mercoledì, ottobre 24

Yakuza: la mafia del Sol Levante Storia, struttura e affari dell’organizzazione criminale giapponese

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La Yakuza è un’organizzazione criminale giapponese le cui origini risalgono al XVIII secolo. Come in molte ricostruzioni storiche riguardanti la nascita delle associazioni mafiose – specie nostrane – prevalgono sempre due versioni: da una parte quella mitico-cavalleresca – che è la narrazione raccontata ai nuovi adepti e tramandata nel corso delle generazioni – e dall’altra quella reale, o presunta tale, data dagli storici che cercano di comprendere le effettive radici del fenomeno.

Gli affiliati della Yakuza, nel loro racconto mitico sulle origini, si ritengono i discendenti dei machi yakko (letteralmente ‘servitori, difensori dello Stato’).  Questi erano un gruppo di natura stabile, con un capo al vertice, che contrastava le bande di kabukimono, guerrieri dall’aspetto stravagante che scorazzavano per i villaggi terrorizzando i contadini, i quali li ribattezzarono hatomoto yakko. Gli hatomoto erano un raggruppamento di ronin, cioè guerrieri/samurai senza padrone, caduti in disgrazia dopo che, nel 1603, lo shogun Toyotomi Hideyoshi prima e, alla sua morte, Tokugawa Hideyoshi, assicurarono un lungo periodo di pace all’impero giapponese. In questa lunga fase, questi guerrieri, rimasti senza lavoro, diventarono ingestibili e, chi non seppe trovare alternative, decadde nello stato di ronin che, raggruppatisi, razziavano le comunità lungo il loro cammino per potersi mantenere. Nel contrasto agli hatamoto, dunque, i machi yakko assunsero una funzione simile a quella di una moderna polizia locale e, come spiega lo studioso Giorgio Arduini, nel libro ‘Yakuza. Un’altra mafia’, «facevano mostra delle stesse stravaganze dei loro nemici ed erano soliti giocare al gioco d’azzardo, ma questi eccessi venivano loro perdonati in virtù del coraggio con cui affrontavano gli hatamoto yakko».

L’immagine sostanzialmente positiva derivante da questo tipo di figure va a scontrarsi con la realtà dei fatti, che vede l’organizzazione perseguire i suoi scopi criminali ed infrangere le leggi dello Stato in cui è inserita. La proposta di questo mito, però, svolge una funzione fortemente simbolica che si pone sostanzialmente due obiettivi: il rafforzamento dei legami tra i membri dei vari gruppi mafiosi e l’attrazione di nuovi adepti affascinati dal valore positivo che queste immagini veicolano.

Verosimilmente, l’origine degli yakuza è da riportare, e rapportare, a due gruppi malavitosi che si costituirono agli albori del XVIII secolo: i tekiya e i bakuto.

I primi erano venditori ambulanti che, tramite truffe ed altre attività illecite, raggiravano i loro clienti. Inoltre, imponevano il pizzo ai commercianti nei territori sotto il loro controllo e, durante le fiere per le festività religiose, esigevano il pagamento di una quota fissa da parte dei commercianti ambulanti. Attraverso il pagamento, però, ai commercianti veniva garantita assoluta sicurezza, e chi avesse provato ad oltraggiarli, avrebbe leso contemporaneamente l’onore (il kao) dello strozzino.

I bakuto, invece, a differenza dei tekiya, svolgevano le loro operazioni al coperto. Questi erano bande di giocatori d’azzardo professionisti, composti principalmente da due categorie di uomini: contadini frustrati per i cattivi raccolti e mushukunin, uomini pericolosi, cancellati dai registri familiari (una specie di anagrafe di famiglia), a cui era precluso ogni impiego. È proprio dal gioco d’azzardo che deriva la parola Yakuza, che è il termine usato per indicare una sequenza di carte dello oicho kabu. In questo gioco, le carte non hanno semi, ma riportano immagini riprese dalla natura ed il loro valore deve essere ricordato a memoria. Il punteggio più alto è il 19, costituito dalla sequenza 8-9-2, mentre il 20, formato da un 8, un 9 ed un 3, è senza valore. Proprio da questa serie di numeri 8 (yattsu), 9 (ku), 3 (san)  l’organizzazione giapponese ha ricavato il suo nome. A ciò possono seguire due differenti interpretazioni: il coraggio del giocatore che ha saputo rischiare andando oltre il punteggio massimo, oppure, nel caso della effettiva inutilità di quella sequenza di carte, come la propensione della Yakuza a sostenere la parte più povera della popolazione, appunto, senza valore.

Nonostante fossero impegnate in attività illegali, o sul filo della legalità, il Governo non si è mai apertamente schierato contro queste due bande, sia perché, in un certo senso, garantivano l’ordine pubblico sia perché la Polizia poteva ottenere informazioni utili a delle indagini qualora fossero insorte delle inchieste su altri profili criminali.

Con la fine dello shogunato e la restaurazione Meiji, tra il 1866 ed il 1869, il Giappone si aprì al mercato occidentale e fu fondamentale, in questo passaggio, l’appoggio delle bande yakuza all’imperatore, che si legarono politicamente alle ali conservatrici e ultranazionaliste per promuovere e riaffermare le antiche tradizioni della società giapponese.

Nel 1881 con la fondazione della Genyosha (Società dell’Oceano Tenebroso)  – da parte di Toyoma Mitsura – molti yakuza furono inglobati in questa organizzazione che, funzionando come federazione delle associazioni nazionaliste e capostipite delle moderne società segrete e patriottiche, era riverente verso l’imperatore, rispettosa della nazione e detentrice della difesa dei diritti del popolo.

