lunedì, Maggio 10

Vivere a Berlino, alla ricerca della libertà

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Berlino – “Berlino ha cambiato la mia vita, è semplicemente scioccante, meravigliosa, difficile, caotica e creativa. Berlino è andata oltre le mie aspettative”. Così ci racconta la sua Berlino Ahmed, un giovane egiziano originario del Cairo che ha deciso di migrare in Germania per costruirsi una vita migliore. I sogni, le speranze, la nuova libertà, la vita prima in Egitto e poi in Germania di Ahmed e Sherif, due studenti di ingegneria.

Ahmed e Sherif vivono in Germania dal 2013, hanno deciso di lasciare l’Egitto per varie motivazioni e i fatti legati alla Primavera araba hanno rappresentato una forte spinta. Loro hanno lottato in prima linea e hanno partecipato alle manifestazioni per cambiare il sistema. I movimenti giovanili sono stati protagonisti e sono sempre stati una spina nel fianco del regime. La Primavera Araba egiziana è iniziata il 25 gennaio 2011 e dopo diciotto giorni di proteste ininterrotte e una repressione violenta, l’11 febbraio 2011, Hosni Mubarak, Presidente dell’Egitto, ha dato le dimissioni. Il fulcro delle manifestazioni è stata Piazza Tahrir, che si trova al centro della capitale egiziana e rappresenta un punto nevralgico della città.

Repressione della libertà personale”, ci spiega Ahmed, “declino di ogni sensibilità culturale nell’arte, nella musica e nella tradizione. Queste le ragioni che mi hanno portato via da Il Cairo. Purtroppo sono la conseguenza logica della povertà, dell’ignoranza e della dittatura”. Ahmed è il primogenito di una numerosa famiglia della classe media egiziana, tutte le speranze sono riposte in lui, ha la responsabilità di affermarsi per poi garantire un futuro migliore agli altri membri della famiglia.

Il giovane egiziano è riuscito a costruirsi una nuova vita nella capitale tedesca. In tempi, relativamente brevi, ha iniziato a parlare tedesco ed è riuscito ad ottenere il permesso di soggiorno (e soprattutto ad ottenere il rinnovo), per continuare a studiare in Germania. “Come studente non è stato difficile ottenere il visto”, continua a raccontarci il giovane ingegnere, “ma posso dire che la fortuna ha giocato un ruolo fondamentale”.

Il problema è sempre l’ansia da rinnovo”, commenta Sherif, “dopo aver ottenuto il visto per un anno, speri nel rinnovo per continuare sulla strada scelta. L’attesa all’ambasciata è angosciante, sperando di ottenerlo. Quando ciò non accade si torna indietro e ci tocca il Servizio Militare Obbligatorio, essendo io un laureato non sarei un semplice soldato, quindi il mio servizio militare avrebbe un durata di 3 anni e non di un solo anno. Molti studenti, meno fortunati, rientrano dopo il primo visto.

L’integrazione non è facile, soprattutto non lo è trovare un lavoro part-time per potersi mantenere agli studi o comunque contribuire. Trovare un lavoro, non in nero, è dunque molto difficile. “All’inizio ho lavorato in nero”, continua Ahmed, “ma solo per un breve periodo considerata la difficoltà di trovare un buon lavoro ben pagato. Il mio obiettivo è stato sempre studiare e non voglio mettere a repentaglio il mio futuro per pochi spiccioli di un lavoro in nero. Ma certamente poche persone possono permettersi il lusso di non lavorare e continuare a vivere all’estero.”

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