lunedì, Agosto 8

Voucher: al via la 'tracciabilità'

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Anche la Uil si pone la domanda chiave: è uno strumento che favorisce l’emersione? La risposta del dossier è che forse ha fatto rilevare qualche situazione totalmente in nero, ma sicuramente ha prodotto una crescita dei ‘working poor’. Nel 2015, spiega il sindacato, se ne contano circa 1,4 milioni, con una crescita del 35,7% rispetto al 2014. Il compenso medio annuo del singolo lavoratore con voucher è invece di circa 500 euro nette (equivalenti a 64 voucher).

Complessivamente dal 2008 al 2015 sono stati venduti 277.193.002 buoni, mentre quelli riscossi ammontano a 238.081.224, con una differenza di oltre 39 milioni di pezzi non utilizzati dai committenti. In effetti, un’altra anomalia dello strumento riguarda proprio la forte differenza tra i voucher comprati e quelli intascati dai lavoratori. In pratica, nel 2015 ne sono stati consegnati ai prestatori una quantità pari al 76,5% di quelli acquistati dai committenti. Parliamo di un gap di 271 milioni di euro ed è chiaro che l’assenza di una verifica basata sulla tracciabilità dei buoni si ripercuote sul corretto utilizzo dello strumento.

Mentre il governo va per la sua strada, la politica si muove in Parlamento. I campanelli d’allarme, anche istituzionali, non sono mancati. Il presidente Inps, Tito Boeri, ha definito appunto i voucher «la nuova frontiera del precariato», mentre economisti di rilievo come Mario Seminario hanno messo in evidenza l’azione di progressiva evasione Irap per il datore di lavoro e Irpef per il lavoratore che scaturiscono dall’uso dilagante dello strumento.

Il Pd si è dato da fare con il presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, che ha presentato una proposta di legge secondo la quale il tetto dei compensi annui liquidabili con i voucher ritorna a 5mila euro, riportando in pratica la disciplina al decreto legislativo 276 del 2003.

Un ridimensionamento dello strumento, che viene vietato del tutto per gli enti locali (oggi i Comuni lo utilizzano principalmente per mansioni legate al sociale o allo smaltimento rifiuti), arriva anche dal progetto di legge del Movimento 5 Stelle, a prima firma Tiziana Ciprini.

Dall’altra parte, tuttavia, esistono proposte come quelle di Forza Italia e Scelta civica che vanno in controtendenza e puntano a espandere e facilitare l’uso del buono per il lavoro accessorio. Il deputato forzista Elio Palmizio, tanto per dire, porta il limite annuo dei voucher a 10mila euro per ogni singolo lavoratore, mentre il montiano Paolo Vitelli alza da 2 a 3mila euro il tetto per ogni committente.

I sindacati, dal conto loro, attaccano duro e bollano i buoni lavoro come il cavallo di Troia con il quale si stanno violando le mura difensive dei contratti collettivi. Tra le varie proposte, interessante ancora quella della Uil che prevede un tetto di ore oltre il quale le aziende non possano andare nell’utilizzo dei voucher. L’idea prende spunto da un dato alquanto significativo che arriva del ministero del Lavoro: nel 2015 più di 18mila imprese hanno comprato voucher per oltre 10mila euro, quasi 500 aziende per un importo superiore ai 100mila euro e addirittura ci sono 15 datori che hanno acqusitato buoni per un valore oltre il milione di euro.
Stiamo ancora parlando di lavoro accessorio?

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