sabato, dicembre 15

Yemen, la guerra dei bambini Secondo l’Onu solo nell’ultimo anno ne sarebbero stati arruolati più di 800: molti di loro avevano meno di 11 anni

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Sono stati catturati dagli Houthi nel corso delle ultime battaglie contro la coalizione a guida saudita in Yemen. Hanno poco più di 12 anni, ma sono già combattenti a tutti gli effetti: per loro l’età dell’adolescenza è finita ancora prima di cominciare.  Sono i 31 bambini soldato che domenica le milizie ribelli degli Houthi hanno consegnato al Comitato internazionale della Croce Rossa alla presenza di rappresentanti dell’Unicef. Ad arruolarli, secondo l’agenzia stampa ‘Saba’, controllata dai ribelli, sarebbero stati uomini della coalizione a guida saudita sostenuta dai governi occidentali.

In Yemen, dove la guerra infuria dalla primavera del 2015, la realtà è quella di altre zone del Medio Oriente: i bambini non sono solo vittime passive della violenza, della fame e delle malattie, spesso sono anche costretti a partecipare armi in mano agli scontri più cruenti. L’Unicef alla fine del 2017 parlava di oltre 2.000 minori reclutati dalle varie fazioni in Yemen. Secondo l’Onu solo nell’ultimo anno ne sarebbero stati arruolati più di 800: molti di loro avevano meno di 11 anni. Alcuni combattono e uccidono, altri fanno la guardia ai checkpoint o a edifici governativi, corrono tra nemici e campi minati facendo le staffette per portare cibo e rifornimenti nelle postazioni militari. Ma le cifre sono provvisorie: i numeri dei bambini coinvolti nella guerra in Yemen sono destinati a lievitare. Alla metà di giugno lo scontro tra gli Houthi, sostenuti dall’Iran, e la coalizione a guida saudita per il controllo del porto di Hodeidah, sulla costa del Mar Rosso, ha fatto precipitare la situazione. I minori attivi negli scontri adesso sarebbero almeno 6.000.

E se i bimbi in Yemen sono utili in guerra, sono perfetti anche per la propaganda. Tutte le fazioni si scambiano accuse sull’utilizzo dei minori negli scontri. Basti pensare che a Ma’rib, una città a est della capitale Sanaa, è sorto un centro che si prende cura esclusivamente dei bambini soldato. A finanziarlo è nientemeno che il re saudita Salman: le vittime di questo centro sono state tutte reclutate dalle milizie Houthi. Hanno tra i 12 e i 15 anni, più della metà in guerra ha subito abusi sessuali da parte di altri soldati.

In Yemen, come in altre zone di guerra, i minori sono scudi umani. È sospetto l’episodio del 9 agosto, quando un pullman carico di bambini in gita scolastica è stato colpito da un missile della coalizione saudita mentre era fermo in una zona della provincia di Saada, controllata dai ribelli. Il pullman si trovava a pochi passi dal confine con l’Arabia Saudita in una delle zone da cui partono gli attacchi missilistici degli Houthi contro il paese nemico. Nel rogo dopo l’impatto con il missile sono morti 40 bambini, 56 sono rimasti gravemente ustionati: avevano tra i 6 e gli 11 anni. Difficile dire cosa ci facesse un pullman carico di bambini in gita in una zona di guerra così pericolosa. Il portavoce della coalizione saudita, il colonnello Turki al-Malki, parlando alla Cnn ha ribadito che l’obiettivo dell’attacco era un target legittimo: secondo il militare, a pochi passi dal pullman ci sarebbe stata una rampa di lancio per i missili.

Di certo c’è che lunedì gli Houthi hanno lanciato un attacco missilistico contro una base militare a Najran, in Arabia Saudita: il luogo si trova a pochi chilometri dalla zona dove, al di là del confine, hanno perso la vita i bambini yemeniti dopo l’impatto del missile sul loro pullman.

Il 6 settembre l’Onu ha invitato a Ginevra rappresentati del governo dello Yemen, sostenuto dall’Arabia Saudita, e delle milizie Houthi, alleate dell’Iran. La guerra nel poverissimo paese mediorientale ha una posta in gioco molto alta: non si tratta solo del petrolio del Golfo Persico che passa per le acque al largo di Aden e del Mar Rosso. Poco più a nord del canale di Suez, al largo delle coste di Israele, ci sono le piattaforme per l’estrazione del gas gestite dall’americana Noble Energy insieme all’israeliana Delek: è da questi giacimenti che in Europa in futuro potrebbe arrivare il gas che farà concorrenza a quello iraniano e qatariota estratto nel Golfo Persico. Per l’Iran il controllo dello Yemen e del Mar Rosso significherebbe un accesso diretto della sua forza navale al Mediterraneo con la possibilità di negoziare minacciando direttamente i giacimenti rivali.

Non è un caso se domenica una delegazione degli Houthi si è recata in Libano per consultarsi con il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, a meno di venti giorni dai colloqui previsti a Ginevra. Qualsiasi cosa venga decisa davanti all’Onu, anche Beirut avrà la sua voce in capitolo sullo Yemen e sul gas del Mediterraneo: al largo delle coste libanesi, al confine con Israele, ci sono altri giacimenti, alcuni contesi con Gerusalemme.

È la guerra a chi arriverà primo a fornire il gas all’Europa liberandola dalla dipendenza russa. Questa guerra l’avranno fatta anche i bambini yemeniti.

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