domenica, Maggio 9

Win-win: cavallo di Troia cinese per la conquista dell’Africa Il modello di globalizzazione che la Cina oppone al protezionismo di Trump e alla globalizzazione come tradizionalmente intesa dall’Occidente

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La necessità di aprirsi al mondo esterno rende i Paesi più interconnessi tra loro. Questa è la base del concetto fondamentale proposto nel Forum economico di Boao: ‘Comunità e Destino Comune’. Per raggiungere un elevato standard di scambi commerciali e produttivi non è sufficiente diminuire o eliminare le tariffe doganali o creare zone franche di produzione e commercio. Occorre anche creare i mezzi fisici affinché la interazione produttiva e commerciale possa fiorire: porti, ferrovie, autostrade, aeroporti, link di telecomunicazioni. Questi sono gli obiettivi della  Banca Asiatica per gli Investimenti e le Infrastrutture (AIIB)  e di altre iniziative che sono in fase di studio in Cina. Il vantaggio della divisione internazionale del lavoro, significa che due Nazioni possono essere più forti di una sola. Nelle analisi economiche di Marx e Smith, il mutuo beneficio risulta la chiave per il successo di ogni azione intrapresa. L’enfasi della Cina sulla filosofia win-win non è puro esercizio retorico, ma buon senso pratico fondato su analisi economiche.

Anche i Paesi non interessati alle teorie di Marx o Smith possono essere interessati agli aspetti pratici e convenienze che esse offrono. Per far comprendere il concetto prendiamo l’esempio della AIIB. La Gran Bretagna ha deciso di aggregarsi, sottolinea il Presidente cinese, nonostante il parere contrario degli Stati Uniti, che da tempo tentano di persuadere altri Paesi a non partecipare alla AIIB. La Casa Bianca è convinta che AIIB sia uno stratagemma per finanziarie infrastrutture in Asia al fine di aumentare il commercio cinese. In parte è vero, ma la Gran Bretagna, aggregandosi ne uscirà vincitrice alla pari della Cina. La sua esperienza nel settore finanziario provvederà importanti input e indirizzi che faranno aumentare i capitali della AIIB, con concreto ritorno economico per gli inglesi.

In contrasto gli Stati Uniti propongono alla Gran Bretagna una strategia di Win-Lose (vincitori e perdenti) impedendo di partecipare ad iniziative finanziarie o produttive mondiali di sicuro interesse e generatrici di reciproci vantaggi e sviluppo. Ovvio che la Gran Bretagna ha scelto la collaborazione con la Cina dove entrambi i soci vincono al posto di quella proposta dagli Stati Uniti dove la Gran Bretagna ne uscirebbe come perdente.

I mutui interessi non sono sufficienti per creare una corretta globalizzazione se vengono trascurati o ignorati gli aspetti di interazione delle varie civiltà e il loro bagaglio culturale. L’umanità si è sviluppata in Africa in piccole comunità autosufficienti per millenni. Circa 5000 anni fa l’umanità ha sviluppato Città-Stato, creando imponenti civiltà in Eufrate, Egitto, Roma,  in Cina. Tra il secondo e il terzo secolo prima di Cristo, le dinastie Qing e Han hanno unificato la Cina, mentre Roma ha unito l’Europa, Nord Africa e Asia Occidentale mentre l’Impero Mauryan, l’India.  Stesso avvenne nel settimo secolo con l’Impero Islamico. Cristoforo Colombo, poi, ha collegato in modo permanente l’Europa con le Americhe stabilendo il primo sistema organizzato di commercio globale.

La moderna globalizzazione dipende da questi processi di interazione tra Nazioni, tesi espandere il commercio con l’esterno, e attirare investimenti stranieri. Eppure la globalizzazione economica viaggia su binari più rapidi della globalizzazione culturale tra le diverse civiltà. Tutti siamo portati a pensare che la vita e i costumi sono simili nelle moderne metropoli come Pechino, New York, Londra, New Delhi, Parigi. La gente guida automobili, usa metropolitane, vive in appartamenti, usa computer e smartphones e interagisce sui social media. Marche come Samsung contribuiscono a questa uniformità culturale così come Microsoft o Facebook. Ma quando ci soffermiamo ad analizzare i dettagli, vediamo che le differenze culturali rimangono intatte nelle diverse società. Nella vita reale, l’essere umano deve curare contemporaneamente sia lo sviluppo economico che quello culturale. I Paesi possono differenziarsi in estensione territoriale, densità di popolazione e ricchezze, ma sono eguali dinnanzi alla comunità internazionale e devono essere garantite uguali opportunità di partecipare al commercio e allo sviluppo internazionale.

Il filosofo cinese Mencius amava ripetere che le civiltà sono uniche, ma nessuna è superiore ad un’altra. Predicava la necessità di scambi commerciali e culturali come antidoto a guerre e ingiustizie, come unici mezzi per raggiungere un comune sviluppo dell’umanità. Se una categoria sociale o un Paese sono poveri a causa della ricchezza di una minoranza o di potenze straniere, i rancori crescono, fino arrivare a maturazione generando orrende conseguenze.

La Cina non ha mai combattuto guerre offensive in Paesi stranieri, nè intende iniziare ora. È per questo che promuove lo scambio paritario nel commercio e l’interazione tra culture e civiltà diverse, in un clima di reciproco rispetto e amicizia. Ogni civiltà hai suoi punti di forza e di debolezza. Nessuna civiltà è perfetta sul pianeta o più meritevole. Nessun Paese può ergersi superiore agli altri. Le diverse civiltà fanno parte dell’umanità, quindi devono interagire, scambiarsi mutui benefici e lezioni. Il patrimonio culturale e morale di ogni civiltà richiede rispetto e considerazione. Se tutte le civiltà interagiscono tra loro si elimina il rischio di guerra tra diverse civiltà. Un rischio da allontanare, in quanto trasfonderebbe i Paesi da ‘tutti vincitori’ a ‘tutti perdenti’.

Queste sono le basi del concetto di integrazione economica e culturale della Cina. La filosofia win-win crea benefici in quanto si basa sulla divisione mondiale del lavoro e del benessere. Nella filosofia win-win ogni Paese beneficia delle differenze culturali del partner, assorbendone i lati migliori e crescendo di conseguenza.  

In stretto contrasto si pone il concetto americano. Si ama tanto parlare dell’‘eccezione americana’ e della ‘via americana’, come se questo Paese rappresentasse un esempio positivo da seguire. Purtroppo gli Stati Uniti si considerano una Nazione superiore, e impongono la loro supremazia al resto del mondo.  «La politica estera americana è basata sulla convinzione di superiorità culturale e razziale che porta a giustificare i peggiori crimini e le più atroci sofferenze inflitte ad altri popoli»,  fa notare Michael Mandelbaum uno tra i massimi esperti della politica estera americana.

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