martedì, Giugno 15

Xylella: prosegua la ricerca Salento, le associazioni chiedono all'Ue di rinegoziare promuovendo alternative al taglio

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Ora la questione non è più politicama scientifica, spiega Antonia Battaglia, attivista della ong Peacelink, pochi giorni prima di tornare a Bruxelles e vedere cosa si muoverà sul tema della Xylella fastidiosa, il batterio killer ritenuto colpevole del disseccamento di uno dei simboli del paesaggio e dell’economia del Salentol’ulivo. L’organizzazione di cui fa parte Battaglia si è fatta portavoce delle istanze di alcune associazioni locali (in particolare di Spazi popolari – AgriCultura organica rigenerativa, che si dedica alla promozione dell’agricoltura naturale) al fine di portare la questione all’attenzione delle istituzioni europee. Lo scopo è evidenziare la possibilità di metodi alternativi al taglio degli alberi, sottolineando al contempo la necessità di studi approfonditi sulle cause del disseccamento e sull’interazione tra Xylella e altri fattori. “La decisione della Commissione europea è presa e stiamo aspettando un intervento della Regione Puglia”, prosegue Battaglia, “in particolare auspichiamo che la ricerca e la sperimentazione vadano avanti, per presentare alla Commissione europea nuovi dati. Come Peacelink e Spazi popolari continuiamo nella nostra azione di sostegno, ma in questo momento la palla è passata a chi fa la sperimentazione e a chi può portarne i risultati a Bruxelles, ossia la Regione”.

Si tratta di una storia iniziata circa sette anni fa e gestita a livello regionale fino al febbraio scorso, quando c’è stato un commissariamento da parte dello Stato. Ma il caso è esploso soprattutto a partire dall’estate del 2014, diversi mesi dopo una delibera della Regione Puglia in cui si parla di Co.Di.Ro. (complesso del disseccamento rapido dell’olivo) e in concomitanza con una prima decisione UE in proposito. “Nel luglio 2014 la Commissione aveva indicato alcune misure di attuazione urgenti per la Puglia, finalizzate a contrastare il fenomeno: in quel momento si parlò di tagliare tutti gli alberi infetti”, racconta Battaglia”, “ossia quasi un milione di ulivi. In seguito a un intervento di Peacelink e Spazi popolari, però, le zone interessate sono state ridotte, e il 28 aprile di quest’anno la decisione è stata rivista, stabilendo di agire solo su tutti i nuovi focolai e sulle piante comprese entro un raggio di 100 metri da quelle infette”.

Xylella è stato inserito dall’Eppo (organizzazione europea per la protezione delle piante) nella lista A1, comprendente gli organismi da quarantena. Le aziende danneggiate per oltre il 30% della loro produzione lorda vendibile potranno beneficiare degli 11 milioni provenienti dal Fondo di solidarietà nazionale, attivato per la prima volta in Italia a causa di un’emergenza fitosanitaria (previsti la sospensione delle rate dei mutui e dei contributi assistenziali e previdenziali, risarcimenti per mancato reddito e compensazioni per l’abbattimento degli alberi, in base a una stima del loro valore). Ulteriori interventi di indennizzo saranno effettuati attingendo ai 13 milioni di euro del budget del Commissario di protezione civile. “Difficile quantificare in modo preciso i danni subiti finora da aziende e produttori”, precisa Battaglia, “ma alcune nostre stime parlano di effetti molto pesanti per le attività vivaistiche o esportatrici d’olio e anche per il turismo, dove quest’anno c’è stato un lieve calo di prenotazioni che si ritiene causato proprio dalla questione degli ulivi”. A luglio il Commissario europeo per la Salute, Vytenis Andriukaitis, ha visitato il Salento, chiedendo che vengano messe urgentemente in atto le misure finora individuate, comprendenti l’uso massiccio di pesticidi e l’eradicazione degli alberi infetti.

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