domenica, Ottobre 24

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Voto di scambio

Bangkok – Quando dici “voto” oppure “elezioni” in buona parte d’Asia in mente parte una rapida associazione con le parole “corruzione” oppure “bustarella”. Il dibattito su questa piaga è altrettanto vasto ma sterile, poiché le misure che vengono solitamente intraprese dai Governi ne risentono proprio perché i vertici politici che dovrebbero riformare questo sistema malsano sono gli stessi che sono fiuoriusciti in base a questo sistema illegale di voto di scambio. E’ un po’ come un cane che si morde la coda.

L’Indonesia non è esente da questo quadro fosco di selezione della classe politica, anzi, in base a recenti ricerche condotte su questi temi, risulta che, su dieci indonesiani, quattro si aspettano di ricevere forme di compensazione se non pecuniaria (attraverso la più classica delle bustarelle) almeno con delle forniture di cibo, riso oppure benzina. E’ talmente alta l’aspettativa del voto di scambio da non porsi seriamente il dubbio se questo sia effettivamente legale oppure no. Si tenga conto del fatto che nel 2009 il voto di scambio con annessa bustarella è stato il reato più contestato da parte delle Forze di Polizia, praticamente ha intaccato un terzo della campagna elettorale complessiva di quell’anno.

A fronte di questo andazzo, oggi risulta difficile convincere l’elettorato che il mandato politico, in quanto tale, non ha prezzo né può averne materialmente ed eticamente, poiché sull’uscio di casa, molti candidati, si ritrovano persone che attendono con una relativa certezza la bustarella con denaro o qualcosa che abbia pari valore finale e funzionalità. Nel frattempo, visto il miglioramento complessivo della società e dell’economia indonesiana, non solo s’è rafforzata l’aspettativa di ricevere denaro in cambio del voto ma progressivamente si è fatta sempre più alta anche l’aspettativa verso il valore del denaro da ricevere per convincersi a votare per un candidato piuttosto che per un altro. Il che –molto probabilmente- è quello che accadrà nel corso delle imminenti elezioni in Indonesia. L’ammontare del flusso di denaro che si aggirerà tra corruzione e voto di scambio sarà più alto di quello della tornata elettorale precedente, l’elettore vorrà vedere una specie di rivalutazione monetaria o in pari valore ed il candidato politico dovrà aumentare le fonti di approvvigionamento del denaro che userà per convincere –con questo metodo- il più ampio numero di elettori per lui possibile.

Sulla carta il voto di scambio, in Indonesia, non è considerato reato di poco conto, in quanto il voto influenzato da questi mezzi prevede una sanzione fino a 48 milioni di Rupie, pari a 4,272 $ e quattro anni di carcere. In ogni caso, le sanzioni da sole, secondo gli osservatori locali di Indonesia Corruption Watch, non saranno misura sufficiente per immaginare d’avere una campagna elettorale chiara, pulita e corretta sia in modo manifesto sia nei suoi aspetti più reconditi. Secondo tali studi condotti sulla popolazione indonesiana, questo modo di pensare è ancor oggi parecchio diffuso oltre che inveterato: da una parte il politico s’ingegna a raccattare denaro da dare all’elettore, l’elettore s’aspetta la bustarella, una specie di strada a due sensi. Nel mezzo, viaggiano cifre tra  50.000 e 100.000 Rupie a testa. Secondo gli studiosi indonesiani esperti in questo settore, nella campagna politica del 2009, ogni candidato politico ha speso per ottenere voto di scambio cifre intorno ai due miliardi di Rupie. Il totale delle spese sostenute nel corso dell’ultima tornata elettorale –spese sostenute dai partiti- si aggira intorno ad un trilione di Rupie, al confronto dei 298 miliardi di Rupie del 2004 ed a 826 miliardi di Rupie nel 2009.

 

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