sabato, Maggio 15

WildLeaks, 'soffiate' in campo ambientale field_506ffb1d3dbe2

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Oil slick from Turkish ship aground in Cape Town, South Africa

 

È appena partita WildLeaks, la prima piattaforma online sicura e anonima a disposizione dei whistleblower che intendono denunciare episodi di illegalità e corruzione a livello ambientale in ogni parte del mondo.

Creata da varie associazioni internazionali a tutela della fauna selvatica internazionale, tra cui l’Hermes Center for Transparency and Digital Human Rights, il sito/progetto consentirà di fornire informazioni in maniera anonima e in completa sicurezza – come suggerisce lo stesso nome.

«Spesso reati contro la fauna locale rimangono ignoti e impuniti, a meno che qualcuno non si faccia avanti a denunciarli», spiega Andrea Crosta, leader di WildLeaks. «I whistleblower hanno un ruolo cruciale nella lotta a tali crimini, perché portano alla luce i problemi e aiutano il corso della giustizia».

Finanziato dall’organizzazione californiana Elephant Action League, il progetto è gestito da un piccolo gruppo di esperti, tra cui direttori di ONG e avvocati ambientalisti, giornalisti, professionisti della sicurezza ed ex membri delle forze dell’ordine.

L’iniziativa gode inoltre della collaborazione della Environmental Investigation Agency di Londra e di 100Reporters, rete statunitense di giornalisti investigativi che lavorano con whistleblower e cittadini impegnati a esporre la corruzione e incrementare la responsabilità pubblica.

Non mancano i rilanci sui social media, a partire ovviamente dall’hashtag WildLeaks — citando qui solo un paio di tweet:

@ShiftingValues: «Sarà interessante osservare il livello delle informazioni fornite dal WildLeaks nelle prossime settimane».

@KimMcCabe: «Vedete qualcosa di strano? Allora ditelo! Parte la prima piattaforma per le ‘soffiate’ in campo ambientale».

Va ricordato che i reati legati alla fauna selvatica rappresentano, dopo stupefacenti, contraffazione e traffico di esseri umani, il quarto maggior reato  transnazionale, con un valore di almeno 17 miliardi di dollari l’anno.

L’Environmental Investigation Agency indaga su questo commercio illegale da oltre tre decenni: «A tutt’oggi, nonostante sequestri record di avorio illegale, non è stato processato o condannato neppure un caporione.  Con meno di 3.500 tigri rimaste allo stato selvaggio e il numero di elefanti e rinoceronti sempre più ridotto, dobbiamo fare qualcosa», aggiunge Mary Rice, direttore esecutivo della EIA.

Non a caso un video-report (su Vimeo) dal titolo In Cold Blood: Combating Organised Wildlife Crime dettaglia i maggiori casi crimini avvenuti nella storia, i cui responsabili rimangono per lo più impuniti.

Tra i casi peggiori esposti nel documento, va infine ricordato il sequestro di avorio avvenuto a Singapore nel 2002, quando le autorità hanno scoperto su una nave, che presumibilmente doveva trasportare sculture in pietra dal Malawi, 7,2 tonnellate di avorio, di cui oltre sei provenivano da elefanti massacrati in Zambia.

[Hanno collaborato al pezzo E. Intra e S. Gliedman via @glocalmente]

 

 

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