martedì, ottobre 23

Washington: partito il processo di spoliazione della Russia? L'attivismo del fronte atlantico in funzione anti-Putin, sembrerebbe mirato a destabilizzare l'economia russa, attraverso l'istigazione di una nuova fuga di capitali

0

L’attacco missilistico contro la Siria sferrato da Usa, Francia e Gran Bretagna è stato giudicato da Donald Trump, Emmanuel Macron e Theresa May come un’operazione militare perfettamente riuscita, ma un numero assai ragguardevole di osservatori internazionali sembra più incline ad offrire una lettura diversa degli eventi. I vecchi sistemi di difesa aerea sovietici S-125Buk e Kvadrat in dotazione alla Siria hanno, infatti, permesso a Damasco di intercettare buona parte dei missili assicurando così un’adeguata protezione alle principali basi aeree che l’aviazione siriana impiega per bombardare le postazioni jihadiste. Non va inoltre dimenticato che non una singola installazione russa è stata presa di mira dagli Stati Uniti. Tali caratteristiche tendono a configurare l’attacco come una sorta di mossa obbligata attraverso la quale gli Usa e i loro alleati contavano di tener fede al loro approccio particolarmente aggressivo adottato non appena cominciò a circolare la notizia relativa all’attacco chimico.

Trump non esitò ad attribuire il tutto alle forze di Bashar al-Assad, ad annunciare una reazione ‘entro 24/48 ore’ e a postare una raffica di tweet particolarmente minacciosi nei confronti di Damasco e Mosca. La diplomazia russa rispose tuttavia per le rime, mettendo in chiaro che non sarebbe rimasta assolutamente a guardare dinnanzi a un attacco contro il principale alleato mediorientale del Cremlino messo sotto accusa senza fornire la minima prova al riguardo. La risolutezza di Mosca convinse il capo del Pentagono James ‘mad dog‘ Mattis ad assumere una linea molto più accorta e moderata rispetto al presidente, consigliando a Trump di muoversi con estrema cautela ed evitare di scatenare un’escalation dai risultati potenzialmente catastrofici.

È sulla base di tali presupposti che è stato concepito l’attacco ‘chirurgico’ ed estremamente circoscritto (si parla di un numero assai ridotto di civili nonostante i 105 missili lanciati) lanciato da Washington, a cui ha fatto seguito l’annuncio di Trump relativo all’imminente imposizione di sanzioni contro la Russia che vanno a sommarsi a quelle applicate qualche giorno prima contro alcuni dei principali oligarchi russi alleati del Cremlino allo scopo di punire la Russia per il suo presunto coinvolgimento nell’avvelenamento dell’ex agente del Gru Sergeij Skripal. Anche in quel frangente, la premier britannica Theresa May e il suo Ministro degli Esteri, Boris Johnson non esitarono a puntare il dito contro Mosca senza fornire alcuna prova al riguardo, non prevedendo evidentemente che l’assenza di qualsiasi indizio che conducesse verso Mosca avrebbe indotto gli inquirenti incaricati di indagare sul caso a rifiutare di tirare in ballo la Russia e che il laboratorio svizzero a cui era stato affidato un campione della sostanza sarebbe giunto alla conclusione che il veleno usato non presentava le caratteristiche proprie alla ‘famiglia’ dei Novichok (di fabbricazione russa) come Londra aveva sostenuto fin dall’inizio, ma coincideva con il Bz, un gas nervino prodotto in diversi Paesi membri della Nato. Ciononostante, Gran Bretagna, Stati Uniti e numerose Nazioni dell’Unione Europea decisero comunque di espellere circa 150 diplomatici russi e mettere in cantiere ulteriori misure punitive di ordine economico contro Mosca. Il risultato è stata una caduta del Moex Russian Index, comparabile per dimensioni, a quella verificatasi nel 2014 a seguito delle sanzioni comminate dallo schieramento euro-statunitense come forma di protesta nei confronti dell’inglobamento della Crimea nella Federazione Russa.

