venerdì, Maggio 14

Volterra ignorata? colpa dei giornalisti field_506ffb1d3dbe2

0

volterra

Nella notte fra il 30 e il 31 gennaio scorso sono crollati a Volterra, a causa delle forti piogge degli ultimi mesi, 30 metri di mura medievali nella zona di Lungomuro dei Pratini su un antico tracciato etrusco.

Il 3 marzo è invece franato, mentre si provvedeva alla messa in sicurezza della rupe su cui si estende l’acropoli della città etrusca, lo sperone di roccia che sovrastava Piazza Martiri della Libertà, in pieno centro storico e a poca distanza da Piazza dei Priori, già rafforzato da un muro di sostegno settecentesco.

La rupe era stata coperta con grandi teloni di plastica usati come protezione dalle piogge e il muro di cinta, reso pericolante da una profonda fessurazione in corso di continuo monitoraggio, era stato imbracato con tiranti di acciaio, mentre in basso erano stati sistemati dei blocchi di cemento di forma cubica per frenare lo scivolamento della terra. Dopo aver provveduto a potare le piante emergenti dalla sommità dello sperone per alleggerirne il peso, alcuni operai di una ditta di Belluno appositamente chiamata in quanto specializzata in interventi post-calamità, avevano cominciato a levare sistematicamente i blocchi dei filari superiori del bastione per tentare di salvarne almeno una parte: ma non c’è stato nulla da fare e la frana ha travolto il muro, fortunatamente senza fare vittime, forse anche perché ‘controllata’ dai tiranti e dai blocchi posti in basso.

Questa serie di dissesti non sono nuovi nella città di Volterra, in quanto essa sorge fin dall’antichità su banchi di argille coperte da strati potenti di sabbie calcarifere, che quando entrano in contatto fra loro, anche a seguito di eventi atmosferici sfavorevoli (come le intense piogge recenti) provocano scivolamenti degli strati con frane e smottamenti di notevole entità. Ne sono un celebre esempio le Balze di San Giusto, che inghiottirono nel XII secolo l’omonima chiesa cittadina e vari monasteri vicini, oltre che resti della città etrusca e romana.

Il Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi ha interrotto, il 4 marzo scorso, il suo viaggio nel territorio di Siena per andare a Volterra a prendere visione diretta del nuovo crollo. Ha poi contattato il nuovo Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini, oltre a Franco Gabrielli, della Protezione Civile Nazionale. Giovedì 6 marzo è stata anche indetta una riunione nella sede della Regione Toscana con tutti i soggetti interessati per stabilire le strategie da adottare.

Finora la Regione ha già investito centomila euro nel monitoraggio delle mura di Volterra ed ha in corso un intervento di somma urgenza per un milione di euro. Dario Franceschini ha comunicato al Sindaco della città, Marco Buselli, che il Ministero parteciperà, per ora, con un milione di euro agli interventi urgenti di recupero e ripristino della cinta muraria medievale crollata. È una cifra che si aggiunge agli altri tre milioni stanziati ora dalla Regione Toscana e subito spendibili (addirittura entro l’estate) grazie ad un articolo che permette di accelerare le procedure, su un budget previsto di sei, per restauri e interventi di ripristino, da concordare con la Soprintendenza ai Beni Architettonici competente.

Una volta reperite le altre risorse necessarie, si potrà completare il lavoro di recupero di tutte le mura, una parte di quelle medievali è infatti innestata e ha riadoperato, inglobandole, quelle etrusche , adottando anche una porta (la cosiddetta Porta dell’Arco) con rifacimenti romani. È prevista anche una verifica strutturale e idrodinamica delle mura nel loro complesso, oltre al monitoraggio dei movimenti della cinta muraria e dei versanti della collina su cui sorge la città (ne sono coinvolti a vario titolo sia l’Università di Firenze che la Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra): i dati raccolti forniranno elementi utili per la tutela e conservazione delle mura e dell’abitato.

È stato rivolto inoltre un appello da alcuni parlamentari locali affinché il Governo destini una parte dell’8×1000 a Volterra e sostenga la candidatura della città a entrare a far parte del Patrimonio dell’UNESCO, analogamente al più celebre sito di Pompei.

 “L’area della città antica sull’acropoli, non appare realmente minacciata, perché il crollo è a 8 metri dall’inizio della zona scavata. È anche possibile che l’area che intercorre fra il limitare dello scavo e il muro sia da ritenersi un riempimento moderno: ora dunque grandi rischi l’area archeologica, grazie a Dio, non ne corre”, ci spiega Elena Sorge, funzionario archeologo con competenza sulla zona di Volterra della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana (MiBACT).

Dottoressa Sorge, quale il quadro della situazione?
Questa frana, come la precedente, non minaccia al momento direttamente le emergenze archeologiche. Certo, se poi, siccome ci sono segni di dissesto anche nel versante a latere, questi dovessero concretizzarsi in un altro evento franoso, la situazione potrebbe cambiare. Noi abbiamo un monitoraggio continuo del sito e della situazione,a livello strumentale e visivo: ci si augura che questo controllo continuo permanga e che non si debbano verificare ulteriori dissesti.

Gli interventi attuati con gli esperti geologi e gli specialisti di Belluno sono serviti a frenare almeno in parte il dissesto della collina?
Questo senz’altro sì: è stato un crollo controllato.

Come si sta provvedendo per salvare la parte non crollata della città?
Questo deve chiederlo ai tecnici del Comune o della Regione. Noi ci occupiamo delle zone archeologiche, quindi questo non ci compete. Io non sono un geologo o un tecnico. Per ora si sta decidendo come rimuovere le macerie e consolidare il fronte della frana in generale.

La Soprintendenza riesce a lavorare in sinergia con le altre Istituzioni in questo frangente, oppure le esigenze scientifiche (come la conservazione dell’acropoli) passano in secondo piano rispetto all’urgenza di oggi?
La Soprintendenza lavora assolutamente in piena sinergia con le altre istituzioni.

Anche il sito di Pompei ha riportato danni a seguito delle piogge. Come mai sulla stampa nazionale si dà spazio a quella realtà con grande risalto, quasi passando sotto silenzio il caso di Volterra?
Questo va chiesto ai giornalisti, non a me.

È forse un problema legato all’erogazione di fondi europei messi a disposizione per Pompei a fronte delle scarse risorse di cui si dispone per Volterra?
Come dicevo sopra: questo deve essere chiesto ai giornalisti.

Come si può fare per invertire la tendenza o quanto meno dare visibilità anche al caso Volterra?
Si cercherà di sensibilizzare la popolazione e tutta la comunità nazionale e internazionale, impresa dunque già in atto. Sia la Regione sia il Ministero stanno stanziando in questi minuti cofinanziamenti, che serviranno quanto meno a tamponare e, ci si augura, a risolvere queste emergenze. Per il futuro staremo a vedere.

Sul ‘Corriere Fiorentino’ dello scorso 4 marzo si parla di una lettera del Sindaco al Premier Matteo Renzi: sa se ci state risposte o segni di attenzione a riguardo?

Francamente dal 29 gennaio non ho tempo per leggere ogni cosa. Non ho avuto occasione di leggere questa notizia e non sapevo di questa lettera. Il Governo ha già stanziato un milione di euro e il Ministro Franceschini sta cercandone altri due. Questa mi pare già una buona risposta.

Pensa che gli eventi relativi al dissesto possano mettere a dura prova la candidatura di Volterra ad entrare fa i siti patrimonio dell’UNESCO?
Non ne ho idea. Penso di no, perché dovrebbero?

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.
End Comment -->