domenica, Luglio 25

Voto elettronico: dopo 30 anni l’Italia ci prova, cavia la Lombardia Il Ministero degli Interni prova fidarsi. «Abbiamo voluto dare un segnale che possa essere davvero l'inizio di una fase nuova», dice il governatore Roberto Maroni

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Il 22 ottobre 7,7 milioni di lombardi andranno ai seggi per esprimere il loro parere sul referendum consultivo per l’autonomia e voteranno, per la prima volta, in modalita elettronica. Ovvero ad attenderli non troveranno la classica scheda e matita, bensì un tablet. Ventiquattromila tablet, o meglio le ‘voting machine’, in tutta la regione, per una spesa di 22 milioni di euro. Non è esattamente, come da più parti detto, il debutto del voto elettronico in Italia, ma certamente sarà la prima volta che levoting machineentrano in scena per un voto di questa rilevanza numerica, i precedenti possono essere considerati quasi test.

A Palazzo Lombardia si stanno preparando da mesi per quella che definiscono ‘l’elezione più importante e grande mai gestita non direttamente dallo Stato’, l’altra specificità è, appunto, il voto elettronico. Giovedì scorso i tablet sono stati collaudati, oggi la presentazione ufficiale da parte del Presidente Roberto Maroni.

La tessera elettorale non servirà, per votare sarà sufficiente presentarsi con la carta d’identità. Al posto della matita e della scheda elettorale, nella cabina ci saranno le voting machine (da due a quattro in base al numero degli elettori del seggio).
«Le machine hanno l’aspetto di un tablet ma sono un pò più spesse, perchè hanno la stampante incorporata», ha spiegato l’Assessore lombardo Gianni Fava, incaricato dal governatore Roberto Maroni di coordinare l’attività della Giunta in vista della consultazione.
«Sullo schermo dei tablet sarà presente il testo del quesito», ovvero ‘Volete voi che la Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie a richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all’articolo richiamato?’. L’elettore potrà scegliere tra le tre opzioni: SI, NO o MI ASTENGO, toccando col dito lo schermo come si fa abitualmente allo sportello bancomat. Dopodichè, il computer chiederà di confermare il voto: «la scelta può essere confermata o cambiata una sola volta, il secondo voto sarà quello definitivo», ha spiegato. «Entro cinque secondi poi apparirà un messaggio per segnalare che la votazione è conclusa, seguito da un ‘beep’ sonoro che avviserà il Presidente» del seggio.
Alle 23, il Presidente del seggio dichiarerà chiuse le operazioni di voto. Il risultato sarà noto subito dopo: con un click sarà, infatti, possibile avere su un’unica stampata l’esito del voto in quel determinato seggio. Dopo la stampa, il Presidente preleverà la chiavetta interna usb collegata al tablet e la consegnerà materialmente all’ufficio elettorale del Comune. Il responsabile elettorale comunale scaricherà i dati contenuti nella chiavetta in un sistema collegato direttamente con Lombardia informatica. Sarà la controllata della Regione a rendere pubblici i dati, con aggiornamenti in tempo reale aggiornati sul sito (come fa il Viminale in occasione delle elezioni politiche e amministrative). «Queste procedure richiederanno almeno un’ora e mezza-due ore. Riteniamo che, entro due ore, si potrà avere il dato definitivo», ha stimato Fava. Tempistiche confermate oggi da Maroni.
«L’unica differenza con il voto con le matite copiative è che non si può annullare la scheda. Tutto sommato, il minore dei mali». «Non ci sarà spoglio, non ci sarà rischio di brogli o cose del genere. Conosceremo immediatamente i risultati» ha detto Maroni.
Ogni macchina, ha aggiunto Maroni, «comprende la memoria della macchina stessa e delle schede come backup. I dati memorizzati saranno criptati. Un sistema molto, molto impegnativo».

«Abbiamo voluto dare un segnale che possa essere davvero l’inizio di una fase nuova. Il Ministero dell’Interno, che è sempre pignolo e conservativo, ci ha dato fiducia. Siamo ottimisti», ha sottolineato il Presidente, fiducia completa da parte degli Interni tanto che: nei 15 Comuni dove si voterà anche per la fusione di Comuni, il Ministero dell’Interno, «verificata la sicurezza del sistema di voto elettronico, ci ha consentito di farlo anche per i referendum di fusione che hanno un impatto sull’anagrafe», ha concluso il governatore.

