mercoledì, Agosto 4

Yemen in guerra Il 25 marzo 2015 ha dichiarato guerra al suo vicino meridionale, lo Yemen

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Violando completamente il diritto internazionale l’Arabia Saudita, la teocrazia più violenta e repressiva al mondo, il 25 marzo 2015 ha dichiarato guerra al suo vicino meridionale, lo Yemen, invitando un’ampia coalizione a fornirle sostegno. A sostenerla Paesi come la Giordania, il Marocco, il Bahrain, il Kuwait, il Qatar, l’Egitto, il Sudan, gli Emirati arabi, gli Stati Uniti, l’Unione Europea e il Pakistan.

Mentre gli Yemeniti dormivano nelle proprie abitazioni all’oscuro di tutto, l’Arabia Saudita e la coalizione di sostegno hanno sommerso di bombe la capitale, Sana’a, incuranti dei milioni di civili e intenti a distruggere il loro nemico, gli Houthi.

Il nuovo oggetto di disaffezione del Regno, gli Houthi – un gruppo ribelle yemenita proveniente da Sa’ada, nord dello Yemen, organizzati sotto la leadership di Abel Malek al-Houthi – sono stati ampiamente descritti dai mezzi di comunicazione occidentali e pro Arabia Saudita come la fonte di ogni male, come una fazione ribelle sciita in collusione con l’Iran, il nuovo nemico da odiare e soprattutto il nuovo obiettivo da distruggere.

Mentre si potrebbe interpretare che questa narrativa abbia una forte valenza politica, la mera dimostrazione della paura paranoica dell’Arabia Saudita che l’Iran potrebbe un giorno ambire a dissolvere il suo potente impero arabo, etichettare gli Houthi come sciiti e desumere che essi rappresentino l’intera comunità sciita yemenita è servito solo ad alimentare l’odio settario, privando tutti gli sciiti in Yemen dei loro diritti civili nazionali inalienabili.

L’equazione è questa: gli Houthi sono sciiti e quindi tutti gli sciiti in Yemen sono Houthi. Essendo tutti gli Houthi alleati con l’Iran e quindi intrinsecamente violenti, tutti gli sciiti in Yemen dovrebbero essere trattati con sospetto e alla fine neutralizzati.

Mentre questa retorica è utile alla posizione religiosa reazionaria del Regno, quest’ultimo, facendo appello alla sua leadership religiosa radicale, ha posto lo Yemen e tutti gli Yemeniti al centro di un pericoloso dibattito: la libertà religiosa. Tale semplificazione della composizione religiosa, sociale e politica della società yemenita non è altro che un pregiudizio e un enorme errore.

Secondo quanto affermato da un famoso politico irlandese, David Trimble, «l’ombra oscura che ci sembra di vedere a distanza in realtà non è l’ombra di una montagna davanti a noi ma di una dietro di noi – un’ombra del passato proiettata nel nostro futuro. È una melma oscura di settarismo storico. Possiamo lasciarcelo alle spalle se vogliamo».

C’è da chiedersi dunque cosa è successo in Yemen che ha portato il mondo a sentirsi obbligato a ritornare a un’etichettatura e a un’umiliazione di tipo religioso, piuttosto che promuovere e portare avanti i suoi piani politici sul campo.

Il primo elemento da comprendere in questa sede è che l’Arabia Saudita, il principale istigatore di violenza e promotore di odio, si autodefinisce all’interno dei parametri del radicalismo religioso – per natura reazionari, i Wahhabiti sunniti sono inclini a rifiutare tutto ciò che non è in linea con la loro idea del divino. Questa caratteristica è stata ampiamente dimostrata da Riyadh nella sua brutale, spesso cruenta, campagna di repressione condotta contro gli attivisti dei diritti degli sciiti nella provincia orientale di Qatif.

L’arresto e la successiva condanna a morte di Sheikh Nimr al-Nimr sono la prova dell’intolleranza dell’Arabia Saudita verso tutto ciò o tutti coloro che sembrano rappresentare una minaccia alla sua autorità: religiosa, politica o altro.

Ma ritorniamo allo Yemen.

Una lezione di religione. Cos’è lo Zaydismo?