Membri della Genyosha lavorarono come guardie del corpo per gli ufficiali del Governo e dei boss locali. Inoltre, con la costituzione del Kenpei Tai, i servizi segreti giapponesi, ci fu un intreccio tra gli agenti delle due istituzioni che, mediante attività di spionaggio, portarono un contributo decisivo per la vittoria del Giappone nei confronti della Corea (1894-95) e contro la Russia (1904-05).

In quest’epoca si delinearono definitivamente le caratteristiche della Yakuza che sono valide ancora oggi: rispetto del potere; xenofobia; professione dello Shinto; rispetto assoluto dell’imperatore; idealizzazione del passato; struttura fondata sul rapporto oyabun-kabun (padre-filgio).

Come abbiamo appena detto, la struttura dell’organizzazione è fondata sulla relazione oyabun-kabun, che riflette la verticalità dei rapporti su cui si basa la società nipponica. Oltre a questo concetto, la yakuza si rifà all’idea di ie, ovvero alla spiccata coscienza di gruppo che contraddistingue i giapponesi.  Spiega l’antropologa Nakane Chie che «l’essenza di questa coscienza è radicata nella società giapponese ed il concetto di domesticità, di casa, permea ogni angolo della società», continua, «l’ie è un gruppo sociale costruito sulla base di una struttura di residenza stabilita e spesso di organizzazione manageriale. Ciò che è importante qui è che le relazioni umane all’interno di questo gruppo familiare sono considerate più importanti di tutte le altre relazioni umane».

Questi sono i due concetti fondamentali per capire com’è strutturata la Yakuza, il cui nucleo principale è la famiglia, non intesa per forza in termini di consanguineità, ed è proprio questo il punto cruciale per comprendere il concetto di ie.

La famiglia, la ykka (o kumi) nel gergo mafioso, pretende dai suoi membri kobun assoluta abnegazione nei confronti dell’oyabun, il capo famiglia. Questa assoluta fedeltà e dedizione è espressa dal migawiri:  un principio secondo il quale un kobun – la cui autorevolezza  si fonda sull’onore (kao) e sulla mascolinità (otoko) –  è disposto a dare la propria vita per i suoi seguaci.

All’interno della ykka il numero massimo di membri è di 50. Al superamento di tale soglia si possono formare delle bunke, delle ramificazioni della ykka principale, la bunke. Il rapporto tra hunke e bunke sarà a sua volta espresso sempre riflettendo il concetto di oyabun-kobun. Ogni ykka segue la sua gerarchia piramidale, strutturata su quattro livelli, dal più alto al più basso: i  Saiko kanbu,  i dirigenti supremi;  i Kanbu, i dirigenti; i Wakachu, i giovani organizzatori; gli Jun kosein, gli apprendisti.

Ad ogni livello corrispondono poi dei ruoli. Il ruolo più alto tra i Saiko kanbu spetta al Kuni-cho o oyabun, cioè il boss, la carica suprema. La scala, formata da cariche per ogni componente di ogni singolo livello, arriva fino all’ultimo degli jun kosein. Ad ogni modo, si può essere appartenenti a più ykke e si possono ricoprire ruoli differenti per ogni famiglia mafiosa con la quale si hanno rapporti.

Le regole fondamentali sono cinque e compongono il ninkyo, il codice d’onore: non disobbedire o causare problemi ai tuoi superiori; non tradire il gruppo o i tuoi compagni; non lottare con i tuoi propri compagni o rompere l’armonia dell’organizzazione; non sprecare i fondi dell’organizzazione; non toccare alcuna donna dell’organizzazione. Oltre al ninkyo, vige tra i nuovi affiliati un codice di comportamento, il Wakamono no kokore (le regole di comportamento per i giovani yakuza), esposto nelle basi delle ykke e composto da 17 regole.

Presupposto fondamentale, al di là delle regole, è solo uno: l’obbedienza totale ed incondizionata al proprio oyabun. A fronte di queste norme, le punizioni, in caso di comportamenti errati volti a danneggiare il gruppo, variano dall’espulsione dalla ykka alla morte. Le caratteristiche distintive di ogni ykka sono i mon, l’emblema che distingue ogni organizzazione criminale ed ogni famiglia. I membri della yakuza sono soliti tatuarsi completamente il corpo, ed i motivi spaziano da elementi della fauna, alla flora, a frasi o personaggi popolari. Anche la Yakuza non è esente da rituali, il più importante dei quali è il sakazuki shiki ( la cerimonia delle tazze di sakè) che svolge due funzioni: una iniziatica per i nuovi membri e l’altra riconciliatrice, nel caso di due famiglie in lotta.

Ad oggi l’organizzazione più potente all’interno della Yakuza è la Yamaguchi-Gumi, che prende il suo nome dal suo fondatore Harukichi YamaguchiGli affari in cui è coinvolta la Yakuza sono molteplici, essendo legata al mondo politico, economico e, soprattutto, finanziario. Tra le attività illegali che persegue vi sono ovviamente il gioco d’azzardo e le scommesse illegali, pratica che abbiamo visto derivare dai bakuto. Oltre  a queste le altre operazioni criminali sono: furti, rapine, taglieggio delle aziende, showbuisness, pornografia e prostituzione.

Ciò che la fa essere sostanzialmente una delle mafie più importanti a livello mondiale è come si rapporta con le altre organizzazioni criminali internazionali e su questo tema, non si possono escludere quelle che sono le attività principali che contraddistinguono le mafie globali, cioè il contrabbando di armi e di stupefacenti.

Di fronte a questo tipo di attività è impossibile non pensare ad un collegamento con le altre mafie internazionali e italiane, ma al momento non vi sono documenti ufficiali che rimandano a questo legame.

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