giovedì, Dicembre 2

Volkswagen in controtendenza investe in Africa L’obiettivo della'azienda tedesca è quello di proporre auto nuove ed economiche per sostituire le importazioni di auto usate dal Giappone e Sud Corea

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Nel 2015 la Volkswagen raggiunge un accordo con il governo sudafricano per un investimento di 4.5 miliardi di Rand (301,25 milioni di euro) per aprire un stabilimento presso la località di Uitenhage creando al Volkswagen Group South Africa (WWSA). Lo stabilimento ha iniziato la produzione nel 2017 dopo aver formato gli operai e tecnici. La gamma di prodotti è stata attentamente studiata per la clientela sudafricana e adattata alle condizioni climatiche e alle strade del Paese. Per la maggioranza la produzione si concentra su mezzi di trasporto commerciale: furgoni e van e su tre modelli di auto per privati, ossia un’auto familiare Kombi e due berline classiche, Polo e Golf.

Dopo gli accordi per lo stabilimento di Uitenhage, la Volkswagen nel 2016 si lancia in un ambizioso piano di investimenti per aprire stabilimenti in Kenya e Algeria. Limitandosi alla fase di assemblaggio dei modelli adattati a clima e strade africane, la casa automobilistica tedesca ha l’obiettivo di conquistare il 40% del mercato. Un obiettivo facilitato da due fattori: l’affidabilità delle auto con tecnologia tedesca e l’abbattimento dei costi di produzione. Lo stabilimento keniota è situato a Thika, una città industriale vicino a Nairobi nella Contea di Kiambu. La produzione iniziale si concentrerà sul modello Polo Vivo considerato un’auto che può facilmente attirare i clienti della media borghesia desiderosi di acquistare un’auto di prestigio a prezzi abbordabili.

Una settimana fa la Volkswagen ha raggiunto un accordo quadro con il governo ruandese per aprire un impianto di assemblaggio in RWanda entro il prossimo maggio. Gli investimenti allocati ammontano a 20 milioni di dollari e la produzione sarà sotto il controllo del Volkswagen Group South Africa (VGSA). Nel futuro stabilimento ruandese verranno prodotti i modelli Hatchback Polo, Passat e Teramont. La compressione dei costi di produzione permetterà di offrire auto con tecnologia tedesca a prezzi contenuti. La strategia è stata ideata da Thomas Schaefer, Direttore Esecutivo della VGSA.

Lo stabilimento ruandese creerà 1000 nuovi posti di lavoro nella prima fase che si limiterà alla Hatchback Polo. Quando le linee per gli altri due modelli saranno funzionanti (2020) la VGSA assicurerà circa 3200 posti di lavoro. Studi eseguiti da economisti ruandesi prevedono la creazione di 12.000 posti di lavoro nell’indotto che ruoterà attorno allo stabilimento. Schaefer sembra aver fatto bene i suoi calcoli per l’investimento nel Paese delle Mille Colline.  Il Rwanda ha 12 milioni di abitanti, una forte crescita economica e una nutrita piccola media  borghesia valutata attualmente attorno ai 4 milioni di persone e in continua crescita. L’attuale parco veicoli nazionale non supera le 300.000 unità. L’obiettivo della Volkswagen è quello di proporre auto nuove ed economiche per sostituire le importazioni di auto usate dal Giappone e Sud Corea.

La maggioranza degli economisti africani concordano nel considerare vincente la strategia della Macchina del Popolo. Una strategia pionieristica che vede per la prima volta dalla indipendenza una multinazionale occidentale investire seriamente nell’ industria in Africa. Gli economisti africani fanno notare che l’Africa offre grandi possibilità di business come la Cina degli Anni Ottanta spingendosi ad affermare che l’Africa è l’ultima frontiera per l’industria automobilistica mondiale con un enorme potenziale di sviluppo. La percentuale di motorizzazione del Continente è di 44 veicoli per 1.000 abitanti. Una percentuale ridicola se comparata con la media mondiale di 180 veicoli per 1.000 abitanti.  Con la crescita economica annua a due cifre in molti Paesi e con punte minime del 4% in vari altri, il potere d’acquisto della piccola e media borghesia è destinato a crescere diventando a tutti gli effetti ottimi consumatori.

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