martedì, Luglio 27

Voto più povero per tutti Indonesia: la Banca Centrale ipotizza un PIL fermo al palo insolitamente anche in campagna elettorale

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Bangkok – In base ai calcoli prodotti dalla banca centrale ovvero la Banca d’Indonesia, le elezioni generali del 2014 non esplicano alcun effetto sul Pil nazionale, lo scostamento può essere assimilato allo 0.1 per cento sul tasso di crescita annuo dell’Indonesia, soprattutto a causa del fatto che il numero dei partiti candidati è più piccolo nell’elezione attuale rispetto alla tornata elettorale precedente, tutti elementi confermati dal Direttore della politica monetaria della Banca d’Indonesia, Solikin M. Juhro. Il livello è più basso del massimo stimato dello 0.3 per cento di crescita del PIL stimato inizialmente dalla stessa Banca d’Indonesia. «Confrontato con le elezioni cinque anni fa, il periodo di campagna elettorale è trascorso alquanto quieto», ha affermato lo stesso Solikin M. Juhro agli operatori dei media intervenuti alla conferenza stampa di lunedì scorso. «Abbiamo sottoposto ad analisi alcune associazioni tessili le quali hanno ricevuto la metà degli ordinativi di stampa rispetto a quelli delle elezioni precedenti».

Quest’anno venti partiti politici prendono parte alla competizione elettorale nazionale, rispetto ai 38 partiti del 2009, il che è dovuto alle procedure più selettive e stringenti ed alle qualifiche richieste per partecipare ai fini della eleggibilità secondo quanto previsto dai canoni delle elezioni nazionali in Indonesia. Gli indonesiani in questo momento sono nel cosiddetto “periodo di raffreddamento” dopo un periodo di campagna elettorale fattosi particolarmente focoso nel corso della settimana scorsa, prima della espressione del voto nella giornata di ieri. Lo stesso Direttore della politica monetaria presso la Banca d’Indonesia ha sottolineato che vi sono prove del fatto che i candidati questa volta si son tenuti lontano dall’abitudine di spendere grandi quantitativi di denaro anche e non solo per il fatto che il sistema di monitoraggio e controllo della spesa dei fondi destinati alla campagna elettorale –questa volta formulati congiuntamente dalla  Commissione per la Eradicazione della Corruzione e dalla Commissione Generale per le Elezioni– si sono fatti particolarmente stringenti. Ad esempio c’è una legge per la quale solo un singolo banner pubblicitario può essere esposto per ogni zona della campagna elettorale.

L’Indonesia ha mostrato solo il 5.78 per cento di crescita del PIL nello scorso anno, di fatto il tasso di crescita più basso nell’arco di quattro anni. Recentemente la Banca d’Indonesia ha posto un downgrade sulle previsioni di crescita economica per il 2014 ponendolo in un raggio tra il 5.5 ed il 5.9 per cento, in comparazione all’obbiettivo iniziale che si poneva tra il 5.8 ed il 6,2 per cento. Il Ministro per le Finanze Chatib Basri nella giornata di lunedì scorso ha previsto che la crescita del PIL dell’Indonesia potrebbe attestarsi sul 5.8 per cento al massimo nel primo quarto dell’anno mentre le preoccupazioni sull’impatto limitato esplicato quest’anno nella stagione della campagna elettorale sono poi state ben limitate dalla constatazione che il tutto si è rivelato praticamente in un nulla di fatto. Dal suo punto di vista l’Indonesia era sulla via del ritorno al suo più consono 6 per cento di crescita economica nel 2015 se non fosse intervenuto il livello attuale di deficit di Bilancio che ha impedito il raggiungimento di standard più alti che normalmente  si allineano ai più recenti livelli di sviluppo sostenibile. Per tutti questi motivi si ritiene che forse sarebbe il caso di ipotizzare un taglio dei tassi di interesse in modo da sostenere un eventuale ritorno al 6.1 di crescita del Pil annuo dell’Indonesia.

 

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