mercoledì, Agosto 4

Vivere per raccontare Elena B.B., la donna che per prima scoprì il seno - Capitolo 16

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Agli inizi del secolo scorso la vicenda di Elena Bardotti Bugli era esplosa subito ovunque, attraversando anche tutta Europa in quell’Estate del millenovecentododici che covava, ignara, la Grande Guerra. E così l’italiana ribattezzata ‘liberale, libertina e libertaria’ aveva informato della propria fama un Paese che tale poteva essere solo di nome. La sua cavalcata aveva attraversato i decenni sino agli inizi degli anni ’80, poi aveva lasciato un patrimonio di idee e fatti, di coraggio.

Da cui oggi parte, facendone tesoro per la sua vita ed attività, Elena Bardotti Bugli. Ché Elena, di Elena è più che la nipote. A volte sembra proprio essere Elena stessa. Come e più di Elena.  

 

***

 

“L’avete capito, vero, che io vivo per raccontare? Regalo storie e vendo fantasie nelle giostre…”. Così Elena ai tre amici che conduce attraverso la propria casabiblioteca.

Vivere per raccontare. Come ‘Vivere per raccontarla’, titolo della incompleta autobiografia di Gabriel Garcia Marquez. Lo scrittore colombiano racconta, appunto, che in un primo tempo prevedeva un altro titolo, ‘Vivere per raccontarlo’, sinché non gli spiegarono che si tratta anche di un modo di dire utilizzato per descrivere chi rimane per sempre legato ad un evento accadutogli, passando il resto della propria esistenza ‘vivendo per raccontarlo’. Non è questo il caso di Elena, anzi… Che del racconto fa un mestiere. Un artigianato. Un’arte. Raccontare (ancor di più: raccontare i racconti) è divenuto la sua attività.

Raccontare. E così educare. Intanto educare a non scrivere. E “Non scrivere” è il suo ammonimento: “Cerco di educare a smettere. Mi sto dedicando a questa importante Opera Sociale”, dice prendendo una cartella ocra. Sopra si legge, a grossi caratteri magenta e poi in rosso pompeiano e nero

 

NON SCRIVERE!

guida di dissuasione alla scrittura

ed indirizzo ad altri piaceri della vita

ma se proprio si intende perseverare

nel vizio e nell’errore

MANUALE

TEORICO-PRATICO

PER LIMITARE I DANNI

 

”C’è chi ha scritto ‘Il sogno di scrivere’”, dice Ghislano. “Roberto Cotroneo” puntualizza Elena. “Ecco”. “Ma che sogno, incubo piuttosto. Un incubo leggere certe cose. Bisogna spingere a non scrivere, ché qua tutti scrivono e poi, soprattutto, pretendono di pubblicare ed essere letti”.

Apre, comincia a leggere…

 

Ma perché scrivi…

Punto primo: perché scrivi con tante cose meno dannose per te, e soprattutto per gli altri, che ci sono da fare nella vita. Prima leggi, leggi, leggi. Poi forse, scrivi. Ma sarebbe meglio evitare. Scrivere è pericoloso.

E’ pericoloso per te.

E’ pericoloso, soprattutto, per gli altri.

Certo è un buon sostituto, o accompagnamento, della masturbazione, ma ha altrettante, forse più, controindicazioni. In primo luogo se non sei uno scrittore ‘professionale’, che cioè per mestiere qualcosa da qualche parte pubblica, fosse pure sull’Eco della Lunigiana o su un quotidiano di Ciarrapico, se insomma abitualmente fai altro, o magari niente, fai cose, vedi gente, avrai la tentazione irresistibile di voler pubblicare. Il che comporta due conseguenze esiziali.

La prima è pretendere che altri leggano quello che hai scritto.

Ma perché scrivi se non conosci l’italiano?

Poi magari, in un modo o in un altro, utilizzando a sbafo una stampante, pagando una copisteria, pubblicando on demand o a pagamento complessivo, riuscirai a pubblicare. E’ inevitabile, come il passaggio dall’erba alla droga pesante secondo Giovanardi, come l’escalation dal parcheggiare in doppia fila a votare Berlusconi, come l’istinto a sopprimere moglie o compagna dopo la visione di un programma di Barbara d’Urso.

La seconda, e socialmente ancor più grave, è la devastazione ecologica, la distruzione dell’ambiente.

Hai mai pensato quanti alberi verranno tagliati al fine di permettere la pubblicazione delle tue boiate? Non ci hai mai pensato perché allegramente te ne freghi, correndo dentro alla tua erezione letteraria. Bisognerebbe denunciarti ad Al Gore, mettere il tuo volto con la scritta Wanted su EcoTv, costringerti a leggere la tua stessa, inedita, Opera Omnia (ma certi limiti di tortura non sono stati raggiunti neppure a Guantanamo). Ché quello che hai scritto potrebbe probabilmente degnamente concorrere al Premio Ignobel per la letteratura. E, certo, non ti accontenti della pubblicazione on line o in E-book, che almeno riduce, in parte, i danni. No, tu vuoi vederti su carta per credere di essere uno scrittore vero.

Allora meglio, se proprio si deve, tornare in toto dalla masturbazione mentale che trasferisci su carta, a quella classica. Che ti farà perdere proteine, venire foruncolosi, borse sotto gli occhi, cadere i denti e dimostrare novant’anni a trentacinque, ma almeno limiterà i danni a te stesso o a te stessa (o a tutti e due, tre, quattro… in ogni scrittore abita necessariamente uno schizofrenico). Devia la tua perversa vocazione alla scrittura dalla narrazione, da composizione di tremendi romanzi ( o solo apparentemente più innocui racconti, ché sono solo cuccioli di indigeribili Guerre e Paci) alla compilazioni di liste della spesa, di denunce dei redditi, lettere anonime, delazioni dei vicini, Odi scurrili, Inni a Satana da depositare di nascosto sui banchi delle chiese (ché, certo, un qualche Anticristo dimora in te per spingerti ad Opera sì malvagia).

E, soprattutto, perché vuoi scrivere se ancora non hai imparato a leggere? Se non conosci l’italiano. Se vuoi scrivere sul serio devi prima leggere moltissimo e con attenzione. Quasi come un lavoro. Leggere, poi rileggere e destrutturare quello che hai letto. Per saperlo ripetere e ricostruire.

E, quindi, prima leggi, leggi, leggi. Poi forse, scrivi. Anche se sarebbe comunque meglio evitare.

 

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