sabato, Luglio 24

Vittoria transgender in Aula Appello presentato da tre transgender presso la Corte d’Appello: è materia di libertà di espressione

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transgender malaysia

Bangkok – Una novità giuridica le cui implicazioni sono di notevole rilevanza nel contesto nazionale ma soprattutto in quello internazionale di estrazione islamica: punire i transgender per il cross-dressing (vestirsi con abbigliamento ritenuto generalmente consono per l’altro sesso) significa contravvenire alla libertà di espressione, secondo quanto ha espresso la Corte d’Appello della Malaysia nella giornata di venerdì scorso, in fase di definizione dei contenuti di Legge e di Diritto.

La Commissione Giudicante ha accolto l’appello presentato da tre transgender i quali hanno cercato di ottenere la definizione di incostituzionalità della Sezione 66 della Emanazione di Legge del 1992 della Shariah Criminale (Negri Simbilan). L’appello guidato dal Presidente della Corte di Giustizia Mohd Hishamudin Mohd Yunus ha stabilito che la Sezione 66 contravviene molteplici Articoli della Costituzione Federale che assicura libertà fondamentali compresi gli Articoli 5 (1), 8 (1), 8 (2), 9 (2) e 10 (1). L’uomo di Giustizia ha affermato in questo frangente: «L’abbigliamento di una persona, la tenuta o qualsiasi articolo di abbigliamento sono da considerarsi tutti una forma di espressione, che dal nostro punto di vista è materia garantita dall’Articolo 10 (libertà di espressione)». L’appello ha anche stabilito che una assemblea legislativa statale non ha alcun potere di restringere la libertà di parola e che solo il Parlamento può far questo dietro una ben giustificata motivazione.

Allo stato attuale, la sezione 66 consente alla Corte della Shariah di punire qualsiasi uomo che si vesta o adotti atteggiamenti da donna con più di sei mesi di reclusione oppure ammende fino ad un massimo di 1.000 Ringgit (pari a 299 Dollari USA) senza tener alcun conto del fatto che potenzialmente si possa essere in presenza di Disordini di Identità di Genere (GID). «Chiaramente, la restrizione imposta sugli appellanti ed altri soggetti sofferenti di Disordini di Identità di Genere è irragionevole. Ne deriva la mancanza di ragionevolezza identificata nella Sezione 66 che quindi appare incostituzionale», come ha stabilito la Corte stessa.

Il Giudice Mohd Hishamudin ha mostrato la sua disapprovazione con l’Alta Corte Seremban che aveva stabilito che la Shariah è invece dotata di ragionevolezza in questa material poiché si focalizza sull’obiettivo di proteggere la società dall’omosessualità che potrebbe contribuire alla diffusione dell’AIDS nella popolazione. Secondo il Giudice Mohd Hishamudin «I punti salienti delle considerazioni dell’Alta Corte non sono supportati e sono contrari all’evidenza fattuale e sono intrinsecamente caratterizzati da sentimenti personali antiscientifici o pregiudizio personale».

Il Giudice, inoltre, ha affermato che il giudizio dell’Alta Corte «era particolarmente distorta dal tema delle relazioni omosessuali nel suo ragionamento, sebbene il caso presente non abbia assolutamente niente a che fare con l’omosessualità mentre invece è materia relativa alla identità di genere». Nulla ha definito l’appello presso la Corte d’Appello che comprende anche i Giudici Aziah Ali e Lim Yee Lan in ordine alla questione dei costi.

Il fronte dei legali che ha rappresentato l’appello dei trans gender, dopo il precedente giuridico concretizzatosi in questo frangente, fanno appello ad altri transgender colti e preparati affinché tale parere dell’Alta Corte di Giustizia sia spiegato e diffuso nel Paese. E’ stato chiarito che –allo stato attuale- i transgender possono ancora essere arrestati a rigor di legge ma questo significherebbe anche l’immediata opposizione e sfida al recente pronunciamento di Legge.

 

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