venerdì, Maggio 14

Vita consacrata, tra crisi e doni preziosi field_506ffb1d3dbe2

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«Fin dai primi secoli del cristianesimo la vita consacrata è stata prevalentemente laica, espressione del vivo desiderio di uomini e donne di vivere il Vangelo con la radicalità che essa propone a tutti i seguaci di Gesù. Ancora oggi i membri della vita consacrata laica, uomini e donne, ne rappresentano la grande maggioranza»: inizia così l’ultimo documento della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, pubblicato recentemente, dal titolo ‘Identità e Missione del Fratello Religioso nella Chiesa’. Il testo, rivolto alle sorelle e ai fratelli religiosi, ai laici e ai sacerdoti, è incentrato sull’enorme ricchezza ed attualità di questa vocazione; in relazione alle sfide che lancia ogni giorno il mondo moderno, questa chiamata comporta nuove e profonde responsabilità. Ma se è vero che, come ha affermato il Prefetto della Congregazione, il cardinale Joao Braz de Aviz, durante la conferenza stampa di presentazione del documento, «La fraternità non è semplicemente il frutto dello sforzo personale. Non si arriva ad essere fratello secondo il Vangelo per il solo desiderio di esserlo o per un impulso individuale. La fraternità è anzitutto un dono di Dio», è altrettanto corretto aggiungere che un dono simile non dovrebbe andare sprecato; la fraternità dei religiosi fratelli, si legge nel testo, è uno stimolo per la Chiesa intera, dunque un dono prezioso, da saper amministrare con sapienza e coraggio.

Di ciò è convinto anche il decano della Facoltà di Scienze dell’Educazione dell’Università Pontificia Salesiana, Don Mario Oscar Llanos.

 

Quali ostacoli implica una simile scelta di vita?

In primo luogo, ricordiamo sempre che quando Gesù parla di obbedienza, povertà e castità avverte che non tutti possono comprendere un simile linguaggio: anche i suoi discepoli hanno messo in discussione alcuni di questi consigli. Lo stesso Paolo, parlando della castità vorrebbe che tutti fossero come lui, che si è consacrato totalmente per allontanare da sé ogni inquietudine e per liberare gli altri dall’attaccamento alle cose temporali. La voce che  chiama un laico a mettere al centro della propria vita Dio è la stessa che sente un religioso. Un laico consacrato, attraverso la propria condotta, è chiamato a testimoniare i valori eterni del Vangelo, ma non dimentichiamo mai che tutti noi, nessuno escluso, siamo sottomessi a leggi di crescita. Spesso la ricerca della pienezza passa anche attraverso periodi di crisi: sono proprio questi turbamenti che consentono uno sviluppo corretto; non si cresce senza crisi.

 

Un sano sviluppo è sempre frutto di momenti difficili, di turbamenti e di dubbi, ma in questi casi quali conseguenze possono produrre?

Prendiamo in considerazione un adolescente: ha bisogno di superare ostacoli, di mettersi in gioco e compiere azioni determinanti per la propria evoluzione; passaggi che si realizzano su piani diversi. La propria volontà, la rispettiva identità sessuale, ogni coscienza è sottomessa a leggi di crescita, anche quella di un religioso. Sia chiaro: quanto ho appena detto è valido tanto per gli uomini quanto per le donne. Per un religioso alcune crisi possono essere in grado di colpire in maniera forte la propria coscienza; l’impatto è connesso al modo con il quale ha affrontato i suoi compiti evolutivi, che nel suo caso si possono sintetizzare in una sempre crescente adesione a Dio. Noi siamo religiosi, quindi legati a Dio. La crisi ha sempre ragioni molteplici ed in essa convergono fattori diversi. La domanda ‘che senso ha ciò che sto facendo?’ può attendere dietro l’angolo e far crollare ciò che è stato costruito. Problematici sono il rapporto con l’autorità e la vita comunitaria, lo sviluppo sessuale e psicoaffettivo: spesso, in relazione a ciò, si  lasciano crescere zone d’ombra, buie, non totalmente integrate.

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