giovedì, Giugno 17

William Navarrete: 'Cuba in piena anarchia'

0
1 2


William Navarrete è nato a Cuba nel 1968, ma è ormai francese di adozione, perché vive a Parigi da oltre vent’anni. Laureato in Storia dell’Arte all’Università dell’Avana e in Letteratura Ispanoamericana alla Sorbona di Parigi. Lavora come giornalista, collaboratore de ‘El Nuevo Herald’, professore, critico d’arte e traduttore per conto delle Nazioni Unite. Ha pubblicato molte opere di saggistica, poesia e narrativa. Curatore di alcune antologie e raccolte letterarie. Ha scritto in francese due volumi sulla musica cubana e diversi saggi, tra i quali si ricorda un Dizionario insolito di Cuba (Cosmopole, París, 2014). La sua raccolta di poesie Edad de miedo al frío (unico libro di Navarrete tradotto in italiano, pubblicato da Il Foglio Letterario come Età di paura al freddo, 2003), ha ricevuto il Premio Eugenio Florit, organizzato dal Centro Panamericano di New York. Il suo primo romanzo, La gema de Cubagua (Madrid, 2011) è stato pubblicato come La danse des millions all’interno della collana La Cosmopolite, una delle più prestigiose di Francia (editorial Stock). Fugas, il suo secondo romanzo, fa parte della collana Andanzas (editorial Tusquets) ed è stata pubblicata in francese come En fugue (Ed. Stock, 2015). Abbiamo avvicinato lo scrittore nel suo esilio parigino per avere da lui qualche impressione sul cambiamento in atto a Cuba.

 

Come vede il futuro dell’Isola?

In piena anarchia. Abbiamo uno Stato il cui programma politico non corrisponde alla realtà e un popolo che non crede nello Stato, ma al tempo stesso non vede altre alternative che emigrare. I cambiamenti degli ultimi tempi sono soltanto misure per ottenere a ogni costo la maggior quantità possibile di valute pregiate (dollari, euro). Mi è difficile immaginare un futuro per l’Isola che non sia quello della emigrazione, della frustrazione collettiva e della definitiva perdita di ogni idea politica da parte delle persone. La corruzione diventerà ancora più forte e l’abisso che separa una piccola parte della popolazione che ha potuto sfruttare le timide misure innovative e la maggioranza che ne è rimasta fuori crescerà sempre di più.

Come ti spieghi quel che sta accadendo?

Con un ritornello: ‘Molto rumore per nulla’. Il governo attuale dovrà riconoscere altre opinioni politiche e permettere l’esercizio indipendente delle libere professioni. Al momento tutto si riduce a una sorta di passerella di celebrità che sbarcano all’Avana con il solo obiettivo di occupare pagine nella stampa popolare. Neppure le stesse persone che sono andate là solo per farsi fotografare si dimostrano interessate a tornare.

Cuba non è ancora un Paese come gli altri?

Nessun Paese è uguale a un altro. Cuba è sempre stato un Paese con peculiarità ben precise. La sua stesa storia sin dagli inizi della colonizzazione non è stata simile a quella di altre terre americane. Per non parlare della Rivoluzione del 1959, che ha prodotto una brusca virata da una società borghese a un socialismo di stampo sovietico. Le differenze tra Cuba e molti altri Paesi del continente si sono accresciute sempre di più. Cuba ha avuto in sorte il destino di rappresentare l’eccezione: prima terra scoperta dagli spagnoli nel Nuovo Mondo, ultimo Paese americano che ha abolito (insieme al Brasile) la schiavitù, ultimo Paese del continente a rendersi indipendente dalla Spagna (insieme a Porto Rico), primo a subire una guerra di stampo imperialista durante la contesa del 1895 e dopo l’intervento degli Stati Uniti, primo Paese comunista d’America, ultimo Paese a liberarsi (almeno nell’emisfero occidentale) di questo tipo di regime, ecc. Sena dubbio la storia di Cuba è quella di un Paese abbastanza sui generis.

I suoi primi libri non rispecchiano più la Cuba attuale?

No. Ho scritto fondamentalmente per raccontare il tempo che ho vissuto sull’Isola. Mi interessa raccontare il periodo che precede la caduta del muro de Berlino (1989), inoltre mi occupo di certi momenti della storia coloniale e repubblicana del Paese. Ho parlato poco nei miei libri della Cuba attuale. Ma il mio prossimo romanzo colmerà questo vuoto, perché è ambientato proprio nell’Avana del 2010.

Si considera un dissidente?

No. Preferisco la parola ‘contestatario’. I vocaboli riferiti a Cuba subiscono la contaminazione del tempo. Nell’immaginario collettivo cubano sono dissidenti coloro che si oppongono al regime dall’interno del Paese. Poi ci sono i militanti anticastristi che vivono in esilio e gli esiliati in generale. Io chiedo sempre di essere collocato nella categoria dei ‘contestatari’, perché in ogni caso sarei sempre tra coloro che prendono una posizione critica nei confronti di ogni tipo di governo.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->