domenica, Aprile 18

Vota Orfeo Bettazzoni

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Vota Orfeo Bettazzoni. Che non è in nessuna Lista, e neppure pubblicamente noto quanto meriterebbe, ma che poteva e forse doveva essere non solo candidato ma ancor più additato al pubblico esempio, dando un fondamentale apporto alla svolta verso la serietà di questo nostro povero Paese, conseguentemente avviato a divenire anche un Paese povero. Ché quest’uomo di cui tanto possiamo e dobbiamo essere orgogliosi andrebbe diuturnamente proposto come esempio di civiche virtù da ogni parte sociale e politica degna di questo nome che si volesse ricollegare al meglio della nostra storia. E per l’appunto chi meglio, in questo, di Orfeo Bettazzoni e delle sue tenaci battaglie per la libertà di tutti? Il contributo che ha generosamente fornito attraverso gli anni resta impareggiabile per chiunque, anche se la sua innata umiltà l’ha portato, e lo porta, a non rivendicare più di tanto il fondamentale apporto dato in tutti i passaggi cruciali di questa nostra Repubblica che ha appena compiuto settanta anni. Già da prima aveva svolto un ruolo cruciale nell’opposizione all’imperante fascismo, e non solo quando questo era stato fiaccato e delegittimato dalla partecipazione alla Guerra e dai rovesci militari. Come ebbe a dire Benedetto Croce «Sarebbero bastati dieci uomini come Orfeo Bettazzoni ed il Regime mussoliniano sarebbe miseramente crollato già dalla metà degli anni ’30, se non prima». Concetto che ebbero a reiterare assieme addirittura Alcide De Gasperi e Palmiro Togliatti nel 1949, quando già l’acre rottura tra le rispettive forze politiche si era consumata e scorreva non solo metaforico sangue, nella loro celebre ed allo stesso tempo negletta ‘Dichiarazione di Chianciano’: «Siamo in disaccordo su tutto, tranne che nel riconoscere la grandezza, e quasi la necessità per l’Italia, dell’operato di Orfeo Bettazzoni».

Poi furono gli anni della Ricostruzione e del Boom economico, cui Orfeo Bettazzoni tanto apporto diede grazie agli ottimi rapporti con gli Stati Uniti e la fiducia che in lui riponeva il Presidente della ‘Nuova frontiera’, John Fitzgerald Kennedy. ‘Importò’ quindi in Italia il vento libertario degli anni ’60 che di sé stava informando l’’America’, poi negli anni ’70 riuscì a contenere le derive violente della rivolta sessantottina come riconobbero sia i rappresentanti delle forze dell’ordine che molti capi brigatisti, giungendo anche ad un passo dal riuscire a liberare Aldo Moro (ma questa è storia su cui varrà la pena tornare, ché molte verità in proposito non sono ancora state rivelate). All’origine praticamente di tutte le battaglie per i Diritti civili, nel proprio imponente Archivio personale conserva suoi manoscritti e dattiloscritti di gran parte dei Provvedimenti di legge che hanno modernizzato e reso più ‘sostenibile’ la vita di tutti noi. Ideò successivamente assieme ad Arturo Artullo Parisi la stagione dei Referendum elettorali che hanno rimodellato la democrazia del nostro Paese, e concepì per primo L’Ulivo prodiano ritraendosene però ben presto dinnanzi a modalità di realizzazione politiche ed ideali che quasi in nulla condivideva (pur restando affettuosamente legato, ed essendolo tuttora, al Professore bolognese).

Peraltro la storia degli ‘inizi’ politici di cui Orfeo Bettazzoni fu ideatore ed ispiratore è quasi senza fine, seppur rilevando come siano stati poi spesso male indirizzati nella prassi dai suoi ‘assistiti’. Fu lui a fare incontrare l’autonomista valdostano Bruno Salvadori con Umberto Bossi, radice di un ‘autonomismo nazionale’ malamente sviluppato dal politico ‘lumbard’. Fu inoltre il primo ‘terminale’ dei rapporti del tenace attore genovese Giuseppe Grillo con il chimico ‘italotedesco’ Marco Morosini e successivamente con Gianroberto Casaleggio, all’origine della lunga marcia di ‘Beppe’ verso la creazione e l’affermazione dell’odierno ‘Movimento Cinque Stelle’. Cui rimprovera soprattutto le modalità di gestione ‘democratica’ interna e quelle di effettivo ‘governo’ amministrativo. Ma a riconoscimento della sua adamantina purezza, coerenza e lealtà, il pur fumantino Grillo non l’ha mai in alcun modo attaccato o disconosciuto, nonostante la radicale presa di distanza messa in atto da tempo da questo suo mèntore. Si potrebbe citare molto altro, ma ciascuno può personalmente ricapitolarne l’opera ripercorrendo in proprio le tracce della sua influenza politica e sociale sia rispetto al percorso pubblico della Nazione che a quello privato di ciascuno di noi.

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