Per meglio comprendere ciò che è in gioco e la tragedia che si sta verificando in quella che una volta era una nazione pacifica dell’Arabia meridionale, bisogna analizzare la composizione socio-religiosa del Paese.

Lo Yemen è una nazione musulmana. Sebbene l’Islam rappresenti l’asse su cui si basa la Costituzione, è importante capire che, a differenza del suo vicino a nord, l’Arabia Saudita, lo Yemen è di base uno Stato tollerante e comprensivo sul piano religioso.

La sua popolazione musulmana può essere divisa in due principali gruppi religiosi –  i sunniti a sud e gli Zayditi a nord.

Lo Zaydismo, la più antica fazione dell’Islam sciita, differisce poco dal Sunnismo, almeno non nel senso che molti credono. Proprio come l’Islam sunnita non rappresenta l’Arabia Saudita, lo Zaydismo non rappresenta l’Iran sciita.

Ora, circa il 40% della popolazione yemenita è Zaydista. Le tradizioni zaydiste dello Yemen risalgono all’ottavo secolo d.C., quando la Umma (Comunità musulmana) assisteva al suo primo grande scisma.

Inspirati dal nipote di Imam Hussein, Zayd, gli Zayditi sono anche noti come Fiver e hanno una diversa filosofia dai Twelver –  principale corrente dell’Islam sciita.

Con una tradizione religiosa che dura da secoli, gli Zaiditi yemeniti non sono affatto una stranezza o un fenomeno religioso nuovo come molti mezzi di comunicazione hanno tentato di descrivere. Se il mondo si è accorto improvvisamente dell’esistenza degli Zaiditi in Yemen principalmente è perché la religione è apparsa improvvisamente come un potente catalizzatore politico, uno strumento di opportunità.

Quanto agli Houthi, una fazione tribale di Sa’ada, nord dello Yemen, politicamente organizzati sotto la denominazione ‘Ansarallah’, essi sono musulmani Zaiditi. Mentre questo gruppo non ha mai nascosto questo fattore dalla loro identità, la loro affiliazione all’Islam Zaidita è stata irrilevante quando si è trattato delle loro richieste politiche.

Come qualsiasi altro gruppo politico in Yemen, gli Houthi si sono definiti mediante le loro richieste, non la loro fede – mentre questo è quello che i Sauditi e il mondo vorrebbero fare per loro!

Se tutte le tribù Houthi – da non confondere con il braccio politico del gruppo, Ansar Allah, dal momento che ora la fazione include sunniti nei sui ranghi – sono Zaidite, non tutti gli Zaiditi sono Houthi. Questi ultimi sono semplicemente un gruppo tribale presente all’interno dello Yemen, e non rappresentano l’intera comunità Zaidita yemenita. E mentre gli Houthi hanno un gran peso in seno ad Ansar Allah, non tutti i membri di quest’ultimo sono Houthi. Molti dei leader di Ansar Allah, Ali al Amad ad esempio, non appartengono alla tribù degli Houthi.

È questa confusione che ha alimentato l’onda di abusi che ha colpito gli Zaiditi yemeniti e più in generale l’intera comunità sciita in Yemen.

Come ha osservato Hawra Zakery, un’attivista per i diritti umani di Shia Rights Watch (SRW – Osservatorio per i diritti degli sciiti), “considerando i crescenti movimenti anti-sciiti in Medio Oriente, è fondamentale che i politici e gli organi di stampa facciano una distinzione tra i gruppi militanti e la maggioranza delle popolazioni sciite al fine di mostrare questa minoranza in un quadro più realistico”.

Gli stessi Houthi affermano che mirano a rappresentare il popolo yemenita e le aspirazioni di quest’ultimo, al di là dei dogmi religiosi e tale differenziazione è importantissima”, ha aggiunto l’attivista.

L’incubo sciita

L’Islam sciita rappresenta ora l’incubo, l’ideologia religiosa contorta che tutti temono così tanto.

È così, e nessuno sa il perché. C’è da chiedersi ora perché ad esempio gli Houthi continuano a essere etichettati come questo ‘gruppo ribelle sciita’ quando ad altri gruppi non vengono attribuiti gli stessi aggettivi? Nemmeno ad al-Qaeda. Perché quest’ultimo non viene descritto come un gruppo terroristico sunnita radicale/wahhabita? Ciò turberebbe l’Arabia Saudita? O comporterebbe automaticamente che tutti i wahhabiti o i sunniti vengano considerati per tale ragione terroristi?

