lunedì, Ottobre 25

Vittorio Catani: l'economia e la fantascienza

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Se esiste uno scrittore che può personificare la fantascienza italiana, è probabilmente Vittorio Catani. La sua carriera di autore supera i cinquant’anni di durata: i suoi esordi risalgono al 1962, quando fu tra i primi a tentare una ‘via italiana alla fantascienza’ sulle pagine della rivista ‘Oltre il cielo’, e da allora ha pubblicato quattro romanzi, un grandissimo numero di racconti (tra cui una serie pubblicata sul quotidiano ‘La Gazzetta del Mezzogiorno’) e vari saggi di fantascienza e divulgazione scientifica. È stato il primo vincitore del Premio Urania, nel 1989, col romanzo ‘Gli universi di Moras’. Ed è anche uno dei pochissimi autori di fantascienza nostrani a essere attualmente presenti in libreria. Il suo romanzo Il quinto principio’, uscito in edicola per ‘Urania’ Mondadori nel 2009, è stato infatti ripubblicato di recente da Meridiano Zero. Si tratta di un’opera composita che, come gran parte della migliore fantascienza, prende spunto dalle malefatte della realtà presente per ammonire sulle loro possibili conseguenze, e si sofferma in particolare sui disastri dell’economia, che Catani conosce da vicino essendo stato a lungo funzionario di banca. Valerio Evangelisti l’ha definita «La pietra miliare della fantascienza italiana».
Abbiamo intervistato l’autore per capire che rapporto c’è tra la sua fantascienza e la realtà di oggi.

 

Vittorio, non sono molti i romanzi di fantascienza italiani che dopo essere usciti in edicola trovano la strada della libreria. Il tuo che percorso ha compiuto?

Ho avuto un po’ di fortuna. Marco De Simoni, direttore editoriale di Odoya [che ha acquisito da alcuni anni il marchio Meridiano Zero, N.d.r.], che aveva già pubblicato alcuni romanzi di fantascienza di autori di lingua inglese, ha chiesto a Gian Filippo Pizzo [scrittore e curatore di antologie di fantascienza, N.d.r.]se conoscesse qualche scrittore italiano di fantascienza che valesse la pena di pubblicare in libreria. Gianfilippo, che mi conosce da cinquant’anni, in pratica dalla nascita della fantascienza italiana, ha menzionato tra altri titoli ‘Il quinto principio’. De Simone lo ha letto, lo ha apprezzato e ha deciso di pubblicarlo. È stato davvero un colpo di fortuna avere al momento giusto un amico che ha suggerito il mio libro a uno dei pochissimi editori interessati a pubblicare fantascienza italiana.

Da quali elementi della realtà attuale ha preso spunto il tuo romanzo?

Quando ho cominciato a scrivere il libro, nel dicembre del 2000, stavamo attraversando una crisi economica diversa da quella che stiamo vivendo oggi, ed è stata quella a suggerirmi molti aspetti del romanzo. Mi imbarazza ammetterlo, ma a fornirmi molti spunti è stato Giulio Tremonti con la sua finanza creativa intenta a ‘spalmare’ i debiti sulle generazioni future. Molti elementi della mia narrazione, come il fatto che le persone tirino avanti creando una propria moneta, una sorta di ‘bond’ personali, sono derivati dall’esagerazione grottesca di quel tipo di economia. Anche l’Abolizione Scolastica, l’abolizione dell’istruzione pubblica che avviene nel mio romanzo, è una caricatura di ciò che di fatto sta succedendo. La scuola di oggi non è la stessa che si frequentava nella seconda metà del secolo scorso. Per accorgersene basta guardare i giochi televisivi, dove i giovani a volte non sono in grado di rispondere neppure alle domande più semplici, non conoscono nemmeno le tabelline…

Nel tuo romanzo, le persone sono istupidite da una Protesi Elettronica Mentale che, con la scusa di tenerle informate, li manipola. A cosa volevi alludere?

Anche senza antenne psichiche, la televisione ha sempre cercato di manipolare la gente. Può essere importante, bellissima, indispensabile, ma bisogna fare attenzione ai messaggi che lancia non con le parole, ma a livello inconscio. Molti autori di fantascienza hanno parlato di questo, in particolare negli Stati Uniti, dove la televisione si è diffusa in anticipo: Frederick Pohl, Robert Sheckley, William Tenn.

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