lunedì, Maggio 10

Voci statunitensi contro il Ttip field_506ffb1d3dbe2

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Negli ultimi mesi, il Trans-Atlantic Trade and Investments Partnership (Ttip), l’accordo di libero scambio tra Stati Uniti e Unione Europea, sta imbattendosi in forti critiche anche da parte di alcuni tra i più autorevoli commentatori statunitensi. Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’economia nel 2001, ha espresso l’opinione secondo cui il Ttip non costituisca assolutamente un equo accordo di libero scambio firmato tra partner commerciali tra i quali vige un rapporto di forza bilanciato, bensì un escamotage normativo finalizzato a gestire il commercio tra le due sponde dell’Atlantico secondo gli interessi dei grandi investitori Usa e delle società multinazionali. La «riscrittura delle regole in assenza di discussione pubblica è foriera di pericoli molto significativi per la popolazione», ha dichiarato Stiglitz, a partire dalla progressiva erosione dell’autorità degli Stati. Un punto cruciale dell’accordo messo in evidenza dal noto economista è rappresentato dalla ‘Clausola di Risoluzione delle Controversie tra Investitore e Stato’ (Isds), che assicurerebbe alle aziende la facoltà di citare in giudizio i governi nel caso in cui i parlamenti introducano norme capaci di produrre serie ricadute sul business. I risultati di ciò si sono visti quando la Philip Morris citò a giudizio Australia e Uruguay per aver obbligato l’industria del tabacco a inserire avvertenze sui rischi per la salute su ogni pacchetto di sigarette. «Ogni volta che fate approvare un regolamento contro l’amianto o qualsiasi altra cosa, potete essere citati in giudizio», ha dichiarato Stiglitz, facendo notare come queste caratteristiche fondamentali rendano il Ttip uno strumento di colonizzazione economica degli Stati Uniti molto simile a quelli che sono stati impiegati nel corso degli anni in svariati Paesi dell’America Latina.

Stiglitz argomenta la propria tesi richiamando l’attenzione sulla lettera inviata dal senatore Pat Roberts, Presidente della Commissione per Agricoltura, Alimentazione e Beni Forestali del Senato statunitense, al Rappresentante Usa per il Commercio Michael Froman. Nella lettera, firmata da ben 26 senatori, si suggeriva a Froman la linea d’azione da tenere durante le negoziazioni per far valere nel miglior modo possibile gli interessi del settore agricolo statunitense. «Il Ttip – si legge all’interno del documento – conferisce agli Stati Uniti la possibilità di abbattere le barriere commerciali e incrementare le esportazioni agricole in uno dei più importanti mercati di sbocco. L’Unione Europea è il maggiore importatore di prodotti alimentari e agricoli al mondo, eppure la quota di mercato degli Usa si sta progressivamente ridimensionando a causa di barriere tariffarie e non-tariffarie particolarmente nocive. Nel 2015 gli Stati Uniti avevano un surplus di 16 miliardi di dollari nel commercio agricolo a livello mondiale, eppure rispetto all’Unione Europea avevamo un deficit di 12 miliardi di dollari […]. È assolutamente necessario che l’eliminazione dei dazi su tutti i prodotti – tra cui carne bovina, carne suina, pollame, riso, frutta e verdura – rimanga un obiettivo prioritario dell’accordo. L’Unione Europea deve essere disposta a lavorare per una liberalizzazione in tutti i settori dell’agricoltura. Una conclusione troppo prematura delle trattative per il Ttip metterebbe a rischio le posizioni negoziali degli Usa nella risoluzione di barriere normative sull’uso degli ormoni nella carne bovina, sui limiti massimi dei residui chimici nella frutta e nella verdura, e sui requisiti di certificazione dei prodotti caseari».

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