lunedì, Maggio 10

Yemen, le mani su Socotra

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Gli Emirati Arabi Uniti stanno costruendo un quartiere residenziale nell’isola yemenita di Socotra. Una notizia apparentemente insignificante, riportata agli inizi di gennaio sui quotidiani locali, peraltro senza fare troppo rumore e soprattutto senza troppi accenni alla guerra in Yemen. Ufficialmente Zayed Residential City 1 dovrebbe ospitare le famiglie rimaste senza casa nel 2015 dopo il passaggio del ciclone tropicale Megh. E la missione umanitaria della Mezzaluna Rossa non farebbe una piega se poche miglia nautiche più in là non infuriasse una guerra civile che ha già fatto 10.000 morti e in questi giorni infiamma rotte e porti del Golfo di Aden e del Mar Rosso. Socotra si trova proprio lì, all’imboccatura del golfo dove da mesi vengono attaccate le navi delle flotte militari di diversi paesi: quelle degli Stati Uniti, dell’Arabia Saudita e degli Emirati. Sul Mar Rosso sauditi ed Emirati, che combattono per sostenere il governo di ‘Abd Rabbih Mansur Hadi contro i ribelli Houthi, possono servirsi di una base di appoggio sicura: nel maggio 2015 hanno firmato un accordo con l’Eritrea per l’utilizzo del porto di Assab di qui ai prossimi trent’anni. Ma il Golfo di Aden è molto più insicuro.

In quelle acque al largo di Aden, poco più in là di Socotra, staziona stabilmente la 43° flotta iraniana. Domenica 12 febbraio il comandante della marina militare dell’Iran, Habibollah Sayyari, è stato lapidario: «Oggi la questione più importante sull’agenda della marina iraniana è la sicurezza nel Golfo di Aden, nel Mar Rosso e nello stretto di Bab el-Mandeb».  Anche in questo caso, il report dell’iraniana ‘Press Tv‘ che citava le parole del comandante, non ha speso alcun accenno alla guerra in Yemen: gli elementi di rischio per la flotta iraniana sarebbero i pirati che infestano il tratto di mare. Eppure in gioco c’è ben altro. Chi  controlla il Golfo di Aden, non governa solo i collegamenti tra l’Oceano Indiano e l’occidente: domina le rotte dell’Africa. Gli iraniani lo sanno bene. Sono partiti da qui nell’ottobre del 2016 quando hanno raggiunto il Capo di Buona Speranza affacciandosi per la prima volta sull’Atlantico in un passo strategico di portata storica che ha allarmato il mondo intero, primi fra tutti gli Stati Uniti.

Socotra è proprio al centro di queste rotte che partono dall’Oceano Indiano. Nel 2012 il sito israeliano di intelligence ‘Debkafile‘, poi ripreso dall’ ‘Economist‘, aveva parlato di una presenza statunitense nell’isola: gli americani stavano  costruendo una base aerea e un punto di attracco per sottomarini. All’epoca il presidente dello Yemen era Ali Abdallah Saleh, oggi alla guida della rivolta degli Houthi appoggiati dall’Iran.

La notizia della presenza americana a Socotra è affiorata più volte anche sui media iraniani. Nell’agosto del 2015 l’agenzia ‘Fars News‘ rilanciava la notizia della costruzione di una base navale americana sull’isola di Socotra. Nel febbraio del 2016 il sito di Press Tv citava un misterioso report secondo il quale il presidente dello Yemen, Hadi, aveva affittato Socotra per 99 anni agli Emirati Arabi Uniti in cambio del loro appoggio contro gli Houthi. E oggi i quotidiani degli Emirati parlano di costruzione di quartieri residenziali sull’isola yemenita per scopi umanitari.

Gli iraniani non stanno a guardare. Nel maggio del 2016 ‘Gulf News‘, quotidiano di Dubai, riportava che le autorità locali di Socotra avevano catturato una ventina di marinai iraniani sulle spiagge dell’isola: erano approdati con sette navi da combattimento, pare spinti dal maltempo. Cosa ci facevano al largo di Socotra?

In questi giorni si combatte per i porti sul Mar Rosso: lì la guerra infuria apertamente. Il 10 febbraio le forze della coalizione saudita hanno annunciato la conquista del porto di Mokha: in prima linea nella battaglia c’era il contingente degli Emirati. Ma il resto della costa sul Mar Rosso è ancora in mano ai ribelli Houthi, in particolare il porto principale, quello di Hodeidah.

A Socotra tutto tace: si costruisce e si aspetta che il nemico faccia la prossima mossa. Perché il Medio Oriente ci ha abituati anche a questo: la nonchalance nelle mosse azzardate e la propaganda senza ritegno.14

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