In realtà, la risposta è sì! E certamente ciò sarebbe ingiusto, pregiudizievole e autodistruttivo.

L’uso della religione per alimentare sentimenti negativi e in qualche modo motivare razionalmente la violenza porterà solo a ulteriore violenza e spargimento di sangue insensati.

Mentre il mondo rimane in guerra con lo Yemen, Shia Rights Watch ha lanciato l’allarme, esortando le potenze mondiali a rispettare i loro impegni verso il diritto internazionale e i diritti umani e a cambiare la narrativa in corso che sta distruggendo lo Yemen.

La libertà di religione costituisce un diritto inalienabile. La comunità sciita yemenita non dovrebbe diventare un obiettivo politico da far rientrare nell’ordine del giorno delle potenze straniere. Le persone non dovrebbero sentirsi minacciate nella loro identità religiosa ed essere trasformate in facili bersagli di odio, respinte dalla società poiché membri di una minoranza”, ha affermato SRW in una dichiarazione.

Quest’ultimo in realtà sostiene che gruppi quali al-Qaeda o l’Isis abbiano beneficiato dell’ascesa di sentimenti anti-sciiti, sia in Yemen che nell’intera regione. I gruppi per i diritti umani non sono gli unici a fare queste valutazioni.

Marwa Osman, analista politico e commentatore di Russia Today, all’inizio di questo mese ha sottolineato che la campagna anti-sciiti condotta dall’Arabia Saudita comporterà delle pesanti ripercussioni in tutto il Medio Oriente.

«La violenza in Yemen è iniziata il 4 marzo quando un’autobomba è esplosa all’esterno di uno stadio di Beitha provocando la morte di 10 sciiti e il ferimento di altri 50. Questo è stato solo l’inizio degli incidenti poiché sono stati uccisi altri 167 sciiti e 400 feriti. 143 persone hanno perso la vita e 350 sono rimaste ferite il 20 marzo quando i terroristi dello Stato Islamico hanno bombardato quattro moschee. Questo è il primo mese di questo anno nel quale gli Yemeniti hanno riportato incidenti anti-sciiti, ma l’invasione da parte dei vicini Stati del Golfo ne potrebbe causare ulteriori. Le forze di coalizione arabe hanno già iniziato a totalizzare vittime tra civili, incluso un campo profughi, e l’invasione non può finire bene», ha scritto SRW nel suo rapporto del mese di marzo.

Tuttavia, a preoccupare di più è il fatto che nei mesi scorsi gli Zaiditi yemeniti sono stati cacciati dagli ospedali della capitale, non curati dai dottori a causa del loro credo, ulteriore dimostrazione di questo crescente odio che politici e media hanno alimentato.

Hossam al Hamdi, amministratore di un ospedale di Sana’a, ha affermato di aver assistito personalmente a due incidenti quando ai pazienti Zaiditi è stato detto di lasciare il posto e cercare altrove le cure. “C’è stata molta tensione all’interno delle comunità dato che molte persone hanno trasferito la loro antipatia politica nei confronti degli Houthi verso tutti gli Zaiditi yemeniti…Tali sviluppi sono veramente preoccupanti, non avendo il popolo yemenita mai avuto esperienza di simili problemi”.

Mentre gli Yemeniti hanno patito molto negli anni, nei decenni e nel corso dei secoli, il settarismo non ha mai fatto parte dell’equazione. Dobbiamo credere che la comunità Zaidita yemenita, esistente dall’ottavo secolo, sia divenuta improvvisamente una potente minaccia per la sicurezza nazionale? O piuttosto la questione consiste nel fatto che i politici vorrebbero sfruttare la religione per dare una spiegazione razionale ad ambizioni essenzialmente terrene – quali denaro e potere?

Questa guerra in Yemen non è di tipo religioso, ma le potenze mondiali stanno agendo bene per farla diventare tale.

Ricordiamo il motivo per cui l’Arabia Saudita ha inviato la cavalleria pesante in Yemen – il petrolio e il controllo sulle rotte del petrolio a livello mondiale.

 

Traduzione di Patrizia Stellato

 

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