Secondo l’avveduto economista Michael Hudson, la detonazione delcaso Skripale le sanzioni che ne sono seguite si configurano come mosse operate nell’ambito di una strategia mirata a mettere i detentori di capitale russi (alleati con i vertici politici del proprio Paese anziché con l’apparato dirigenziale dello Stato egemone) in contrasto con il Cremlino.
In passato, infatti, gli oligarchi non avevano esitato ad avvalersi di istituti di credito lettoni per portare i propri capitali verso le piazze finanziarie statunitensi e britanniche nel momento in cui la pressione contro la Russia stava intensificandosi. Ciò accadde in particolar modo nei mesi che fecero seguito al crollo dell’Urss, quando la grande finanza anglo-statunitense appoggiò il piano volto a consegnare il controllo delle leve dello Stato – che finì in bancarotta nel 1998 – alla ‘famiglia’ che riuniva Bors El’cin e gli oligarchi perché offriva alle banche euro-statunitensi la possibilità di agevolare un flusso costante di capitali e materie prime fondamentali (quali il plutonio) verso gli Usa e la Gran Bretagna. Gli Usa erano molto attivi anche nel reclutamento degli specialisti russi; nel 2003, il vicepresidente Usa, Dick Cheney si recò di persona in Russia per sovraintendere alla vendita del pacchetto azionario di maggioranza della Yukos, che l’oligarca Mikheil Khodorkovskij e il suo socio in affari Jacob Rothschild erano sul punto di cedere alla ExxonMobil.

La presenza di una carica istituzionale tanto elevata era motivata dal grande interesse che Cheney nutriva nei confronti del settore geologico e geofisico della Yukos, di cui facevano parte scienziati molto esperti sulle tecniche estrattive messe a punto in base alla teoria abiotica. I piani statunitensi andarono in pezzi a causa dell’intervento di Putin, ma se l’acquisizione fosse andata in porto ExxonMobil sarebbe riuscita ad assicurarsi il più grande consesso mondiale di conoscitori della teoria abiotica e delle sue applicazioni pratiche. Nell’ottica di Washington, il processo di spoliazione della Russia  -riserve auree compresemediante il cosiddetto Progetto Hammer risultava, al pari dell’appoggio al secessionismo ceceno, del tutto funzionale al disegno strategico consistente nell’egemonizzare l’heartland mediante il controllo dei giacimenti di materie prime che ospita e dei corridoi energetici che l’attraversano. Un piano nel cui ambito rientrava anche la militarizzazione/dollarizzazione della macroregione attraversata dalle pipeline che si estende dal Mar Nero ai confini occidentali della Cina (il Trans-Eurasian Security System), in un’ottica di isolamento della Russia dal suo ‘sottopancia’ centroasiatico ricco di idrocarburi e solcato da corridoi energetici attraverso i quali la Cina si approvvigionava di energia.

Attualmente, l’attivismo del fronte atlantico in funzione anti-Putin, con il rafforzamento delle sanzioni a seguito del ‘caso Skripal’ e del rinnovato sostegno alla Siria, sembra mirato a destabilizzare l’economia russa, attraverso l’istigazione di una nuova fuga di capitali e di un crollo pilotato della quotazione del rublo, così da obbligare Mosca ad allentare la propria intransigenza in merito ad almeno una delle grandi questioni  -Ucraina, Siria e Corea del Nord-  che vedono il Cremlino opporsi in maniera alquanto risoluta agli Stati Uniti. Il fine ultimo sarebbe quello di preparare il terreno per separare la Russia dal nucleo anti-egemonico di cui fanno parte, tra gli altri, anche Cina e Iran, la cui forza di dissuasione militare dipende in via semi-esclusiva dal poderoso arsenale a disposizione del Cremlino. Putin sembra tuttavia avere saldamente il controllo della situazione, e, stando a quanto riportato dal quotidiano russo ‘Vedomosti‘, si è anche spinto a predisporre l’attuazione di un regime fiscale che contempli la creazione di aree offshore ‘interne’ presso Kaliningrad e l’isola Russkij che consentano alle imprese colpite dalle sanzioni di trasferirvi i loro beni da sottoporre a un regime fiscale particolarmente agevolato.

In queste ultime ore, Trump ha tuttavia bloccato l’inasprimento delle misure punitive contro Mosca che era stato annunciato nei scorsi giorni, mettendosi ancora una volta in contrasto apparente con lo ‘Stato di sicurezza nazionale’ che continua a premere per un approccio più duro nei confronti del Cremlino. In tale contesto, l’attacco contro la Siria ordinato da Trump potrebbe essere interpretato come una mossa di apertura nei confronti delle fazioni più oltranziste dello Stato profondo‘ finalizzata ad allentare la pressione sulla Casa Bianca che tende a intensificarsi tramite le indagini condotte nell’ambito del Russiagate. Lo scorso gennaio, infatti, un giornale dotato di ottime entrature presso la comunità d’intelligence Usa come il ‘New York Times‘ pubblicò un articolo in cui si sosteneva che Trump avesse cercato di rimuovere dall’incarico l’investigatore speciale Robert Mueller, a capo delle indagini sul Russiagate.

La frattura interna all’establishment Usa non accenna quindi a ricomporsi, e la Russia sembra essere ancora una volta il vero e proprio ‘pomo della discordia’.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore