venerdì, Ottobre 22

Yemen e la piaga della guerra civile

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Se da una parte Hadi ha protestato perché era al corrente soltanto della decisione di Riyadh di attaccare lo Yemen, quando è arrivato in Oman a seguito della sua fuga da Aden, gli ufficiali sauditi si sono lamentati invece che l’ex presidente ha fatto esplicitamente appello al regno per essere riportato in carica. Dalla sua ascesa alla vicepresidenza fino alla sua designazione ‘forzata’ alla presidenza nel 2012, a seguito delle elezioni in cui era l’unico candidato, evento che ancora è ricordato come una parodia della democrazia, Hadi mancò completamente di essere la manifestazione del volere popolare, per occuparsi piuttosto dei suoi personali interessi economici.

Tra gli altopiani, ancora una volta i rivoluzionari yemeniti reclamarono a gran voce una promessa di cambiamento per coloro che erano stati deprivati e oppressi. Arrivarono in massa, armati hanno marciato verso la capitale, Sana’a. I pochi divennero molti, i molti furono una moltitudine, la maggioranza, stavano insieme davanti alla vecchia guardia dello Yemen, si ribellavano sprezzanti contro una cerchia politica le cui relazioni e soldi avevano permesso la creazione di nuove catene. Lo Yemen non era sul punto di lasciar perdere il proprio sogno di libertà, d’altro canto, tra le monarchie del Golfo, con l’Arabia Saudita in testa, non si potrà digerire la democrazia al confine meridionale. Sopprimendo le notizie dei media in modo attentamente progettato, il sangue sparso in Yemen fu celato alla vista. Oltre 10.000 uomini, donne e bambini, tutti civili, sono morti in Yemen milioni furono cacciati dalle loro case e 22 milioni muoiono di fame. Un quadro generale della situazione lo offre anche il Dr Riaz Karim della Mona Relief Organization: “Ciò che il mondo chiede allo Yemen è di piegarsi al Wahhabismo, proprio l’ideologia che diede vita all’ISIS, al-Qaida e altri acronimi del terrorismo, e di esserne felice! Lasceresti che i tuoi figli o figlie crescano sotto l’occhio vendicativo dei radicali? Non ti opporresti con qualsiasi mezzo possibile affinché il tuo bambino non trascorra una vita di oppressione e infamia a causa di fanatici religiosi?”. Eppure la comunità mondiale ha denunciato il movimento di resistenza yemenita e ha appoggiato la guerra dell’Arabia Saudita. Appare ancora peggio se sia i media che i governi hanno cercato di inventare giustificazioni per il terrorismo, spalleggiato dallo stato, sostenendone la legittimità.

«L’Arabia Saudita sta bombardando lo Yemen per portare pace e stabilità», ha scritto l’Ambasciatore saudita nel Regno Unito, Principe Mohammed bin Nawaf bin Abdulaziz, in un articolo d’opinione per il ‘Telegraph‘ a fine febbraio e prosegue: «Mentre il Regno dell’Arabia Saudita è profondamente dispiaciuto per i civili morti, smentisce con fermezza l’accusa di aver voluto colpire deliberatamente dei civili. Inoltre, la sua ricerca di obiettivi primari di sicurezza nazionale non sarebbe ostacolata da tale atteggiamento politico… È importante comprendere quale sia la natura della guerra che ha luogo in Yemen, gli sforzi considerevoli che sono già stati fatti dall’esercito saudita per evitare perdite tra i civili e il modo in cui informazioni sbagliate su questo conflitto riescano spesso ad arrivare sotto i riflettori. Una volta osservati questi elementi, il quadro dipinto dall’ONU e da varie lobby appare radicalmente diverso da quello proposto dalla stampa».

«L’Arabia Saudita vuole che lo Yemen torni ad essere l’ubbidiente servitore del suo impero Wahhabista e un fantoccio succube del suo volere religioso radicale. È all’imperialismo e al Wahhabismo che lo Yemen resiste con ogni fibra del suo essere. È l’assoggettamento del pensiero, del corpo e dell’animo che gli yemeniti cercano disperatamente di respingere, così che i loro bambini possano avere il lusso del libero arbitrio» ha sottolineato sempre l’analista Pearson, proseguendo: «Guardate le atrocità commesse dall’ISIS, guardate questo terrorismo che ha distrutto milioni di vite, questo terrorismo che uno dei religiosi più anziani ha ammesso essere in realtà un filone discendente dal Wahhabismo, e ditemi che non fareste lo stesso. Ditemi che non graffiereste e non fareste di tutto per salvare la vostra famiglia!».

Sono stati rasi al suolo ospedali, scuole, convogli di cibo, quartieri residenziali, siti patrimoni dell’UNESCO, impianti idrici e le ONG. Ma i crimini di guerra non finiscono qui Al-Saud ha predisposto un blocco brutale e antiumanitario nei confronti dello Yemen per far morire la gente di fame e costringerla ad aderire all’imposizione religiosa. C’è di più nel sud, dove Riyadh ha preso il controllo delle posizioni geostrategiche, al-Qaida ha potuto fiorire e prosperare.

Sotto l’occupazione saudita, il terrorismo ha guadagnato un punto di appoggio nello Yemen del Sud. Sotto i bombardamenti sauditi, un popolo intero continua a morire.

 

Traduzione Alice Zanzottera

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