mercoledì, Aprile 14

Win-win: cavallo di Troia cinese per la conquista dell’Africa Il modello di globalizzazione che la Cina oppone al protezionismo di Trump e alla globalizzazione come tradizionalmente intesa dall’Occidente

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Dal lontano 2009, quando la Cina individuò nell’Africa un partner privilegiato per gli scambi commerciali e nella lotta contro la supremazia economica finanziaria dell’Occidente, tutte le relazioni tra Pechino e i Paesi africani si sono basati sulla filosofia del win-win (io vinco-tu vinci, tutti vincitori). Una filosofia che detta gli approcci internazionali di Pechino basati su reciproche convenienze economiche che in meno di un decennio è diventata la regola di base per ogni rapporto con l’Africa, esaltata dai governi africani che la preferiscono di gran lunga ai rapporti neocolonialisti propri della politica di Stati Uniti e Unione Europea.

La filosofia win-win ha permesso alla Cina di diventare il partner economico più importante per l’Africa, di avviare il grande progetto OBOR One Belt One Road, rivoluzione industriale nel continente, e sostenere la politica autocotona delle risorse naturali tesa a far diminuire l’afflusso di petrolio e materie prime africane in Occidente per rafforzare il processo industriale in Africa, e far diventare il continente il quarto blocco economico mondiale a scapito di Stati Uniti e Unione Europea.

Questa filosofia venne esaurientemente spiegata nel 2015 dal Presidente cinese XI Jinping durante il forum economico di Boao. Il testo dell’intervento del Presidente Xi Jinping  -il cui titolo è traducibile in ‘Comunità e Destino Comune’- ha cambiato le sorti dell’Africa.

Oggi, alla viglia dell’atteso intervento del Presidente americano Donald Trump al  World Economic Forum di Davos, soprattutto dopo che le prime due giornate di lavori hanno visto i leader dei maggiori Paesi presenti schierarsi contro il protezionismo di Trump, da Narendra Modi a Angela Merkel, è particolarmente interessante analizzare il modello di globalizzazione che la Cina sta mettendo in atto in Africa con successo. Al Forum 2017 XI Jinping aveva presentato, con molto successo, esattamente questo suo modello di globalizzazione dal volto umano.

Adam Smith, il fondatore dell’economia moderna,  nel suo trattato ‘La Ricchezza delle Nazioni’, sostenne la ‘divisione del lavoro’, sia nazionale che internazionale, come motore dello sviluppo moderno. «Il maggior sviluppo della produttività risiede nella forza lavoro, nella sua professionalità e destrezza, caratteristiche amplificate in una saggia divisione del lavoro». Tutto il ragionamento economico di Adam Smith si basa su questo concetto. E da qui Xi Jinping inizia per presentare la sua filosofia. Altri economisti avevano precedentemente descritto la divisione del lavoro, ma Smith ha avuto il merito di comprenderne le implicazioni sull’economia, il commercio internazionale e lo sviluppo domestico. Comprese anche che la divisione del lavoro ha immediate conseguenze sul processo di dipendenza tra Nazioni.

Nella più moderna forma di questo processo, la globalizzazione mondiale, le dipendenze e interrelazioni tra Nazioni prodotte dalla divisione del lavoro sono evidenti a livello planetario. Per esempio, l’Organizzazione Mondiale del Commercio ha rivelato che solo il 37% dei veicoli americani sono prodotti negli Stati Uniti. Componenti come batterie, pneumatici, sedili sono prodotti in Sud Corea per il 30%, in Giappone per il 18%, in Germania per il 8% e in Singapore e Taiwan per il 4%. Questo vasto e interconnesso sistema rende la produzione più moderna ed efficiente e può contribuire al miglioramento dello standard di vita di milioni di persone.

La suddivisione del lavoro non è limitata alla produzione di automobili, ma coinvolge numerosi altri settori produttivi, in primis quelli legati alla hi-tech e telefonia mobile e al tessile.  Anche gli investimenti e i macchinari sono input indiretti ma fondamentali. L’aumento della suddivisione del lavoro e della produzione ha aumento la proporzione di economia destinata agli investimenti. Centri specializzati di ricerca scientifica si sono inseriti in questa divisione del lavoro. Diversi scienziati che lavorano in laboratori sparsi per il mondo contribuiscono a scoprire innovazioni industriali di gran valore aggiunto. La divisione del lavoro specializzato richiede anche importanti investimenti nell’educazione primaria e universitaria per assicurare il necessario alto livello di conoscenza richiesto per l’innovazione della produzione mondiale.

La suddivisione del lavoro, inserita nella globalizzazione, crea la basi per la produzione avanzata e aumenta il livello di commercio di materie prime, di investimenti, di ricerca scientifica, benessere, educazione e cultura che fanno parte integrante della civiltà umana. La Cina, Paese socialista, è stata influenzata da Karl Marx, ma anche dalle analisi di Adam Smith, due economisti non in contraddizione tra essi. Anche Max criticava il protezionismo nazionalista e ipotizzava una globalizzazione del lavoro.

La globalizzazione e la suddivisione mondiale del lavoro sono parte integrante della filosofia win-win che regola le relazioni tra Stati. Ogni Paese ha la capacità di raggiungere una elevata efficienza produttiva ed economica attraverso la specializzazione, inserita all’interno della divisione mondiale del lavoro. Recenti ricerche dimostrano chiaramente che i Paesi dotati di una mentalità aperta sono avvantaggiati rispetto a quelli che mantengono una mentalità chiusa, in difesa della loro cultura e valori. Il successo della Cina dopo aver adottato una mentalità aperta al mondo è il più eloquente esempio della validità di queste ricerche, sostiene il Presidente cinese.

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