Xi Jinping: l’uomo forte al comando della Cina L'analisi di Stefano Silvestri, consigliere scientifico presso lo IAI, sulla rafforzata leadership di Xi Jimping e le conseguenti ricadute sul piano politico

Come si può inquadrare la assenza di dirigenti della cosiddetta sesta generazione fra i membri del Politburo e la mancata designazione di un suo successore? Xi potrebbe puntare a un terzo mandato?

E’ certamente probabile che Xi Jinping possa in futuro ottenere un terzo mandato alla guida della Cina, le attuali circostanze politiche depongono in questa direzione. Non dimentichiamo comunque che siamo appena agli inizi del suo secondo mandato quindi è forse prematuro dare per sicura un’ulteriore riconferma. Se si analizza, invece, la composizione del comitato permanente del Politburo risulta evidente che si è di fronte a dirigenti facenti parte dello stesso gruppo, una sorta di gruppo solidale che costituisce sicuramente una grande indicazione di forza del gruppo stesso. E costituisce un’ulteriore elemento di forza il fatto che il comitato permanente sia rimasto a sette membri e non sia sceso a cinque come molti ipotizzavano. L’attuale comitato permanente rappresenta pertanto un gruppo solido ed omogeneo su cui Xi può contare per portare avanti la propria linea politica.

Il rafforzamento della leadership di Xi non rischia di avvenire a discapito del Partito e di indebolirlo?

La legittimità del Presidente cinese deriva dal Partito Comunista. Il vero problema è se il Partito sia in grado di controllare il Presidente e io non credo che questo sia possibile. In realtà è il Politburo l’unico organo idoneo a controllare il Presidente. Pertanto a livello di leadership non esiste alcuna dialettica di tipo democratico o parlamentare perché le relazioni fra Presidente e Politburo è strettamente incentrata su rapporti di vertice. E’ possibile che un eccessivo rafforzamento dei poteri presidenziali metta in ombra il Partito, ma in ogni caso non si deve dimenticare come la leadership della Cina tenda ad utilizzare la struttura del Partito principalmente come canale per la propria autolegittimazione e per l’esercizio di azioni ed interferenze mirate all’interno dello Stato.

La Cina è caratterizzata da una grande contraddizione fra l’immagine di un Paese molto sicuro di sé a livello globale da una parte e l’esitamento delle riforme economiche interne dall’altra. Ora che il Congresso è concluso, Xi Jinping riuscirà a superare questa contraddizione e proseguire con più fiducia sul cammino delle riforme?

Io credo che riuscirà nel suo intento e già vi sono stati segnali positivi in proposito. Al momento la leadership cinese è particolarmente concentrata sulla espansione internazionale della propria economia, il progetto della Nuova Via della Seta costituisce un esempio evidente di questa tendenza. La sfida sarà data dall’effettiva capacità del Governo di dirottare risorse adeguate a scopi di benessere interno. E’ prematuro dire se questo obiettivo sarà raggiunto ma sono convinto che prima o poi Xi Jinping dovrà impegnarsi in questa direzione.

Si è parlato di una maggiore espansione internazionale della Cina nell’immediato futuro, questa strategia potrebbe trovare un valido punto d’appoggio in una nuova strategia di rapporti con Hong Kong basata sul dialogo e su una maggiore dialettica?

Al momento l’approccio con Hong Kong sembra ancora improntato ad un marcato nazionalismo, nazionalismo che abbiamo visto anche nelle relazioni con Taiwan. Tuttavia questo approccio rientra probabilmente nella retorica del Congresso, nell’ambito del quale si devono necessariamente sostenere determinate posizioni, bisognerà vedere all’atto pratico cosa potrà cambiare nel prossimo futuro. Certamente una politica più rilassata e improntata sul dialogo con Hong Kong darebbe un segnale positivo agli Stati vicini alla Cina.

Recentemente si sono rincorse voci circa un possibile complotto a danno del Presidente da parte di oppositori interni, a questo proposito la leadership di Xi Jinping presenta dei punti di debolezza che potrebbero essere sfruttati dai suoi avversari?

In Cina il centro di potere che tradizionalmente poteva intervenire per cambiare la leadership era rappresentato dalle forze armate. In questi anni le forze armate sono state in larga misura ricondotte sotto il controllo del Partito e delle autorità di Governo. L’esercito continua certamente ad essere un importante attore della vita del Paese ma rispetto al passato ha perso molto in termini di ‘peso’ politico. Qualora in futuro vi fosse una forte insoddisfazione delle forze armate, questo potrebbe convincere le fazioni oppositrici di Xi Jinping a tentare di rimettere in discussione la sua leadership. Ma al momento non vi sono segnali in forza dei quali si possa affermare che ciò stia avvenendo.