«Per la prima volta in Italia useremo il sistema di voto elettronico in Italia», ha detto nuovamente oggi Maroni. In realtà non è esattamente così. La prima e ultima sperimentazione di voto elettronico con valore legale in Italia si ebbe il 25 novembre del 2007 in occasione della in occasione del referendum sull’unione dei comuni di Campolongo al Torre e Tapogliano in Friuli Venezia Giulia come spiega uno studio di diritto comparato a firma di Andrea Gratteri. Certo, i numeri degli elettori erano molto contenuti. E del tema in Italia se ne discute da almeno 30 anni, agli inizi degli anni ‘80, in particolare in occasione della legge per il voto degli italiani all’estero.
«Nel corso degli anni sono stati effettuati alcuni test sperimentali accompagnati da un crescente interessamento della dottrina costituzionalistica, e di voto elettronico non si è mai smesso di parlare quasi fosse una sorta di idolo pagano, venerato perché innovativo o deprecato perché misterioso e incapace di prevenire brogli su larga scala» prosegue Gratteri. «Se ne è parlato molto ma lì ci si è fermati e sino ad ora il voto elettronico in Italia non ha praticamente mai trovato applicazione in occasione di consultazioni ufficiali a causa del prevalere della diffidenza nei suoi confronti, alimentata anche dalla infausta sperimentazione della rilevazione elettronica dello scrutinio (spesso impropriamente accostata al voto elettronico) a cavallo del 2004-2006. Al di fuori dei confini nazionali, il voto elettronico ha vissuto alterne vicende sempre segnate, a un tempo, dal desiderio di rendere più affidabile e veloce il procedimento elettorale e dallo scetticismo dovuto ai rischi di falsificazione del risultato. Da un lato si incontrano ordinamenti entusiasti del voto elettronico, anche non presidiato, dall’altro alcuni Paesi che si erano avviati sulla strada della sua estensione hanno – per diverse ragioni – deciso di invertire la rotta.
Negli ultimi anni il voto elettronico (in genere presidiato) è stato abbandonato nel Regno Unito, in Irlanda, nei Paesi Bassi, in Norvegia, in Germania, in Finlandia per i problemi tecnici o giuridici che sono sorti in seguito ad una sua utilizzazione. Invece lo strumento continua ad essere impiegato diffusamente – in forme diverse– negli Stati Uniti, in Belgio, in Svizzera, in Estonia ma anche in India e in Brasile».

In Italia il legislatore statale non è mai intervenuto in materia di voto elettronico e ci si è limitati a registrare la presentazione di alcuni disegni di legge.

La motivazione alla base del voto elettronico è quella di accelerare e semplificare le operazioni di voto e di scrutinio, ma non solo. Le ragioni a sostegno del voto elettronico sono riassumibili in: rendere inequivocabile l’espressione di volontà da parte dell’elettore; eliminare il rischio di errori nel conteggio dei voti; evitare che il voto possa essere riconoscibile; impedire i brogli; consentire l’immediata correzione di un errore nell’espressione del voto da parte dell’elettore; facilitare l’espressione personale del voto da parte dei disabili; agevolare la partecipazione al voto degli elettori fuori sede; incentivare la partecipazione al voto; contenere i costi dopo gli elevati investimenti iniziali; velocizzare le operazioni di identificazione e di voto; rendere istantaneo lo scrutinio dei voti.
Il nocciolo delle obiezioni è riconducibile alla sicurezza informatica del procedimento sia per quanto riguarda il software sia per quanto riguarda l’hardware utilizzati. Malfunzionamenti o manipolazioni del voto possono derivare dagli apparati utilizzati così come le macchine possono essere attaccate da hacker. E’ di pochi mesi fa l’ennesimo studio di quanto queste macchine possano, a volte, essere ben poco affidabili.

Quello della Lombardia sarà un test importante per se non altro riaprire il dibattito sul tema.

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