mercoledì, Ottobre 20

Vita consacrata, tra crisi e doni preziosi field_506ffb1d3dbe2

0
1 2


La chiamata iniziale sembra essere un momento decisivo, quanto la formazione e la verifica continua.

Lo sono; anche per questo motivo, l’ambiente è decisivo: deve sapere che il discernimento iniziale è un passo molto importante e si può diventare spiritualmente robusti solamente quando tutto ciò è supportato da funzioni ecclesiali. Ecco che la scelta non può in alcun modo essere presa da un singolo padre spirituale, che decide per tutti. La decisione è un frutto collettivo. Pensi solo alla vocazione matrimoniale: quante volte si sente raccontare da una coppia che entrambi non avevano idea di essere fatti l’uno per l’altra, ma che intorno a loro c’era tanta gente che affermava il contrario. Capita la stessa cosa per la vita consacrata; ci sono persone che non se ne rendono conto senza una parola che viene dall’esterno.

 

Sia nel bene, sia nel male?

Nelle relazioni di coppia le colpe sono sempre divise, così vale anche per le crisi che attraversano un religioso; in questo caso è corretto parlare di responsabilità comunitarie: noi apparteniamo a un sistema in cui la singola cosa agisce su tutto il resto.

 

Oggi parlare di fraternità può sembrare addirittura provocatorio: uno dei drammi che lacera il cuore  di molte persone è la solitudine, il rifiuto dell’altro o di un contatto concreto con il prossimo, di un dialogo diretto. La solitudine può portare alla miseria: spesso il passo successivo è l’aggressività, l’odio, quell’aridità spirituale che stravolge ogni valore positivo. Che ne pensa?

I religiosi fratelli laici offrono una testimonianza di armonia libera da ogni tipo di vincolo con il potere e le gerarchie. Questo si percepisce in maniera netta soprattutto all’interno delle congregazioni miste, quelle in cui esistono religiosi laici e religiosi sacerdoti. Il laico stabilisce un rapporto molto stretto con i membri della comunità proprio perché, per sua natura, è svincolato dagli aspetti clericali veri e propri. La loro è una missione importantissima. Va sempre ricordato che il primo segno della vita cristiana è servire: i laici religiosi si aprono in maniera molto più diretta rispetto ai sacerdoti, il cui ruolo li può porre facilmente al di sopra degli altri; ciò che dico non ha carattere universale, ma è legato al temperamento, alle capacità, alla sensibilità del singolo sacerdote. Un rapporto simmetrico è un rapporto sano. «Chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti»: vivere cristianamente consiste nel chinarsi ai piedi dei fratelli.

 

 

Tra scandali, bufere mediatiche e incertezze, quanto è difficile insegnare e comprendere il Vangelo?

Sono 2000 anni che proclamiamo il Vangelo. Con traduzioni diverse, perché cambiando le epoche alcune parole mutano di senso e hanno bisogno di essere ritradotte alla luce dei tempi. Essere fedeli alla Chiesa non consiste in una ripetizione costante: lo spirito della Chiesa si rivolge al rinnovamento, verso l’incessante attuazione della missione, in relazione al momento storico e alle sfide sempre nuove che interrogano le coscienze degli uomini. A conclusione della Conferenza Episcopale di Puebla, Giovanni Paolo II parlò di una evangelizzazione nuova nei metodi e nelle sue espressioni; questa novità aveva due ingredienti, il modo di porsi e quello di comunicare. Sono trascorsi quasi 40 anni: il mondo ha bisogno di una nuova profezia e chi è profeta se non colui che fa gesti che tutti si aspettano che siano fatti, ma che nessuno compie? Gesti nuovi, inattesi, forse impossibili.

 

In merito a questo, le leggo un breve passaggio del documento: «La fraternità dei religiosi fratelli è uno stimolo per tutta la Chiesa, perché, di fronte alla tentazione del dominio, della ricerca del primo posto, dell’esercizio dell’autorità come potere, rende presente il valore evangelico delle relazioni fraterne».

Possiamo essere veramente felici solo quando smettiamo di essere isole, cellule separate o scintille nell’universo: noi tutti siamo parte di un sistema di orbite reciproche per cui entriamo in relazione, in equilibrio con gli altri. In questo senso, le relazioni fraterne sono essenziali alla comunità consacrata e al rapporto che essa intrattiene con il mondo. Tanto la fenomenologia quanto il personalismo hanno messo in rilievo l’importanza di incontrarsi per stabilire un Noi, affinché l’Io di ognuno si strutturi in modo sano. Il mondo può salvarsi solo grazie ad un incontro.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->