mercoledì, Settembre 22

WBO: potere ai dipendenti

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Recente pure il caso della Italcables di Caivano, nel napoletano, recuperata grazie al coraggio e alla scommessa di 51 ex lavoratori. E che dire del mobilificio ‘Ora Acciaio’ di Pomezia, vicino Roma, finito gambe all’aria e recuperato sottoforma di Scarl (Società cooperativa per azioni) da una ventina di dipendenti?

Si potrebbero citare molti altri salvataggi, dalla Sportarredo Group di Gruaro (Venezia) ai marchi Cesame e Birra Messina in Sicilia, ma la vicenda più eclatante, almeno per la notorietà del marchio, riguarda lo stabilimento Ideal Standard di Orcenico (Pordenone). Nel 2014 la proprietà decise di chiudere la fabbrica. Ma una cinquantina dei 400 dipendenti che rischiavano di finire per strada decise di fondare la coop Ceramiche Ideal Scala che ha rimesso in piedi la produzione. L’obiettivo, adesso, è reinserire 150 lavoratori entro il 2018. Il fenomeno sta iniziando a interessare le associazioni delle imprese e persino il mondo istituzionale e politico. Le norme, per la verità, non mancano: la cosiddetta legge Marcora, approvata nel 1985 e poi modificata nel 2001, prevede che le società recuperate possano beneficiare di due strumenti: Foncooper, un fondo di rotazione costituito da prestiti a basso interesse, e il fondo speciale per la salvaguardia occupazionale. I prestiti statali possono raggiungere il capitale versato dai lavoratori, tuttavia vanno rimborsati in 7-10 anni. La legge contempla inoltre che l’impresa recuperata possa giovarsi di un socio finanziatore per l’intera durata dell’investimento. D’altra parte Confcooperative, Legacoop e altre sigle di settore hanno messo a disposizione svariate decine di milioni in sostegni economici. Coopfond, tanto per dire, è la società che gestisce il Fondo mutualistico per la promozione cooperativa, foraggiato dal 3% degli utili annuali di tutte le cooperative aderenti a Legacoop e dai patrimoni residui di quelle poste in liquidazione. Invece CFI (Cooperazione Finanza Impresa) è una Scarl che opera dal 1986 per la promozione delle cooperative di produzione e lavoro e delle cooperative sociali. Nella sua natura di investitore istituzionale partecipa al capitale sociale delle imprese ed eroga finanziamenti finalizzati a progetti di investimento.

Nel Centro-nord, naturalmente, i sostegni al settore sono a uno stadio più avanzato, basti dire che l’Emilia Romagna fa la parte del leone con 56 nuove cooperative e 1200 posti di lavoro soltanto negli ultimi anni. Tuttavia, anche in Campania, tanto per fare un esempio, la Regione si è mossa su un fondo rotativo da 1 milione di euro per l’erogazione di prestiti agevolati alle cooperative di produzione. La giunta regionale calabrese di centrosinistra, guidata da Mario Oliverio, sta invece mettendo in campo svariati strumenti per sostenere le iniziative che partono dai lavoratori in un territorio particolarmente piagato dall’emergenza occupazionale. In Parlamento si è dato da fare invece il Movimento 5 Stelle con una risoluzione in commissione Lavoro, alla Camera, a prima firma Tiziana Ciprini. Il documento impegna il governo su alcuni punti specifici, tra cui la previsione di agevolazioni fiscali per le coop nate da Wbo e l’estensione del microcredito alle società costituite da ‘Workers buy out’ con oltre dieci dipendenti. I Wbo rappresentano, insomma, uno strumento (tra molti altri) attraverso cui si favorisce la partecipazione dei dipendenti al capitale della loro azienda. L’impatto sociale del fenomeno è potenzialmente molto forte. Infatti si realizza in questo modo quella che viene definita dagli studiosi la ‘democrazia economica’. Inoltre, è una risposta dal basso, dai lavoratori a una crisi che è stata scatenata dalle elite della grande finanza.

 

 

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