Siria e Libano. «Nel corso di quest’anno – scrivono i cronisti – l’Iran ha tentato di inviare in Yemen materiale usato per fabbricare ordigni esplosivi [..] secondo quanto riportato da ufficiali di sicurezza yemeniti. Il materiale era spedito tramite fregate provenienti dalla Turchia e dall’Egitto che facevano scalo ad Aden. […] Ufficiali americani sostengono che l’aiuto iraniano nello Yemen – un flusso relativamente piccolo ma costante di fucili automatici, lanciagranate, materiale per fabbricare bombe e milioni di dollari in contanti – rispecchia il tipo di armi e addestramento che al-Quds (le forze speciali dei Pasdaran iraniani) sta fornendo al Governo di Assad in Siria».

Quello nello Yemen è solo l’ultimo attacco sferrato all’Iran nella regione. La politica aggressiva di Teheran sta esponendo la nazione agli attacchi delle frange più estreme del jihadismo di matrice sunnita.

 

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